Il Blog di Marco Zulberti

Il giuramento di Ippocrate

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Il deficit pubblico fuori controllo e la crisi di liquidità attraversata dai paesi europei più indebitati si sta riversando sul fronte interno delle spese di regioni, province ed enti. Il governo di Mario Monti e i suoi ispettori, capitanati dal commissario Enrico Bondi, sta passando al setaccio ogni bilancio che appesantisca la spesa pubblica. Il caso della giunta regionale del Lazio e della sua presidentessa Renata Polverini, costretta dallo scandalo dei rimborsi spese a dimettersi insieme a tutto il consiglio indicendo nuove elezioni che faranno da laboratorio per quelli nazionali della primavera 2013. Non c'è quindi ministero, giunta regionale, provinciale, ente previdenziale o società pubblica il cui bilancio non venga sottoposto al tavolo del supercommissario, al punto che in settimana il governo si appresta a emanare norme straordinarie ispirate alla "spendig review" che si deve scontrare con una valanga di norme e regolamenti.

In particolare v'è la proposta di commissariare tutti gli enti che sono sotto inchiesta in modo che si possano applicare le nuove regole ai fiumi di denaro spesi in modo disinvolto e non trasparente dalle province e regioni. In particolare si vuol far passare il concetto, in ogni ambito e settore, di spesa pro/capite che deve diventare il parametro di confronto principale.

 

Crescita 2008- 2000 Spesa sanitaria procapite

 

E proprio nella giornata di sabato l'ufficio studi della Confartigianato di Roma ha diffuso uno studio sull'incremento della spesa sanitaria italiana regione per regione tra il 2000 e il 2011. E nel pieno del dibattito tra la difesa dell'autonomia con le primarie per i candidati trentini alle elezioni provinciali del 2013, da queste tabelle non emergono dati entusiasmanti per la spesa sanitaria trentina che risulta incrementata del'87.3% e del 55.8% per quella di Bolzano, occupando così il primo e il quindicesimo posto delle regioni, dato che conferma come la spesa pro capite di Bolzano sia al primo posto in Italia con 2.209 Euro per abitante, al secondo la Valle d'Aosta con 2.222 Euro e al terzo quella di Trento con 2.209.

 

Spesa sanitaria procapite 3

 

La Lombardia si colloca al dodicesimo posto con 1.867 Euro per abitante, il Lazio al settimo con 1.969 Euro, mentre ultime nella spesa pro-capite sono la Campania e la Calabria con 1.700 E. Pertanto la spesa pro-capite nelle due nostre province è la più alta in Italia, situazione che deve far scattare un primo segnale di allarme, anche se poi nel rendiconto del deficit del settore la provincia di Bolzano è anche la più virtuosa in quando regista un disavanzo pro-capite positivo di 128 Euro, contro una perdita per abitante del Lazio di 835 Euro. Il Trentino in questa graduatoria mostra qualche problema in più perché si colloca all'undicesimo posto con una perdita pro capite di 61 Euro, dietro Friuli, Umbria, Marche, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Lombardia e Toscana: dietro tutte le regioni del Nord.

Sospesi per un attimo i dibattiti sulla natura dell'autonomia e i suoi scopi, è necessario soprattutto in Trentino-Alto Adige chiedersi se questo record della spesa è sostenibile, e se gli attuali standard di assistenza sono adeguati con questi bilanci visto che molti trentini scelgono di farsi curare anche in altre regioni. In particolare la vicinanza e sfida con il modello della sanità lombarda non sembra ispirare ancora quella necessità di assistenza che il territorio richiede per la sua vastità. Non si possono fissare appuntamenti a Cavalese a pazienti delle Giudicarie o della Val di Non a Rovereto.

Allora proprio in questo momento di grande attenzione ad ogni aspetto nella qualità della spesa sanitaria, il modello trentino e altoatesino, tra i più virtuosi in Italia, devono attuare quel passo in avanti che lì conduca a fornire risposte immediate alle esigenze dei pazienti, rispondendo più al giuramento di Ippocrate, che non alle commesse immobiliari o alle forniture di apparati medicali. Il modello sanitario lombardo ha immesso la produttività anche in campo sanitario dove si visita 15 ore su 24, rispondendo ai problemi dei pazienti che per questo arrivano da tutta Italia migliorando il conto economico delle singole unità ospedaliere e la stessa risposta assistenziale anche alle malattie più difficili. Essere sani per più anni vuol dire lavorare per più anni, godere la pensione per più anni ed avere un reddito familiare disponibile per più anni. Salute ed economia viaggiano insieme al di là della cocnezione che l'assistenza non debba rispondere a concetti di produttività e al conto economico. Quanto sta avvenendo nella metà delle regioni italiane partire dal Lazio deve servire da monito anche per le regioni più virtuose.