Roncone: 500 firme per chiedere maggiore sicurezza sulla strada che costeggia il lago

 

 

 

 

 

I ronconesi ci riprovano, a distanza di 9 anni, a chiedere maggiore sicurezza per la statale che costeggia il lago. A risvegliare l'impegno cittadino ancora una volta un funerale, quello dei coniugi Fioroni, morti nel terribile frontale di un mese fa con l'auto di quattro giovani lanciata a pazza velocità verso il cuore della val del Chiese: l'ennesimo incidente mortale nello stesso tratto di strada in località Polina dove morì nel 2003 il trentasettenne Mauro Salvadori. L'oggetto della nuova raccolta firme sono due curve cieche e mal segnalate in prossimità del lago di Roncone, la curva nei pressi del Miravalle e il rettilineo fra loro dove le auto sfrecciano velocissime. Nel 2003 non vi fu seguito alla mobilitazione popolare, ma oggi gli oltre 500 firmatari sono ben decisi a ottenere risposte e hanno depositato nei comuni di Roncone e Bondo, in Comunità delle Giudicarie e in Provincia le loro istanze. "non ci sarà una terza volta – precisano i promotori - Se come la precedente il nostro appello cadesse nel vuoto non ci resterebbe che sperare di non essere coinvolti nel prossimo incidente". Ecco le richieste: il potenziamento della segnaletica orizzontale con doppie strisce continue e dissuasori che segnalino acusticamente l'invasione della corsia opposta; la posa di cartelli di pericolo in entrambi i sensi di marcia muniti di doppia luce lampeggiante e di segnaletica verticale a fianco del guard-rail in curva; la riduzione dei limiti di velocità ad almeno 70 km/ora per l'intero tratto. Questo solo per cominciare, in via urgente, ma i firmatari indicano anche le misure da adottare per giungere ad una messa in sicurezza definitiva: si chiede l'allargamento delle due curve pericolose con sbancamento delle pareti rocciose a monte e l'allargamento del bivio di accesso alla zona artigianale in località Polina. Non si risolverà il problema dell'eccessiva velocità, vera matrice degli scontri, lo sanno bene i firmatari, ma "da qualche parte bisogna iniziare – raccontano – se si parte con l'idea che risolvere i problemi sia impossibile non si risolveranno mai".