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Il Blog di Marco Zulberti

Le riforme finanziarie di Obama

Barack ObamaQuando il 4 novembre del 2008 Barak Obama veniva eletto presidente degli Stati Uniti sconfiggendo lo sfidante repubblicano John McCain l'indice S&P 500 quotava 1008 punti, mentre oggi è a 1426 punti con rialzo del 41%. Erano passati solo 22 giorni da quando il presidente uscente Gorge Bush aveva controfirmato l'accordo TARP voluto da Ben Bernanke e perfezionato da Tim Geithner e Hank Paulson sul salvataggio del sistema finanziario americano. Il Troubled Asset Relief Program prevedeva il finanziamento immediato di 150 Mld di dollari alle principali banche americane per sopperire alla crisi di liquidità scatenata dai mutui sub-prime: a Bank Of america, Citigroup, Jp Morgan e Wells Fargo 25 a testa, mentre a Goldman Sachs, Morgan Stanley e State Street ne andarono 10. Per uno dei presidenti più liberal della storia americana come George Bush che aveva lasciato fallire la Lehmann Brothers quell'accordo divenne motivo per feroci critiche e questo favorì probabilmente la stessa elezione di Obama
Il recente recupero nei sondaggi di Mitt Romney, noto per la sua attività di finanziere d'assalto se da una parte mette in risalto le difficoltà del ciclo economico americano con un tasso di disoccupazione che comincia a dare i primi segni di contrazione al 7.9% e un Pil risalito al 2%, dall'altra dimentica l'efficacia dei provvedimenti presi dal presidente Obama, proprio in campo finanziario contro il liberismo senza regole con la messa sotto controllo di Wall Street, aspramente criticati dalle lobby finanziarie ma che ha permesso al principale polmone finanziario di tornare ad essere un mercato dei capitali moderno al servizio del ciclo economico.
In questi quattro anni tutti i macro settori in cui è diviso il mercato americano hanno segnato significativi recuperi a partire dal settore dei consumi personali (+115%), a quello tecnologico dell'information tecnology (+102%), alle materie base (+70%), quello industriale (+55%), il farmaceutico (+51%) premiato dal nuovo piano sanitario di Barak Obama fino ai consumi di beni industriali (+55%) che confermano un cambio nei consumi dai beni durevoli, casa e automobili, a quelli di più breve durata come piccoli elettrodomestici.
Più deboli ma positivi anche i settori protagonisti della prima decade del secolo come l'energia (+40%), i telefonici (+34%), i finanziari al centro della grande crisi scoppiata nel 2007 (+28%) mentre fanalino di coda rimangono le utilities a causa degli alti costi del petrolio e del trend in forte calo dei consumi elettrici e da riscaldamento.
In vista delle elezioni di lunedì 6 dicembre questi dati positivi indicano come la politica economica di Obama si sia rivolta anche al riassetto del mercato finanziario fondamentale per la stessa ripresa del ciclo economico rispetto al quale si trova sempre in anticipo. L'impressione è quella che in questi ultimi mesi di campagna elettorale non si sia guardato con sufficiente attenzione a questi progressi in confronto alla situazione europea che appare in forte ritardo proprio perché ancora impegnata negli accordi per una ristrutturazione del settore finanziario che appare estremamente difficile per i veti incrociati non solo dei tedeschi.
Senza una vera ristrutturazione di questo settore non vi sarà ripresa e questo Obama appare averlo applicato molto prima degli europei.