Il Blog di Marco Zulberti

Orizzonti contrapposti. Il popolo è impazzito? No, sono le leggi che sono cattive

camera deputati

Un esempio del gioco di specchi in cui è immersa la lingua e la cultura italiana nell'attuale modernità in cui gli intellettuali, i politici e i giornalisti leggono una realtà rovesciata attraverso la lente di un fondo di bottiglia lo si comprende leggendo i commenti ai risultati elettorali. Fiumi di inchiostro su chi ha vinto, su chi ha perso, sulla necessità di andare nuovamente al voto, sulla nuova legge elettorale, e così via. Tra i commenti più controversi vi sono anche quelli fatti da una parte degli osservatori che incolpano i cittadini: gli italiani sono matti, i cittadini non comprendono la realtà, fino allo sprezzante giudizio, originato ancora nel ventennio, che è inutile tentare di governare il popolo italiano che si lascia incantare da ogni pifferaio magico.

E qui deve emergere il richiamo al ruolo fondamentale della legge, come la concepivano gli antichi: è la legge che forma gli uomini, e non gli uomini che determinano le leggi. Da questa contraddizione sulle origini della civiltà si fondava anche il concetto dell'identità tra Dio e la legge, fino alla legge è uguale per tutti. Assodato che il punto da tenere fermo è questo si devono rigettare con fermezza tutti i commenti che danno la colpa al popolo, alla società e ai cittadini.

Anche queste condane provenienti da sinistra scaturiscono da una archetipa idea di populismo perchè il popolo non ha nessuna responsabilità. Il popolo, o meglio la società, o meglio i cittadini hanno prima di tutto bisogni e successivamente doveri. Spetta al legislatore permettere a questi bisogni di assumere tramite le leggi una forma governabile. Questa classe politica, come nella decadenza di Atene, legifera pensando a salvare il proprio scranno, la propria rendita di posizione, e poi se non vince, incolpa il popolo dai media come giornali e televisioni: sono giudizi censurabili che vanno rigettati.

Il popolo non ha una colpa, perché il popolo non esiste come ente, come soggetto pensante, ma solo come massa, come sommatoria complessa di idee diverse.
Ad ogni elezione nazionale italiana, scomparsi i padri della costituzione e i custodi dello spirito repubblicano del 1945, da vent'anni assistiamo a questo stillicidio di accuse al popolo, come un disco rotto, dei soliti stilemi, dei soliti pregiudizi ed errori della classe intellettuale. Il tema è uno solo: il popolo è buono, se le leggi sono buone. Se leggi sono viziate da ambizioni anche di una sola piccola parte della classe politica, non avremo mai una società che cresce e si sviluppa, ma una società servile e schiacciata sul pavimento. Si deve pretendere quindi che gli intellettuali smettano questo servile lavoro diffondendo una cultura colpevolista e si mettano a descrivere quali sono le vere fonti del diritto che non giacciono nei depliant delle agenzie pubblicitarie.