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Il Blog di Marco Zulberti

Nuove regole nella gestione del territorio a favore delle comunità

Darzo con il ChieseL'ultimo dramma dell'alluvione in Toscana e Lazio riporta l'attenzione ancora una volta al saccheggio e all'incuria del territorio e dello stato degli alvei dei fiumi, delle opere di raccolta e contenimento delle acque, sollevando numerosi interrogativi anche sul nostro territorio. Se da una parte negli ultimi vent'anni le attenzioni e le avidità di molti, non solo dei politici, sono andate verso la proprietà immobiliare, il settore delle costruzioni e la speculazione edilizia, oggi ci si rende conto osservando le fotografie dall'alto della valle del fiume Adige o di quella del Sarca dell'invasione sistematica da parte del cemento, in deroga alle normative e alle leggi, di opere e manufatti di ogni tipo. In Italia, la situazione è sicuramente più grave: da una parte la bolla delle costruzioni e dall'altra la "depressione" e l'abbandono della cura degli argini e degli alvei dei fiumi, ma questo ci deve porre continue domande su come oggi il territorio è gestito in conflitto tra troppe istituzioni a partire dai piani urbanistici provinciali, comprensoriali e comunali, dalla Guardia Forestale ai magistrati delle acque fino alla protezione civile e al corpo dei vigili del fuoco volontari.

Tutta questa fitta rete di incaricati determina uno stallo nelle decisioni che va assolutamente rimosso. Se un contadino taglia una pianta nel greto del fiume verrà sicuramente multato e andrà incontro a dei problemi. Mentre nei diciotto secoli che ci precedono azioni naturali di salvaguardia e cura del territorio avevano trasformato il Trentino in un giardino di terrazzamenti strappate alla montagna e fertili campi strappati ai fiumi con opere idriche imponenti in ogni angolo del territorio, oggi questa congerie di autorità competenti, anche nel più piccolo dettaglio di gestione del territorio al punto che ti multa se si dà fuoco alle sterpi appena recise nel campo, non è più in grado di decidere nulla.

E il territorio scivola verso un abbandono sempre più sistematico da una parte alle forze della speculazione edilizia e dall'altra a quelle smisurate della natura che quando si muove colpisce poi vittime ignare e innocenti del continuo scempio del territorio che un tempo era considerato la principale fonte del reddito agricolo e artigianale. Istituire regole di rispetto fluviale con distanze dagli argini meno generose, valutare le aree umide limitrofe ai fiumi come non edificabili nemmeno dopo una loro trasformazione, istituire non solo parchi montani ma anche parchi fluviali, imporre un calendario nelle manutenzioni degli alvei degli argini e dei controlli rigidi con la compilazione di un registro, lasciare libera la popolazione di prelevarne il legname. Cambiamo subito le regole sulla gestione dei territori, favoriamo un ritorno delle comunità (non delle giunte amministrative che sono altra cosa) e delle persone che vi abitano da secoli.