Il Blog di Marco Zulberti

L'ordine politico della comunità

Adriano OlivettiLa storia ci racconta a ondate di crolli degli imperi, del sovvertimento dei regni, di rivoluzioni politiche alternati da periodi di decadenza sociale ed economica. In quelle fasi di crisi delle istituzioni forti l'essere umano si rifugia e salva nella propria comunità, dove non valgono le regole dei mercanti, degli affari finanziari e immobiliari, ma le regole della solidarietà, della carità e della speranza alla base della vita familiare e della comunità. Per risolvere i problemi di sopravvivenza l'uomo da sempre si rifugia nella collettività della comunità, della propria "piccola patria", del proprio "heimat", un concetto che i partiti moderni non hanno mai compreso. La piccola patria rappresentata delle nostre vallate giudicariesi per tornare ad essere una vera comunità sociale, e non partitica, deve forzatamente criticare la funzione ingerente dei partiti, con lo scopo di realizzare una democrazia integrata con il proprio tessuto sociale, costruendo una democrazia degli uomini, una democrazia integrata e moderna politica, ma senza partiti. Il baratro che si è aperto anche in Trentino tra i rituali bizantini delle segreterie dei partiti e i bisogni, le necessità e le potenzialità delle valli e delle comunità, necessita oggi di un riscatto, di una resurrezione per permettere alla gente di vivere in una sorta di nuovo umanesimo sociale.

Di fronte al deflagrare finanziario delle istituzioni nazionali naufragata nelle spese senza rispetto del popolo, la salvezza si trova nella rete delle piccole comunità come quella giudicariese, molecole concrete, territorialmente definite, che non sono ne troppo grandi ne troppo piccole, che dotate di poteri autonomi rispetto alle città possono fornire a tutte le attività artigianali, agricole, turistiche, energetiche, culturali, la possibilità di espandersi, che le regole di mercato non permettono alla montagna dove i costi dei trasporti e dell'energia sono decisamente fuori mercato.

Il cammino della comunità giudicariese e delle istituzioni naturali che la compongono come la famiglia e le associazioni, deve quindi rifondarsi, basandosi su un concetto di giustizia che permette l'equità salariale, il lavoro per tutti, con un nuovo ordine morale e civile. Non si tratta solo di ridurre il numero dei partecipanti o la soppressione dei comuni amministrativi, quanto della "gratuità assoluta verso cui deve orientarsi il servizio politico per avere una democrazia veramente integrata con il suo territorio, cancellando qualsiasi reddito partitico.

La comunità si deve orientare nel favorire l'autonomia della vita umana nelle sue attività produttive liberandosi dall'asservimento allo strapotere delle regole finanziarie che in montagna per le condizioni geografiche dei trasporti non possono essere le stesse che in pianura. In vista della necessaria riforma delle comunità è necessario rispolverare questi concetti sull'organizzazione politica delle comunità che nei primi anni cinquanta dopo la seconda guerra mondiale aveva animato il dibattito politico, con i famosi interventi di Adriano Olivetti su questo tema, intellettuale e industriale piemontese che aveva per primo intuito l'invadenza della politica nella vita economica delle piccole comunità, della nostra piccola patria che dobbiamo oggi ricostruire per sopravvivere alla crisi.