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Notizie dal Trentino

Fraccaro durissimo su Sait: Inaccettabile usare il ricatto occupazionale per chiedere maggiore produttività. È una cooperazione che ai valori di don Guetti sembra preferire quelli di Marchionne

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«Il dramma che stanno vivendo in questi mesi i lavoratori del Sait e le loro famiglie impone una seria riflessione sul senso e sul futuro di una cooperazione che sembra aver abbandonato i valori originari (in primis, solidarietà e giustizia sociale) per abbracciare logiche prettamente industriali. A pagare il prezzo di una crisi fatta di operazioni immobiliari spregiudicate e investimenti speculativi finiti male sono i lavoratori, che dopo mesi di cassa integrazione, ora subiscono pure il ricatto occupazionale in nome della produttività». Lo dichiara in una nota il deputato M5S Riccardo Fraccaro a margine del secondo round della trattativa tra azienda e sindacati.
«Apprendiamo dalla stampa – spiega il portavoce –, che a fronte di una riduzione del numero dei licenziamenti, Sait avrebbe chiesto di aumentare i ritmi di lavoro in magazzino, passando da 90 colli all'ora spostati a 135, col rischio concreto di peggiorare ulteriormente le condizioni di lavoro. È inaccettabile che proprio la cooperazione utilizzi il ricatto occupazionale e la progressiva erosione dei diritti dei lavoratori per chiedere maggiore produttività. Al contrario, la cooperazione dovrebbe cercare di garantire a tutti i soci e dipendenti una vita dignitosa e non arrogarsi la decisione di allontanare quelli che vengono chiamati impropriamente "esuberi", per rimediare a una crisi che sembra per gran parte frutto di scelte strategiche sbagliate. Una crisi su cui anche le istituzioni provinciali dovrebbero vigilare, visto che proprio con la Provincia di Trento i vertici Sait si erano impegnati a garantire determinati vincoli occupazionali, pena il pagamento di una penale.
Una società cooperativa che traccia una riga tra lavoratori "migliori" e "peggiori", distinguendo tra chi sta in alto e ha un lavoro e chi sta in basso e viene espulso dal contesto aziendale in cui ha lavorato per anni – conclude Fraccaro –, è una contraddizione in termini. È una cooperazione che ai valori di don Guetti sembra ormai preferire quelli di Marchionne».

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