Il Blog di Marco Zulberti

Un mercato che impoverisce


mercati azionariNegli ultimi anni in Trentino, una regione economica prevalentemente chiusa su se stessa a causa della sua geografia montuosa, osserviamo sempre più frequentemente la vincita di appalti, non solo di lavori pubblici ma anche di servizi, da parte di ditte esterne alla provincia. Se da una parte questa caratteristica indica una positiva apertura della nostra regione all'economia di mercato con l'applicazione di regole internazionali sempre più in linea con gli obiettivi delle normative europee sulla concorrenza e sull'efficienza nell'erogazione dei servizi, dall'altra la crisi economica e una carente richiesta nei bandi di qualità nelle imprese che vi possono partecipare, ha provocato una differenza nei flussi di liquidità prodotta localmente da quella che poi esce dalla rete economica provinciale e non circola sul territorio.
Se un tempo l'economia trentina girava su se stessa con una liquidità e una raccolta che aumentavano grazie ai flussi turistici in ingresso e alla scarsa mobilità della popolazione che investiva ancora nel proprio territorio, oggi la rarefazione della liquidità indica un sempre più rapido impoverimento del nostro territorio che vede questi flussi in uscita più alti di quelli che si producono.
L'avvento dell'economia globale, o meglio dei circuiti finanziari internazionali, ha generato un nuovo problema, inverso a quello di un tempo quando gli emigranti andavano verso le americhe, la svizzera, la Francia e la Germania a lavorare e riportavano i capitali in trentino, alle volte anche per posta.
Adesso abbiamo il problema opposto perché il Trentino grazie alla sua autonomia e al suo buon governo illuminato molto simile ai modelli di centro sinistra del nord Europa è diventata una sorta di "Mecca" di terra dove andare a raccogliere. Per cui paradossalmente la nostra operosità, il nostro sistema coopertativo, il nostro sistema creditizio e industriale, il tessuto delle imprese di costruzioni e il settore turistico ha creata una forte ricchezza, ma che adesso la crisi vede assediata da una fiscalità durissima che raccoglie sul fondo proprio perché il sistema era molto più in regola che nel resto d'Italia, nello stesso tempo c'è un welfare fin troppo evoluto e costoso simile a quello delle democrazie socialiste del nord-Europa ma che poi affidiamo a imprese e servizi esterni al nostro territorio lasciando uscire una liquidità che un tempo rimaneva sul territorio. Questo paradosso che è il mercato senza regole chiare in questi settori rischia seriamente d'impoverirci ad una velocità doppia delle altre regioni.

V'è un mix pericolosissimo tra iper-spesa sociale nel welfare, ipercontrolli fiscali che derivano dalla cultura democratica della popolazione trentina storicamente più a sinistra e sociale dei veneti o dei lombardi, con un mercato degli appalti dei lavori pubblici e dei servizi ipergarantista giustamente delle norme impostate a livello europeo. Su questa strada si rischierà di perdere anche la concessione dell'Autobrennero.
La globalizzazione economica e l'internazionalizzazione della finanza stanno generando nuove tipologie di problemi per la liquidità dei nostri territori secolarmente chiusi su se stessi, a cui si dovrà prestare la massima attenzione. Troppa confusione e contraddizione sul termine "mercato" che rischia di scambiare non solo le mele con le pere, che sono già due prodotti diversi, ma la produzione con i servizi, il pubblico con il privato, il mercato del lavoro con i salariati e i disoccupati, i diritti di ogni cittadino ad avere un vita con la svendita di una economia che aveva resistito per venti secoli. Siamo di fronte a problemi che solo i tecnici della moneta sanno affrontare e il timore che i politici ancora una volta non comprendano è grande, in particolare quella sinistra che è aperta al mercato e al liberismo alle volte non comprende questi aspetti, abbandonando le popolazioni ai partiti localistici che poi creano ancora più danni.