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Il Blog di Marco Zulberti

Chi governa le banche? Al Festival dell'economia l'opinione di Profumo, Morando, Zingales

Fubini Festival Economia Trento

Uno degli incontri più attesi nell'ambito del Festival dell'Economia di Trento è stato quello che si è svolto al Teatro Sociale dove, sotto la sapiente guida di Federico Fubini giornalista di Repubblica, hanno dialogato tra loro sul tema della governance passata e futura delle banche, Alessandro Profumo, Presidente del Monte Paschi di Siena, Morando Enrico, vice ministro al ministero dell'economia del Governo Renzi e Luigi Zingales, professore di Finanza alla University of Chicago Booth School of Business.
Le domande di Fubini erano: come stanno oggi le banche? chi le controlla? sono vittime o colpevoli di questa crisi? Per aprire il dibattito ha utilizzato tre numeri: il primo quello della percentuale del 13.2 che rappresenta i casi di gestione anomala emersi nelle ispezioni di Banca D'Italia; il secondo rappresentato dai 319 miliardi di euro di crediti deteriorati prestati dalle banche a imprese e famiglie che rischiano di non essere più rimborsati, una massa che rappresenta il 16 per cento dei prestiti complessivi. Il terzo numero è quello della riduzione di 55 miliardi nei prestiti nell'ultimo anno effettuato dal sistema bancario italiano, un dato che indica quanto sia forte la stretta sul credito. Sono numeri che fanno rabbrividire e che rappresentano lo stato di crisi degli ultimi cinque anni in Italia, sia che si parli del nord come del centro come del sud, sia che si parli di imprese che di famiglie. Nel frattempo le imprese hanno chiuso, la disoccupazione è salita al 13 per cento e il reddito disponibile per le famiglie è sceso.
Fubini ha quindi posto la domanda: quando scoppiava il caso Lehamn Brothers negli Stati Uniti si salvavano le banche irlandesi e si osservavano le file di fronte agli sportelli della Northern Rock Bank si diceva che le banche italiane erano solidissime. Poi però le cose sono andate progressivamente male anche in Italia. E' stato sottovalutato il problema?
A questo quesito Profumo ha risposto con un sì e con un no. Da una parte il sistema bancario è apparso nettamente più solido degli altri dove lo stato è intervenuto in maniera minima rispetto agli altri paesi in favore delle banche. In Italia gli aiuti pubblici alle banche sono stati praticamente inesistenti. Il problema vero della crisi attuale sul credito è che il mercato è troppo banco-centrico. Per le aziende ad esempio è mancato completamente un mercato del debito diretto ai capitali privati attraverso le obbligazioni. Di conseguenza le aziende si sono rivolte direttamente alle banche. Non è che le banche volessero tenere le mani al centro dell'economia controllando le imprese, questo in alcuni casi è comunque successo ma perché le imprese in Italia erano troppo piccole, e non erano in grado di ottenere liquidità sul mercato del debito. Per questo le banche si sono orientate dirette progressivamente ad una conduzione manageriale privata, e non pubblica dove invece governava la politica. Anche se si guarda alla presunta stretta sul credito – continua Profumo - i numeri sono ingenerosi, perché tra il 2003 e il 2009 i prestiti sono aumenti del tre quattro per cento più del prodotto interno lordo italiano e sono scesi meno anche durante la recessione. Le banche hanno prestato di più negli ultimi quindici anni di quello che il sistema meritava di ricevere. Il sistema a questo punto è insostenibile perché presta il 120 per cento di quello che raccoglie e si deve disintermediare questa situazione, con nuove cartolarizzazioni e far crescere la dimensione media delle imprese.
Fubini ha allora osservato che gli incentivi alle imprese sono esattamente opposti e favoriscono quelle sotto i quindici dipendenti mentre Zingales ha osservato come le stesse banche siano coinvolte con parti correlate in operazioni privilegiate a causa della loro governance che vedeva nel legame con le fondazioni una sorta di controllo politico. A questo punto ancora Profumo ha notato come ormai il legame con le fondazioni si sia notevolmente ridotto, ma che si stia profilando un nuovo problema nella forma della "public company" e di conseguenza nella governance con i fondi d'investimento che vanno e vengono sulle quote azionarie in base allo stato dei mercati. Per scollegarsi dalla politica il sistema bancario sta comunque introducendo nuove norme con limiti massimi sia in termini temporali che di cumulo di incarichi. Su questo fronte fondamentale e pionieristica fu la proposta di Tommaso Padoa Schioppa che nel 2008 propose un sistema unico di regole e supervisione europeo.
Ed è in questo senso che oggi il controllo delle banche sta cambiando mentre il sistema delle fondazioni ha sempre meno potere, un potere che Profumo sottolinea, sorto ancor durante la prima repubblica, dopo aver governato per molti anni deve forzatamente cambiare.
Le conclusioni sono quindi quelle che per smarcare il sistema bancario dalla trappola del debito e le imprese dalla stretta non sia necessario aggiungere più debito con i mini bond, ma spingere le imprese a fondersi, diventando medie e grandi. Così il sistema si rafforzerebbe sul piano delle imprese alleggerendo le banche, diventando vere imprese anch'esse, uscendo definitivamente dal controllo politico.
La banca è una istituzione centrale alla vita e alla crescita economica moderna ma se da una parte effettua sempre lo stesso lavoro di raccogliere il risparmio e prestarlo per investirlo, il suo modo di operare è in continua metamorfosi e questo va incontro a problemi di crescita ma anche di contrazione dei cicli economici, che deve affrontare con accantonamenti e fondi garanzia. Di sicuro quando non rispetta il ciclo economico e dei tassi ed è governata più dalla politica che dalla cautela e dall'esperienza l'istituzione bancaria eccede nel lato commerciale, subendo gli stessi rischi d'impresa di una qualsiasi società produttiva.
L'effetto positivo della crisi, come sottolineava Federico Fubini è stato quello di accrescere enormemente la cultura e l'interesse dei cittadini verso i meccanismi dell'economia e della finanza, producendo un effetto di trasparenza moderno e costruttivo.

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