Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Sab10212017

Last update08:43:44 AM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

Ospedale di Tione sconosciuto e non mai gratificato.Dedizione continua e silenziosa... ma più silenziosa la mancata riconoscenza. La lettera di Mario Antolini

Pronto soccorso ospedale di Tione - Giudicarie
Domenica 26 marzo 2017: sto male; i miei congiunti mi fanno ricoverare in Ospedale. Vengono a prendermi in ambulanza per essere debitamente curato ed ecco... in allerta - e solo per me - quante persone? Autoambulanza, barellieri, pronto soccorso, infermieri e infermiere, medici, personale di supporto; vengo trattenuto qualche ora in pronto soccorso con varie persone che si prendono cura di me; quindi ricoverato ai piani superiori nel reparto di medicina e preso in mano, direttamente ed indirettamente, da decine e decine di persone, alle spalle delle quali altrettante persone vengono impegnate per me in infermeria, in farmacia, in radiologia, in segreteria, in portineria, in cucina, nei laboratori, nei servizi strutturali.

Si prendono direttamente cura di me: 1) Medici. Dottori e dottoresse: persone attente, composte, impegnate, serie; poche parole ma tanta attenzione e solerzia nel prendersi coscienza della mia infermità e nel trascrivere coscientemente ogni elemento da prendere in considerazione. Poi un saluto frettoloso, qualche volta anche un sorriso; raramente qualche minuto di libera conversazione.

2) Infermiere/i e Oss (il personale ausiliario di reparto). Persone di alta professionalità e di immensa dedizione, di giorno e di notte, a tutte le ore, e sempre disponibili sia per dovere che per eventuale chiamata dei pazienti; attente, sempre premurose e servizievoli. Senza offesa per gli infermieri, si distinguono le infermiere - anche perché più numerose - per la loro delicatezza femminile e per la loro serena, e spesso gioiosa, cordialità, nonostante la tensione e il tempo delle tante ore di lavoro ed i non sempre facili rapporti con i degenti più gravi e, conseguentemente, più pretenziosi. La loro premurosa cortesia è la loro dote più evidente e più preziosa.

3) Le addette alla pulizia. Riservate e silenziose passano cercando di non disturbare, quasi con la volontà di non farsi sentire. Sta a me rivolgere loro un saluto, una parola, un grazie per il loro così delicato ed indispensabile servizio.

Nel contempo si allerta il servizio di radiologia, dove trovo tecnici ed infermiere quanto mai delicati e servizievoli, mentre mi rendo conto che nei laboratori il personale addetto si trova impegnato costantemente ad elaborare i miei prelievi di sangue ed i miei stessi escrementi. Così come dalla cucina mi giungono le vivande dei pasti scelti fra giornalieri menù sempre aggiornati e predisposti al meglio. Ma tutto ciò è possibile perché tutto l'insieme della struttura ospedaliera è costantemente in ebollizione, con altre persone coinvolte, anche se non presenti nelle singole stanze dei degenti, ma che pullulano in fermento nel silenzio dei loro ambiti con precisa e peculiare attenzione protesa e diretta a tutte le persone "ricoverate" e possibilmente fatte guarire.

Poi..., il 13 aprile, vengo dimesso, ma con la sola possibilità di salutare e ringraziare a voce pochissime persone e non tutti coloro che avevano partecipato, direttamente ed indirettamente, alla mia guarigione. Una volta tornato a casa, più nessuna occasione per far sentire il mio sentito senso di riconoscenza sia all'Ente ospedaliero ed a ciascuna persona che mi aveva così premurosamente accolto e curato. E così quanti altre nella mia stesa situazione. Ma è giusto che sia così? Che ci si ricordi e che si parli della sanità solo nei momenti di qualche quasi sempre incolpevole lacuna? E mai, sempre mai, ci si ricordi di una sentimento e di un atto di riconoscimento, privato o pubblico, e di ampia e sincera riconoscenza? Oggi - grazie alla cortese disponibilità di questa testata (che ringrazio) - almeno io posso rendere pubblica la mia sentita riconoscenza a quanti mi hanno accolto, curato, fatto cara ed amorevole compagnia e risanato. Possa essere considerato come esternato anche a nome dei tanti che vorrebbero farlo ma che non ne hanno l'opportunità.
Grazie a queste colonne per la cortese disponibilità e ospitalità.
Mario Antolini Musón

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna