A proposito di "proprietà collettiva"

Al Museo etnografico di San Michele all'Adige è stata inaugurata una Mostra dedicata alle "proprietà collettive", che rimarrà aperta fino al 6 gennaio del prossimo anno. Ecco una delle notizie più pertinenti all'attualità della vita sociale trentina: il richiamo, cioè, a quel territorio "posseduto e goduto in comune" che, in Giudicarie, assomma addirittura all'80 per cento della superficie dei 91 Comuni Catastali che compongono l'ambito geografico della "Comunità di Valle" (ex Comprensorio).

Si tratta di un argomento fondamentale, la vera chiave di lettura della vita sociale ed individuale dei nostri predecessori negli otto secoli (1027-1803) del Principato Vescovile di Trento, durante i quali le nostre singole "communitas" sono convissute con il supporto di saggi "Statuti, ordini, regole e poste" ossequiosamente osservate nella loro rigida determinazione dei comportamenti proprio in relazione al territorio.

Oggi quasi tutti noi siamo intenti a migliorare la propria casa, il proprio paese, i servizi di cui godiamo giorno dopo giorno, e ci dimentichiamo che dobbiamo, invece, pensare anche alla ricchezza di un patrimonio comune che ci appartiene e del quale siamo responsabili, come ogni erede è responsabile dell'eredità ricevuta dai propri predecessori. Dei 91 Comuni Catastali giudicariesi, quanti hanno pensato ad eleggere ed a mantenere "viva ed operante" la propria Asuc (Amministrazione Separata di Uso Civico)? I Comuni amministrativi sono solo 39, ma le Asuc dovrebbero essere 91 ed affidate a chi conosce ed ama un territorio che infinite generazioni hanno saputo ricevere dalle civiltà precedenti e - dal Mille ad oggi - tramandare di generazione in generazione fino a noi conservandolo, coltivandolo ed arricchendolo nel proprio "autonomo possesso in comune" come il più prezioso dei patrimoni.

Gli amministratori comunali di alcuni dei 39 Comuni amministrativi delle Giudicarie - di fronte a popolazioni amorfe - sono stati obbligati ad assumersi anche l'amministrazione di troppe Asuc i cui Catasti ricadono nell'ambito del proprio Comune; ma sono e restano segni negativi di comunità civiche che hanno dimenticato il diritto-dovere di sentirsi responsabili in prima persona della eredità degli Avi; è una irrazionale rinuncia che è paragonabile solo all'irrazionalità del figliol prodigio che sperpera i beni del proprio padre.

Già pochi mesi fa Gianni Poletti, commentando la ricerca di Mauro Nequirito "La montagna condivisa", ribadiva il concetto che "le Asuc hanno rappresentato la capacità di amministrare l'utilizzo collettivo dei boschi e dei pascoli come base fondamentale di autogoverno e, quindi, dell'autonomia trentina". E proprio in questi ultimi anni, la studiosa americana Elinor Ostrom ha ricevuto il Premio Nobel per l'economia per "l'analisi della governance e in particolare delle risorse comuni"; è stata la prima e tuttora unica donna a essere premiata con il Nobel in questo settore.

Interessante quanto trovo scritto in un volume che porta anche la sua firma: «Potenziali problemi circa l'uso, il governo e la sostenibilità di un "bene comune" possono sorgere per effetto di alcuni comportamenti individuali, che generano problemi sociali come la competizione per l'uso e lo sfruttamento eccessivo delle risorse. Le minacce più frequenti ai beni comuni sono la mercificazione, l'inquinamento e il degrado, la non-sostenbilità». Non sono forse queste le problematiche in essere nei nostri singoli contesti territoriali, sia localmente che in tutta la provincia?

Penso che fra le tante cose che i nostri convalligiani devono affrontare per equilibrare la presenza delle Giudicarie nel contesto della "globalizzazione", quello che riguarda la "conduzione" e "l'uso" del territorio debba costituire una vera e propria priorità riandando ai princìpi fondamentali che restano intatti nella essenza dei vecchi Statuti cinquecenteschi, ancora da riscoprire, pubblicare e poi saggiamente da rivalutare e riprendere con la dovuta considerazione per renderli capaci di illuminare e guidare l'attualità del Duemila.

Mario Antolini Musón