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Il Blog di Marco Zulberti

Il disorientamento democratico

massimo DalemaLe dichiarazioni di Massimo D'Alema considerata una delle menti più lucide e razionali della politica italiana, seguite a quelle di Walter Veltroni di domenica sul ritiro della candidatura, squarciano un velo sulle difficoltà della classe politica di sinistra nell'affrontare non solo la crisi economica ma anche quella istituzionale che attraversa l'Italia. Se da una parte le prese di posizione di Matteo Renzi sulla rottamazione partono da lontano, quando nel 2002 a Roma il regista Nanni Moretti esclamò la sua lapidaria condanna, vedere due colonne del partito democratico offrire la loro disponibilità a farsi da parte, crea sconcerto anche in chi li critica. E' una mossa psicologica? O è effettivamente un riconoscere l'attuale misteriosa inadeguatezza di alcuni uomini che hanno saputo far scattare in avanti la sinistra italiana dai modelli del socialismo reale verso l'utilitarismo senza poi farne dei fondamenti stabili e quindi cadendo in una sorta di disorientamento? E' qui credo che non si riesce a fare chiarezza. Sembra, con un decennio di ritardo, che chi era rimasto affascinato con ragione dalle tesi del socialismo anglosassone del Labour di Tony Blair ora non sappia più che cosa sia veramente essere di sinistra, soprattutto di fronte all'avventatezza di Renzi e all'anti-plutonismo di Beppe Grillo. Hanno improvvisamente ragione quest'ultimi?
Non esiste una risposta senza attuare un attimo di distacco. Al di là delle profezie, infatti appare chiaro che l'attuale situazione di stallo che sta avvicinando l'Italia alle politiche del 2013, non sia possibile con il sistema maggioritario bipolare, quello appunto ereditato dal modello anglosassone, che va a tagliare in due i moderati. E questa volta i moderati non ci stanno a costo di lasciare a casa dall'altra parte Silvio Berlusconi e Umberto Bossi.
Se la lezione del "labour" socialista di Blair ha permesso alla sinistra italiana di uscire dal contrattualismo e dal consociativismo di stampo scientifico, con grandi prospettive per il futuro gettando le basi della modernità democratica, dall'altra D'Alema e Veltroni non hanno compreso quello strato trasversale della formazione cattolica che attraversa tutta la società italiana, dai comunisto la nazionalismo che impedisce la costruzione di muri o lo scavo di fossati al centro. Invece che lasciarsi così passivamente "rottamare" sarebbe molto meglio che comprendessero questa realtà che non è politica, ma culturale, sociologica, pre-laburista, e se da una parte hanno avuto il merito di svecchiare il vecchio socialismo ideologico dall'altra devono osservare che in paesi come la Francia e la Germania, per non parlare dei paesi dell'area scandinava, questi conti con la cultura cattolica sono già stati risolti. E la sinistra governa senza rottamazioni o neo-fenomeni politici che distribuiscono l'ennesima illusione mediatica in cui non dobbiamo ricadere. Il disorientamento democratico è proprio questo. Basta riconoscere il ruolo fondamentale della legge elettorale che nella forma strettamente bipolare fa solo male all'Italia. Non siamo mai cresciuti così poco nemmeno con pentapartito e i governi balneari.
Il disorientamento deriva quindi proprio dall'insistenza con cui si vuol selezionare la classe politica, mediante un sistema di primarie che poi deve svendere il suo ideale democratico alla matematica e innaturale divisione dei moderati.