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"La musica sei tu" di Kimbo Ina Vellocet

LA MUSICA SEI TU k 

... Vedi come la musica ha "miliardi di facce"...
La musica è il luogo della scoperta, uno spazio da concepire non come una storia,
o una danza, o altro, ma IL LUOGO DOVE RECARSI: se vuoi andare in quel luogo
devi semplicemente ascoltare.
Respira, stai fermo, muoviti, socchiudi gli occhi, ricrea la tua vita dentro il ritmo della musica
e Lei diventerà la tua medicina. Come fosse una luce che ti attraversa e che guarisce malesseri,
disarmonie e tristezze.
Quando ascolti la musica non ti viene trasmessa solo la musica, ma un'intera esistenza.
Niente è solo musica. Dentro le sue onde vivono immagini, persone, mondi ...
Universi vicini e universi abissalmente lontani.
Una vibrazione invisibile che riesce a superare il tempo e il luogo.
Per me la musica è proprio l'arte per eccellenza.

                               (Kimbo Ina Vellocet)

PRINCE 1999 - 1982. Orizzonti perduti dentro voragini viola

PRINCE - 1999

Da quando la musica Anni '70 ebbe a stabilizzarsi prendendo mutevoli strade e manifestandosi in maniera polimorfa, di tempo non ne era passato poi tanto. Appena sbrecciati gli Anni '80 solo in parte si prese in considerazione l'arte di "Prince" pur se la sua musica venne subito percepita come sintesi delle istanze black, disordine ormai assunto ad ordine composito delle sonorità disparate ed assemblate per raggiungere risultati unici. Innovativo. Certo chi proveniva dal rock lacerante degli anni punk, chi si arrovellava e lamentava la perdita di una musica di ribellione, non poteva accettare di buon grado questa progressione verso lidi più spettacolari e ormai abbracciati alla grande industria discografica. Tuttavia il tumulto giovanile ormai si era impossessato di una nuova logica, da business, un'idea questa dove l'espressione andava a braccetto con "la moneta"... Non tutto comunque era così chiaro e leggibile e ci vollero alcuni giorni per comprendere le nuove dinamiche. La musica di Prince contribuì non poco a rendere scoperta la sopraggiunta condizione. "1999" segnò il tono di quegli anni, indicando un nuovo stile "miscela" della musica in cui si smarrivano componenti stilistiche unitarie, per una valorizzazione in forma "collage". Con questo disco (dopo le prime prove "Prince", "Dirty Mind", "Controversy") si riconobbe il "new beat" speciale di questo autore fuori schema dalla creatività egocentrica. In copertina venne escluso il ritratto in primo piano dell'artista (come in genere accadeva per le strategie glamour); venne scelta invece una grafica "Purple Space" volta a facilitare i processi futuri e le sue propensioni immaginifiche. Il doppio disco composto di 11 titoli molto compatti e di forte personalità annotava riflussi e memorie alla Jimy Hendrix, molto funk alla James Brown, tanta disco music americana di qualche anno prima e bagliori per una visione nitida del futuro. "1999"; "Little Red Corvette"; "Delirious"; "Let's Pretend We're Married"; "D.M.S.R."; "Automatic"; "Something In The Water (Does Not Compute)"; "Free"; "Lady Cab Driver"; "All The Critic Love U In New York"; "International Lover" tracciarono anticipi e vocazioni del tempo, vennero accolte come segnali già in linea con le declamanti versioni "rap" dei giorni futuri, furono occasione in grado di restituire modernità alla cultura nera in agitazione estetica dentro le pieghe della civiltà bianca.
Prince Rogers Nelson, (Minneapolis, 7 giugno 1958 – Chanhassen, 21 aprile 2016)

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