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"La musica sei tu" di Kimbo Ina Vellocet

LA MUSICA SEI TU k 

... Vedi come la musica ha "miliardi di facce"...
La musica è il luogo della scoperta, uno spazio da concepire non come una storia,
o una danza, o altro, ma IL LUOGO DOVE RECARSI: se vuoi andare in quel luogo
devi semplicemente ascoltare.
Respira, stai fermo, muoviti, socchiudi gli occhi, ricrea la tua vita dentro il ritmo della musica
e Lei diventerà la tua medicina. Come fosse una luce che ti attraversa e che guarisce malesseri,
disarmonie e tristezze.
Quando ascolti la musica non ti viene trasmessa solo la musica, ma un'intera esistenza.
Niente è solo musica. Dentro le sue onde vivono immagini, persone, mondi ...
Universi vicini e universi abissalmente lontani.
Una vibrazione invisibile che riesce a superare il tempo e il luogo.
Per me la musica è proprio l'arte per eccellenza.

                               (Kimbo Ina Vellocet)

ANNETTE PEACOCK. I'M THE ONE (1972) . Aprendo al futuro con nuove logiche psicomusicali

ANNETTE PEACOCK 1Provate a sentire l'opera prima di Annette Peacock, la cantante e pianista originaria di Brooklyn e poi ditemi se non rimanete colpiti dalla sua statura! Si intitola "I'm The One", (1972) una produzione di portata enorme, quasi fastidiosa. Il suo linguaggio artistico è particolarmente autoreferenziale, la sua scrittura musicale al limite dell'egocentrismo in un gorgo di indipendenza espressiva come poche volte è capitato di ascoltare. Le sue frequentazioni sono poi altolocate, da Charles Mingus a Allen Ginsberg, da David Bowie (al quale nel 1973 rifiuta una proposta di collaborazione) a Brian Eno, da Salvador Dalì a Robert Moog... Proprio quest'ultimo, l'ingegnere inventore dello strumento che porta il suo medesimo nome, il "Moog" appunto, le consegnerà quasi in anteprima uno dei suoi strumenti affinché possa esprimere le qualità di ricercatrice e accesa sperimentatrice. Ne esce proprio questo particolare disco condito di disturbi elettronici, di sofferte dichiarazioni in voce-blues-nasale, dal quale emergono influssi repentini e in anticipo sui tempi e sulle probabili dilatazioni della musica degli anni '70. Sintesi modulare unica in una vaticinante atmosfera di disperazione e notturnità dove urla e disincanto (in ripresa della bianco/nera voce di Janis Joplin) si fondono in un lancinante affresco posto ai limiti del passato, fra le pieghe di un prossimo futuro. Un lavoro dalle conformazioni rock, un'ipotesi di suono in divenire che troveremo in seguito e in maniera ancora più risoluta e completa nelle keyboard/distorsion dell'amico Eno. Basta ascoltare il brano eponimo per rendersi conto del territorio creativo e da dove provengano le istanze melodiche di tante canzoni dall'indole "bianca europea", che troviamo negli anni prima del 1980. In seguito la sua intenzione si rivolgerà a linee jazz e un album come "I Have No Feelings", rivelerà un'anima più pacata, meno affranta e forse ormai conscia dell'impossibilità di poter intervenire umanamente in questa porzione di universo...

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