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Il Blog di Marco Zulberti

Gli uomini giusti e i politici

Napolitano Ravasi
Il severo monito del Presidente del Consiglio Mario Monti contro la decadenza della classe politica italiana e l'elogio della povertà di San Francesco da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fatto il 4 ottobre insieme a mons. Ravasi, hanno messo in evidenza il passaggio cruciale vissuto dalla storia italiana stravolta dalla crisi della classe politica travolta dagli scandali morali e finanziari di ogni tipo e a ogni livello sia nazionale che locale.
L'avvicinarsi del ciclo elettorale del 2013 impone una seria riflessione sul ruolo della classe politica nei suoi compiti legislativi e amministrativi che sono indice del buongoverno della società. Sono temi classici che non cambiano mai e su cui si riflette da sempre: chi sono gli uomini giusti? a quale categoria psicologica appartengo gli individui che ambiscono a diventare uomini politici? qual è il ruolo delle leggi?
Nel primo libro della Repubblica di Platone si parlava già di "leggi" e di uomini giusti. L'uomo giusto era quello che rispettava la leggi e gli dei, ma il paradosso era che l'uomo giusto rispettando le legge ne rimaneva sottomesso. L'uomo giusto non essendo il legislatore rimane schiacciato dalle leggi, mentre l'uomo politico, mosso dall'ambizione finisce con il legiferare per il "potere" del partito politico a cui appartiene. In sintesi Platone ci diceva già 2400 anni fa, che per la sua configurazione psicologia non esiste il politico "giusto" ma che per indole sono portati a non voler governare.
L'uomo politico, per quanto di buone intenzioni, appare pertanto sempre caratterizzato da un atteggiamento negativo. Non solo la storia è piena di istituzioni comunali degenerate in signorie o le repubbliche in dittature, ma anche la storia recente dei regimi democratici mostra questa tendenza a eleggere il politico che incarna più i desideri negativi, che non quelli positivi e che poi puntualmente conduce in un ciclico disastro economico e morale.
In tempi confusi di primarie di partito e di coalizzione, di leggi elettorali bipolari e oligarchiche, dove i poli a seconda del tema sembrano delineare più schieramenti simili a due "destre" o due "sinistre" che rappresentare la società degli uomini giusti, il tema delle leggi, e in questo caso della legge elettorale, diventa fondamentale per mettere sotto controllo definitivamente la "classe" politica.
In Germania e in Francia vi sono leggi elettorali che funzionano. Basta imitarle. Non vi sono scuse nemmeno nel centro sinistra che sogna di vincere. Impedendo il dialogo compie solo un danno al paese con il rischio anche di non vincere le elezioni. Esattamente come nel 1994.

Per cui, per questa relazione tra uomini giusti e uomini politici, di fronte alla legge non si deve dire che ogni popolo ha il politico che si merita. Il popolo è comunque storicamente sempre più giusto di chi lo guida.
Fondamentale riconoscere il ruolo delle leggi per tenere sotto controllo il rapporto degli uomini giusti, non solo con i tiranni e despoti di ogni tempo, ma anche con le frange e le lobby della classe politica. Il corpo delle leggi è il fondamento di questo equilibrio.
Pertanto mai nessuna illusione dalle classi politiche di ogni tempo e alle loro promesse, ma solo una grande determinatezza dei popoli nell'avere leggi giuste.
Il potere legislativo una volta per tutte va separato da quello esecutivo, mentre oggi sono entrambi ancora in mano alla classe politica.