Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Dom09202020

Last update12:45:14 AM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

Il Blog di Marco Zulberti

Progetto Giudicarie

Tavodo - giudicarie

Gli articoli di Ettore Zini, Mariachiara Rizzonelli e l'intervento del "mitico" Saltaro nello scorso mese sul Giornale delle Giudicarie, intono alla necessità di una classe politica che si occupi direttamente della ripresa economica in vista delle elezioni provinciali di domenica 27 ottobre, mi hanno ispirato la necessità che la nostra terra debba pensare per la prima volta a se stessa in modo autonomo e forte rispetto alla centralità di Trento. L'avvicinarsi delle elezioni solleva infatti sempre un dibattito sui candidati che andranno a rappresentare la nostra terra nel consiglio a Trento. La vecchia politica di origine romana, aveva diviso in modo innaturale la nostra gente intruppandole nelle file democristiane, socialiste o comuniste, che una volta elette, dovevano eseguire i dettati delle segreterie nazionali e provinciali. In questo senso i rappresentanti delle Giudicarie scomparivano andando a rafforzare solo i bracci di ferro e gli scontri di potere con gli altri partiti nazionali. La periferia subiva così una assenza di rappresentanza e i capricci di qualche singolo consigliere, che riusciva a imporre qualche lavoro pubblico straordinario nelle nostre zone, spesso anche non correlati alle stesse esigenze dell'economia locale. I consiglieri provinciali per tanto scomparivano dalla scena e i 39 comuni delle Giudicarie rimanevano sotto le ali, più o meno imprenditoriali dei singoli sindaci e amministratori che venivano eletti dal consiglio comunale.
Non v'era pertanto una programmazione economica prettamente giudicariese, non v'era un piano comune, se non nell'indirizzo di alcune tematiche a metà degli anni sessanta aveva identificato come agricola la zona del Bleggio, industriale quella del Chiese, amministrativa quella di Tione e turistica quella della Rendena.
E proprio il progressivo rafforzarsi dei servizi amministrativi, sanitari, urbanistici, energetici, ambientali, che hanno portato lentamente la zona di Tione e il comprensorio C8 ad assumere sempre più importanza nel gestire il territorio. Senza il comprensorio, oggi diventata Comunità delle Giudicarie, non vi sarebbe stato l'enorme crescita economica che le Giudicarie hanno registrato tra il 1970 e il 2007.
Il Comprensorio ha dimostrato che avere un centro locale amministrativo forte, permette di avere un luogo, un palazzo, una piazza dove rafforzare l'economia delle nostre vallate. Il Comprensorio ha avuto un'importanza superiore agli stessi consiglieri provinciali giudicariesi che nel frattempo erano come in esilio a Trento.
Il Comprensorio era però un centro tecnico e amministrativo, non un centro politico, con i suoi rappresentanti come oggi. Allora perché tanto accanimento contro la Comunità? Perché il centro tecnico è stato politicizzato aumentandone i costi. Il risultato di questa politicizzazione è stato quello di trasferire ancor di più il potere nei sindaci, esattamente come avveniva con i consiglieri provinciali precedentemente. I consiglieri della Comunità, attualmente sono isolati dai loro stessi comuni, che invece che perdere potere nei confronti della Comunità, lo hanno aumentato grazie al loro rapporto diretto in quanto bacino di voti con i singoli consiglieri provinciale perdendo di vista quella che era invece l'unità amministrativa ed economica tecnica.
Se la Comunità era nata con lo scopo di sostituirsi progressivamente ai comuni, l'averla politicizzata in modo così massiccio, la ha invece fortemente indebolita, anche perché nel frattempo i comuni non hanno ceduto particolari competenze.
Il progetto Giudicarie di cui dovrebbe essere la guida la Comunità per questa distanza che è aumentata dai sindaci è diventato più fragile. Ora basta che un sindaco abbia una sua iniziativa autonoma da quello della Comunità, che il sindaco acquista una visibilità che ai tempi del comprensorio non aveva. Ma il rischio è che i sindaci viaggino ancora ognuno per conto suo e quando si fa un piano economico questo appare oggetto di brame collettive e non unitarie. E' saltato il progetto Giudicarie al punto che le forze centrifughe sono più forti di quelle centripete e la Rendena è sempre pronta a farlo sentire. Non esiste un baricentro tecnico che imponga progetti sostenibili che non sia frutto delle singole ambizioni personali dei sindaci che alle volte sembra operino con la spesa pubblica per la loro personale carriera politica. Quanti dei candidati che oggi ambiscono a rappresentare le Giudicarie hanno la coscienza di questa situazione istituzionale? Quanti una volta a Trento hanno in mente come riformare questa debolezza imponendo un sistema amministrativo più moderno, meno sprecone e più unitario? Molto spesso i canditati presentano come curriculum la lista delle spese che hanno prodotto. Ma il nostro territorio ha necessità di tecnici e amministratori che siano legati alla loro terra in modo unitario che sappiano comprendere a fondo le enormi trasformazioni economiche che dovranno affrontare guidando con autonomia a un progetto forte laico, liberale, sociale ed economico, che unisca la classe imprenditoriale privata, la classe commerciale e quella soprattutto turistica, che in Giudicarie rappresenta il 70% dell'economia della nostra terra. La vecchia politica della spesa ha perso, che faccia un passo indietro anche in Giudicarie.