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Il Blog di Marco Zulberti

Orizzonti contrapposti. Il popolo è impazzito? No, sono le leggi che sono cattive

camera deputati

Un esempio del gioco di specchi in cui è immersa la lingua e la cultura italiana nell'attuale modernità in cui gli intellettuali, i politici e i giornalisti leggono una realtà rovesciata attraverso la lente di un fondo di bottiglia lo si comprende leggendo i commenti ai risultati elettorali. Fiumi di inchiostro su chi ha vinto, su chi ha perso, sulla necessità di andare nuovamente al voto, sulla nuova legge elettorale, e così via. Tra i commenti più controversi vi sono anche quelli fatti da una parte degli osservatori che incolpano i cittadini: gli italiani sono matti, i cittadini non comprendono la realtà, fino allo sprezzante giudizio, originato ancora nel ventennio, che è inutile tentare di governare il popolo italiano che si lascia incantare da ogni pifferaio magico.

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La B Koalition, la coalizione... bifronte. Gli scenari del dopo elezioni

Beppe grillo

Il comune denominatore dei risultati delle elezioni italiane del 2013 è la rivendicazione della libertà economica da parte degli italiani ad una classe politica che si è completamente scollegata dalla vita dei suoi cittadini, un collegamento che i tecnici hanno tentato inutilmente nell'ultimo anno di ripristinare provocando qualche corto circuito di troppo. Il successo di Grillo, la rimonta di Berlusconi, la sconfitta di Bersani, la messa in un angolo di Monti, sono dovuti tutti allo stesso motivo: il popolo rivendica una libertà economica che la rigidezza e i costi delle strutture politiche, ministeriali, amministrative, finanziarie, fiscali, previdenziali, sindacali, in cui le stesse caste di burocrati, manager, funzionari, che vi lavorano non possono permettere per non perdere la propria mansione, la propria posizione di rendita. E' un punto che Monti richiamava quando affermava sulle rigidità di entrambi i poli. Ma Monti parlava una lingua dell'oggettività e della verità, che ormai nessuno più è abituato comprendere.

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Un papa "umano". Il gesto di un teologo "illuminato" che già aveva guidato le riforme del Concilio Vaticano II, che travolto dalle difficoltà, completa quella discesa del "divino" nell'umana fragilità

Antonio Rosmini
Le dimissioni di Papà Benedetto XVI se hanno sconcertato e sorpreso gran parte dell'opinione pubblica dall'altro sembrano aver raccolto un'unanime comprensione dello stato fisico e umano in cui si può trovare un uomo di 86 anni a guidare un istituzione perennemente in trasformazione come la chiesa cattolica che dal seggio di Pietro ha conosciuto un continuo sviluppo tra persecuzioni, concili, divisioni, eresie, fondazione di ordini di ogni tipo spirituali, caritatevoli, comunitari, militari, ospedalieri, e forze ostili più o meno occulte legate al potere temporale come le dinastie nobiliari, politiche o legate alle forze economiche e al liberismo più sfrenato.

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Quando la notte era notte. A favore del movimento "M'illumino di meno"

Italia sprecona

Da ragazzo giocavo a riconoscere nel cielo stellato della Val del Chiese le varie costellazioni, il Carro Maggiore, il Carro Minore, l'immensità della Via Lattea. Per le strade del mio paese v'era qualche rara lampadina che illuminava un "volt", un angolo estremo della strada, un angolo della piazza. Non v'erano lampioni, solo qualche filo che sosteneva delle lampadine di formato più grande al riparo dalla pioggia e dalle tempeste.

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Decretare d'urgenza. Nel settore costruzioni il nuovo governo, quando si insedierà, dovrà agire in tempi rapidissimi. Ma nessuno ne parla...

crisi-edilizia
Mancano orami solo tre settimane alle elezioni elettorali e i sei leader Berlusconi, Bersani, Monti, Grillo, Ingroia e Vendola sembrano avere tutti lo stesso populistico programma del taglio delle tasse. Obiettivo dei tagli sono l'IMU, l'IRAP, l'IRPEF, fino al bollo auto e molto altro e varia di giorno in giorno in base ai sondaggi e allo scontro televisivo. I programmi però scarseggiano di dettagli sul come saranno fatti questi tagli e in base a quale politica verrà fatto un contemporaneo taglio delle spese.

