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Il Blog di Marco Zulberti

Il lavoro “nascosto” delle donne. La crisi industriale ha portato via in Giudicarie tanto lavoro femminile

Donne Cimego lavorano ai forti del Nozzolo 1914b

La crisi economica che nello stesso momento colpisce l’occupazione maschile e fa crescere le tasse e le spese familiari costringe le donne delle nostre valli giudicarie, a cercare lavoro. A questo tema è stata dedicata la serata “Lavoro e Famiglia: strumenti e opportunità” che si è tenuta martedì 2 ottobre a Tione, presso la Casa della Comunità delle Giudicarie con lo scopo di avvicinare e informare il mondo femminile giudicariese a tutte le iniziative volte a offrire opportunità occupazionali e formative alle donne, insieme anche ai diritti che alcune fasce più deboli possono richiedere. 

Durante il dibattito, presieduto da Patrizia Ballardini, sono state così illustrate le iniziative indirizzare alle donne e ai giovani con i servizi messi in campo in questi ultimi mesi dalla Comunità delle Giudicarie per rispondere alle nuove esigenze di lavoro e di reddito. Come ha illustrato Rosanna Parisi la responsabile dell’Agenzia del Lavoro di Tione se la popolazione attiva tra i 15 e il 64 anni in Trentino è pari a 342.000 unità, quella occupata e in cerca di lavoro è ferma a 239.000. Vi sono pertanto circa 110.000 persone attive, tra cui moltissime donne e giovani che non lavorano e fino a ieri non cercavano lavoro. Dopo decenni di benessere in cui le donne dopo la maternità lasciavano la loro occupazione per occuparsi della famiglia ora proprio le donne come un tempo sono costrette a dare una mano nel rafforzare il reddito familiare per poter far studiare i figli o per poter avere un livello di vita dignitoso.

Ragazze di Storo nei primi anni cinquanta occupate al tornio  presso la Sapes in prima fila Fiore Gelmini che ci ha consegnato la foto
Le difficoltà non sono poche perché la crisi colpisce proprio i settori dei servizi mentre i flussi che prima della guerra offrivano lavoro a servizio nelle città come Brescia, Milano e Como e più recentemente presso i lavori stagionali nelle stazioni turistiche di Pinzolo, Madonna di Campiglio e del Lago di Garda, ora sono occupati dalle badanti che provengono dei paesi dell’est e dalle donne extra-comunitarie.
E’ una ricerca molto difficile perché la distribuzione geografica del lavoro nelle Giudicarie non è omogeneo sia nella tipologia che nella geografia; turistico in Val Rendena e Comano, agricolo nel Bleggio e Basso Chiese, industriale tra Chiese e Tione. Inoltre è fortemente ostacolato da una rete dei trasporti pubblici che è ferma agli anni cinquanta antiquata e pensata per servire solo i servizi su Tione, dimenticando di collegare il Nord di Campiglio con il basso Chiese fino direi a Vestone.E proprio alle difficoltà dei collegamenti con Brescia si deve la decadenza industriale del Basso Chiese che chiede urgentemente di essere allacciata a sud con la Lombardia e a est con Riva del Garda. Vi sarebbe materiale per scrivere una storia industriale delle fabbriche che offrivano lavoro femminile e che ora sono scompare. Dalla fabbrica d’imballaggi Cis negli anni venti, alla Nicolini, al calzificio dell’Orven a Pieve di Bono, alla Filatura Ferrari, alla Lowara e alla trafilatura Ghizzi di Storo. E’ scomparso un mondo industriale fatto di produzione e reddito vero e non indotto da servizi che fattura alla provincia o ai comuni.La prima occupazione di massa delle donne risale alla costruzione dei forti dello sbarramento di Lardaro dove furono impiegate tra il 1914 e il 1915. Per molte era la prima volta che ricevevano del denaro direttamente. Il lavoro nascosto delle donne era (ed è ancora) al centro della vita dei nostri paesi, come quando nella famiglia patriarcale la vita della era molto dura oberata dal lavoro; era lei a occuparsi della biancheria, della cucina, dei bambini, dell’orto, dei campi, del bait dove si allevavano diverse piccole specie di animali: galline, conigli, capre, anatre. Ma non si lamentava mai. Nella famiglia antica la donna era più serva che padrona di casa. Non si diceva «la signora è servita» perché era lei a servire tutti. Le famiglie patriarcali spesso erano ricomposte da più matrimoni successivi, perché la mortalità femminile era molto alta, a causa del parto. Tra prima e la seconda moglie, i figli da accudire spesso arrivavano al numero di dieci. Mentre i politici così promettono con parole spesso di moda, investimenti in “sviluppo” e “ricerca” non si sa bene in cosa, si ha sempre più la sensazione che a salvarci sarà invece una sorta di ritorno al passato in cui il ruolo del lavoro femminile sarà determinante per uscire da questa terribile crisi economica. La crisi chiede ancora una volta al lavoro nascosto delle donne, alle loro reti silenziose di solidarietà familiare e paesana, fatte di sorelle, cugine, zie e nonne, che hanno sostenuto nei secoli la vita delle nostre vallate, di contribuire al benessere di tutti. Spetta alle istituzioni come la Comunità delle Giudicarie e l’Agenzia del Lavoro nel nuovo tavolo di lavoro mettere a frutto un grande progetto occupazionale per le nostre valli che parta . I prossimi incontri a Storo il 6 novembre per le donne del Chiese ed a Giustino il 4 dicembre per le donne della Rendena.