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Notizie dal Trentino

Avete chiuso i punti nascita di Tione e Arco. Prendetevi le vostre responsabilità senza scaricarle alla Lorenzin che è impegnata nella nuova campagna del fertility day…

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Ho letto il comunicato stampa della Pat di venerdì con il quale l'assessore Zeni (e la sua giunta) cerca goffamente di scaricare la responsabilità della chiusura dei punti nascita di Arco e di Tione su Roma. Si legge: «La chiusura del punto nascita dell'Ospedale di Arco è avvenuta in seguito ad una valutazione tecnica e terza, basata sui criteri di sicurezza, da parte del Comitato Percorso Nascita nazionale (CPNn) e fatta propria dal Ministero». Questo alla luce dei 405 parti avvenuti nel 2015 all'ospedale di Arco. Secondo il Ministero uno dei criteri fondamentali per garantire la sicurezza minima delle unità operative di Ostetricia, sarebbe quello dei 500 parti/anno. Fa sorridere il fatto che l'ospedale di Cavalese con i suoi 280 parti anno sia considerato sicuro nonostante il numero esiguo di nascite.
Ma per comprendere il salvataggio di Cavalese  basta leggere le parole del Presidente della Comunità della Val di Fiemme: "Questa deroga è frutto del lavoro di molti: della Giunta provinciale, innanzitutto, con il presidente Ugo Rossi, l'assessore Luca Zeni, che dal suo insediamento ha cambiato radicalmente le strategie della sanità trentina, e il nostro assessore Mauro Gilmozzi per il grande lavoro di contatti con le altre realtà alpine. Da ringraziare anche il consigliere Piero De Godenz, che si è fatto carico di questo pesante fardello, e i consiglieri Graziano Lozzer e Giuseppe Detomas, oltre a tutti i nostri sindaci e amministratori locali, che hanno sempre tenuto un comportamento adeguato al loro ruolo, cercando il ragionamento e il confronto e non la contestazione fine a se stessa». E conclude il presidente: "La POLITICA, quella che merita di essere scritta in maiuscolo perché fatta con serietà e coscienza, si è finalmente riappropriata del suo ruolo".
È chiaro ed evidente che grazie alla mano divina di qualche assessore e consigliere provinciale il Punto nascita di Cavalese si è salvato. Non così è stato per Arco e Tione che non hanno avuto santi in paradiso. Pertanto sono stati chiusi. O meglio qualche strenuo paladino sembrava esserci anche in Giudicarie, ma poi sembra essersi smarrito. Chi non ricorda il dubbio amletico di Fraccaro su Gigi Olivieri? («Fino a poco tempo fa si ergeva a strenuo difensore dell'ospedale di Tione, ora che l'assessore Zeni ha decretato la fine del punto nascite, non proferisce parola. Cos'è successo a Luigi Olivieri, già parlamentare diessino e poi assessore alla salute della Comunità delle Giudicarie? – dichiarò Fraccaro in un comunicato stampa - È successo che il PD lo ha proposto per un incarico allettante: nientemeno che la presidenza dell'A22. Una poltrona ambitissima... È stata proprio questa poltrona a far ammutolire improvvisamente Luigi Olivieri? Guarda caso, adesso non ha più nulla da ridire sulle politiche sanitarie del suo partito, che vuole chiudere gli ospedali di valle, a cominciare dal punto nascite di Tione»).

Sta di fatto che per capire il vero motivo della chiusura dei punti nascita ci viene in soccorso ancora il comunicato stampa della Pat: «Va, inoltre, ricordato che oltre il 50 per cento delle donne residenti nelle aree di Arco e Tione già nel corso del 2015 e del 2014 hanno scelto punti nascita alternativi rispetto a quelli dei due Comuni".
Viene allora da chiedersi ad esempio: perché le donne giudicariesi non avevano più fiducia nel reparto di ostetricia di Tione? Forse perché in più di un'occasione autorevoli esponenti del mondo della sanità trentina avevano detto che questo punto nascita non era sicuro e che negli ospedali periferici lavoravano solo medici di serie B? (Ioppi docet) O forse semplicemente perché dopo la morte del primario dottor Mari, il reparto dell'ospedale di Tione è stato affidato a persone che non sono riuscite a garantirne un buon funzionamento o a diffondere fiducia del loro operato tra la popolazione? È del tutto evidente che la responsabilità di questa situazione di depotenziamento dei reparti nella periferia è dell'assessorato alla Sanità che non ha saputo garantire nei due ospedali un adeguato servizio, favorendo una disaffezione totale delle donne partorienti e creando un disservizio per il territorio giudicariese. Che si venga ora a dire che il reparto non era frequentato già nel 2014 e nel 2015 e che quindi sono state le donne a decidere di andare da un'altra parte è di un'ipocrisia allarmante e sorprende che tale affermazione venga utilizzata in un comunicato stampa da giornalisti professionisti come quelli della Pat. Nel 2008 a Tione hanno partorito 304 donne, nel 2014, 137. Meno della metà.
 Ho avuto 3 figli. Uno nel 2007, nato a Tione. Uno nel 2010, nato a Tione e dopo 10 ore trasportato d'urgenza a Trento perché non si erano accorti di una patologia. Uno nel 2012 nato a Trento. Mentre con il primo parto ci siamo sentiti in un ambiente protetto, con il secondo sembrava di essere allo sbaraglio. La sensazione è stata di trovarsi in un reparto incompetente e superficiale. Conseguentemente il terzo parto "lo abbiamo programmato" a Trento. Non credo sia stata una nostra scelta quella di partorire a Trento, ma una necessità dettata dalla mancanza di un servizio sul nostro territorio che la sanità provinciale non è riuscita a garantirci. Pertanto cari assessori, se non siete stati in grado di garantire un servizio di qualità alla periferia, statevene almeno zitti e non disturbate la Lorenzin che è impegnatissima con il fertility day... e poi non vorrete mica farci credere che una come lei ponga degli ostacoli a chi vuol partorire.

Commenti   

 
+2 #1 ERMANNO SARTORI 2016-10-03 16:13
Mi trovo completamente d'accordo con l'articolo, magistralmente scritto da M,C,, con la quale mi complimento.Ha descritto perfettamente la situazione del Punto nascite dell'ospedale di Tione di Trento ed il suo progressivo smantellamento.
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