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Un mercato che impoverisce


mercati azionariNegli ultimi anni in Trentino, una regione economica prevalentemente chiusa su se stessa a causa della sua geografia montuosa, osserviamo sempre più frequentemente la vincita di appalti, non solo di lavori pubblici ma anche di servizi, da parte di ditte esterne alla provincia. Se da una parte questa caratteristica indica una positiva apertura della nostra regione all'economia di mercato con l'applicazione di regole internazionali sempre più in linea con gli obiettivi delle normative europee sulla concorrenza e sull'efficienza nell'erogazione dei servizi, dall'altra la crisi economica e una carente richiesta nei bandi di qualità nelle imprese che vi possono partecipare, ha provocato una differenza nei flussi di liquidità prodotta localmente da quella che poi esce dalla rete economica provinciale e non circola sul territorio.

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La terra dell'abbondanza

segantini-mezzogiornoalpi
La doppia crisi nel settore costruzioni e del settore auto sta mettendo in luce l'assenza di alcuni settori strategici come il settore agricolo in cui ogni famiglia trentina nel passato, oltre al lavoro principale, fondava un'attività anche minima da cui estraeva un reddito. Se leggiamo la statistica di Agostino Perini fatta nel 1850, le nostre valli apparivano tutte coltivate dalle sponde dei fiumi fino agli ultimi spiazzi erbosi sotto le cime delle montagne a 2700 metri.

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E' ufficiale: la borsa torna alle grida

cattelan-dito-medioE' ufficiale. Tra gli ultimi provvedimenti presi dal governo Monti nel decreto di emergenza economica v'è la riapertura di Piazza Affari con il ritorno delle trattazioni alle grida di azioni, titoli di stato e materie prime. Nelle settimana di Natale dopo un rapido brindisi di prosecco trevisano e una piccola fetta di panettone senza canditi, saranno suonati i campanelli dei vecchi procuratori ormai in pensione, che dal 2 gennaio 2013, dovranno tornare a rianimare le grida di Piazza Affari, spegnendo per sempre i silenziosi brusii delle ventole dei server che dialogavano con quelli di Paternoster Square a Londra e i desk operativi della City, tanto difesa da David Cameron. Dopo lo strappo con Nicolas Sarkozy e il blocco navale e delle telecomunicazioni decretato dal parlamento di Bruxelles tra l'Europa e la Gran Bretagna, si uscirà per sempre dalla morsa delle diavolerie tecnologiche dei trader londinesi, dei CDS, dei leverage, degli hedgefunds, dei futures, delle option, dei covered warrant, degli high frequency trading.

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Il 2013 un anno in discesa? Sì, anzi nel precipizio

crisi finanziariaIl 31 dicembre scade il termine concesso dal Senato americano alla classe politica per mettere a punto tagli intelligenti di spesa al bilancio americano, il cui debito ha raggiunto il record di 16mila miliardi di dollari, oltre il 140% del Pil (per fare una proporzione quello italiano con il cambio a 1.30 è circa a tremila miliardi di dollari, ma siamo anche un quinto della loro popolazione e lavoriamo molto meno).

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Un'economia esclusivamente politica

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Il deficit pubblico dello stato italiano ha sfondato negli ultimi giorni il tetto di 2mila miliardi Euro. Nella primavera del 2008 quando s'insediò il governo Berslusconi il debito pubblico era a 1600 Mld di Euro. In quattro anni il debito è quindi salito di 100 Mld all'anno, compreso l'ultimo in cui è stato Presidente del consiglio un tecnico appositamente chiamato al capezzale dell'economia italiana aggredita dalla speculazione finanziaria che nella primavera del 2011 ha dilatato lo spread facendo esplodere i costi per i nuovi finanziamenti prosciugando la liquidità in circolazione nella nostra economia.

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Necessità di una liquidità alternativa

miniassegni cassa rurale

La crisi dei debiti pubblici di Grecia, Spagna e Italia, insieme al rifiuto della Germania di emettere Eurobond congiunti a questi paesi, sta determinando una gravissima crisi di liquidità che impedisce gli scambi commerciali e con esso la paralisi economica. A sua volta il gettito fiscale scende, le spese salgono e gli enti provinciali e comunali non sono più in grado di erogare nuovi investimenti che a loro volta paralizza le imprese. Ad aggravare il sistema i costi dei trasporti e dell'energia privano i cittadini di un ulteriore fetta di reddito costringendo tutti al risparmio. Il risultato è che sale la disoccupazione mentre più gente cerca lavoro e i giovani abbandonano la carriera scolastica.

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