Il Blog di Marco Zulberti

Quale autonomia?

Iginio Rogger-slide
Il recente riconoscimento del quinto premio internazionale "Alcide De Gasperi" all'ex premier socialista spagnolo Felipe Gonzales avvenuto il 5 settembre, anniversario della firma degli accordi presi a Parigi nel 1946 insieme a Karl Gruber gettando le fondamenta dell'attuale autonomia delle province di Trento e Bolzano, ha riacceso il tema sulla natura dell'autonomia trentina e sul suo significato. Ascoltando i commenti della classe politica trentina, sud-tirolese e austriaca che hanno partecipato alla Giornata dell'Autonomia sia a Trento che a Merano, dove era presente anche il capo dello stato Giorgio Napoletano, emerge una serie di definizioni dell'autonomia che non sono organiche tra loro e che mostrano una carenza di conoscenza e riflessione su questa parola ormai mitica per la nostra terra. Mentre infatti una parte della classe politica intende l'autonomia come un modo di ottenere semplicemente più risorse da Roma per le difficoltà politiche storiche che ha subito la regione dopo i danni delle due guerre mondiali con la presenza della minoranza tedesca e ladina in Alto Adige, dall'altra una seconda parte intende il termine "autonomia" come un concetto di autogoverno ideale. Una terza componente della classe politica e intellettuale in possesso di una cultura storica più radicata e profonda concepisce invece l'autonomia della regione trentina e altoatesina, come un fatto storico, concreto e oggettivo, stabilito ancora allo sgretolamento dell'impero carolingio quando i vescovati di Coira, Bressanone e Trento divennero di nomina imperiale. Gli imperatori tedeschi a partire da Ottone III avevano identificato nella Valle dell'Adige la strada più veloce ed agevole per una discesa in Italia, verso la pianura padana e Roma, la città eterna dove risiedeva il papato. Per questo le nostre terre dovevano essere controllate da principi vescovi fedeli all'impero ghibellino tedesco. Paradossalmente l'autonomia trentina ha quindi una funzione diretta proprio nel rapporto dell'impero tedesco con la Roma dei papi. E' in funzione del controllo del papato romano da parte dell'imperatore che si determina storicamente l'autonomia della regione trentina e altoatesina. Per questa autonomia storica il concilio della Controriforma, dopo lo strappo di Lutero da Roma, si tenne a Trento nel 1545.
Un'ultima parte della classe politica, la più diffusa e parcellizzata, non immagina nessuno di questi aspetti e concepisce l'autonomia come un'istituzione di ispirazione "leghista", basata sul "dateci i soldi" che li "amministriamo noi". E' ed proprio questo l'aspetto più preoccupante. Perché dimenticate le motivazioni storiche degli accordi De Gasperi-Gruber del 1946, dimenticata completamente la storia secolare del rapporto tra la nostra terra con la cultura tedesca (di cui negli ultimi decenni abbiamo perso anche la conoscenza del tedesco che dovrebbe essere obbligatorio fino alla quinta superiore anche in Trentino), perso il senso orgoglioso del concetto di "buongoverno" gestito in autonomia ed efficienza dalla popolazione trentina e altoatesina, oggi il senso dell'autonomia si riduce al "dateci più soldi" perché siamo "autonomi". Se allora la rivendicazione dell'autonomia si riduce a una sorta di piagnisteo continuo nella semplice rivendicazione di più soldi da Roma, mantenendo un'impostazione istituzionale inefficiente paradossalmente alla "romana" che nulla a che vedere con il senso profondo dell'autonomia trentina e altoatesina - questo vale per tutte e due le province - allora si deve richiedere più chiarezza nella classe politica che guiderà il Trentino nel 2013. A quale autonomia si ispirerà il futuro governo del Trentino? Non è sufficiente dire "difendiamo" l'autonomia, se poi questa è un modello dispendioso che fa acqua da tutte le parti. Dalla risposta che avremo da ogni singolo politico e candidato su cosa intendono per autonomia, dovrà uscire la nuova classe politica che si porrà al governo della nostra terra nel 2013, con una crisi finanziaria che porrà sfide per tutto il nuovo secolo e che sta solo ora iniziando a mostrarne le difficoltà. Solo immaginando un Trentino veramente "autonomo", inserito in una economia globale, che sa valorizzare le sue vere ricchezze territoriali, si potrà ritornare nella nostra vera natura di autonomia sia antica, che moderna e futura.