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Il Blog di Marco Zulberti

La crisi chiama una nuova Autonomia


nuova autonomiaL'avvicinarsi delle elezioni provinciali vede il mondo della politica trentina riscaldarsi in attesa di definire i nuovi candidati alla successione di Lorenzo Dellai. Il momento è favorevole per un deciso ricambio generazionale dopo che una consistente pattuglia di politici trentini è discesa su Roma, sulla scia dello stesso presidente. In questa fase preparatoria, oltre ai consiglieri già presenti nel consiglio provinciale appartenenti ai vari partiti dello schieramento politico trentino, nelle valli si stanno muovendo anche i sindaci che scalpitano per farsi reclutare negli spazi vuoti lasciati liberi dalla vecchia classe politica. Gli annunci di nuove opere, di nuovi investimenti, di iniziative volte a superare la crisi sono tipici di tutte le democrazie avanzate quando, complice la spesa pubblica, il ciclo elettorale registra un picco del ciclo economico. Quest'anno tra l'altro le elezioni provinciali trentine cadranno nel volano delle stesse elezioni tedesche dove Angela Merkel ,a settembre cercherà di imporsi sui social democratici.
Ma tutti questi eventi sono oggi assediati dalla crisi finanziaria che ha colpito il settore edilizio e immobiliare, mettendo in risalto non solo la necessità di ricambiare la classe politica trentina, ma di rinnovare e rafforzare la stessa autonomia, che in questi ultimi decenni è sembrata diventare sempre meno "tedesca", non solo in termini economici ma anche culturali.
La dipendenza del bilancio provinciale dalla spesa pubblica e un'economia in cui la cooperazione ha avuto un ruolo preponderante, hanno messo i fondamentali fuori mercato in quanto non si riesce più a far incontrare la domanda del cittadino, con un reddito sempre più basso, e l'offerta, ormai insostenibile dei costi dell'apparato istituzionale.
I nuovi aspiranti politici locali che oggi stanno scalpitando per farsi intruppare nelle molteplici liste elettorali del panorama provinciale, vista l'urgenza economica dovrebbero anche rappresentare quest'esigenza di rinnovamento dell'Autonomia, in modo da farla diventare meno dipendente dalle decisioni burocratiche della politica, e più attiva nel favorire la crescita economica delle classi lavoratrici. Snellire, abbattere i costi, ammodernate l'amministrazione dei comuni attraverso lo strumento della Comunità passa per una razionalizzazione della stessa rappresentanza all'interno dello stesso consiglio provinciale.

E' possibile che una marca di frontiera, tra il mondo latino e quello tedesco, come il Trentino non abbia saputo impostare una legge elettorale provinciale alla tedesca, eliminando molti piccoli partiti personali anche in Trentino? Perché abbiamo bisogno di perdere settimane di discussioni su primarie di coalizione e candidati, e di sapere come si muoveranno gli attuali consiglieri provinciali? E' una modalità di muoversi tutta romana, non di certo tedesca. Perché anche in Trentino con la legge proporzionale pura, abbiamo una frammentazione che indebolisce la stessa amministrazione provinciale con la sua rete di comunità e comuni. Il rapporto tra periferie e centro è alquanto frammentato e articolato. Tra consiglio provinciale e giunta provinciale, consiglio delle autonomie, consigli delle comunità, consigli dei sindaci e consigli comunali, il numero degli amministratori coinvolti in ogni decisione supera i duecentocinquanta. Tutta questa rete è oggi mossa in vista delle elezioni provinciali. E' sostenibile e in linea con l'autonomia, che la storica protezione tedesca ha permesso alla nostra regione, questo modo di fare? L'impressione è che quella che fino a che non vi sarà una profonda riforma della rappresentanza politica, non avremo un rafforzamento dell'Autonomia, il cui senso profondo è proprio quella della velocità di risposta e adattamento, rispetto allo stato centrale.

Rappresentanza con una nuova legge elettorale, snellimento della rete istituzionale provinciale, devono rendere l'Autonomia la società trentina più libera. Sono necessarie anche forti decisioni in campo urbanistico e in campo scolastico, formativo e culturale per tornare al territorio e al lavoro produttivo. E' tempo che si dia una regolamentazione ferrea all'uso delle deroghe in campo edilizio. Ormai la deroga è diventata consuetudine. Pur avendo le più belle leggi sull'urbanistica sul paesaggio poi molti progetti passano in deroga a queste leggi. Stessa cosa dal punto di vista scolastico. Non è possibile che mentre tutti i nostri padri e i nostri nonni, senza andare a scuola, conoscessero il tedesco e oggi la classe studentesca trentina non conosca più questa lingua che oggi sta diventando più utile dell'inglese per trovare lavoro. Se si vuol far morire un popolo, basta fare in modo che questo popolo non lavori e si chiuda negli uffici a spostare carte.

L'avvicinarsi delle elezioni politiche, il naturale ricambio che ci apprestiamo ad avere e la crisi economica deve spingere la classe politica che scalpita per andare a governare a pensare ad una profondo riforma a partire proprio dallo strumento dell'autonomia. Se questa deriva economica ma anche culturale e sociale del Trentino, non viene compresa i tempi della crisi si allungheranno ancora di anni.