Il Blog di Marco Zulberti

La terra dell'abbondanza

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La doppia crisi nel settore costruzioni e del settore auto sta mettendo in luce l'assenza di alcuni settori strategici come il settore agricolo in cui ogni famiglia trentina nel passato, oltre al lavoro principale, fondava un'attività anche minima da cui estraeva un reddito. Se leggiamo la statistica di Agostino Perini fatta nel 1850, le nostre valli apparivano tutte coltivate dalle sponde dei fiumi fino agli ultimi spiazzi erbosi sotto le cime delle montagne a 2700 metri.
Nel Trentino di metà Ottocento, nonostante la scarsità di denaro che in alcune valli costringeva all'emigrazione stagionale verso il Veneto e la Lombardia oltre i sette decimi della popolazione, si auto produceva quasi il 100% dei suoi beni alimentari e il suo territorio era tutto un susseguirsi di orti, campi, prati, messi, vigneti e frutteti, di ogni tipo e a ogni altitudine, al punto che il Perini osservava anche dell'inefficienze come il piantare i vitigni al piano e il grano in costa, che il contadino di quel tempo non valutava.La necessità di sostentarsi spingeva i trentini a produrre tutti i beni alimentari limitando la produzione di vino ad un 15% dei prodotti agricoli totali, consentendo così di non dover utilizzare denaro.

Confrontando il territorio agricolo trentino descritto da Perini nel 1850 e l'attuale situazione di specializzazione delle colture notiamo come vi sia stato un orientamento generalizzato verso quelle ad alto rendimento finanziario, rappresentate dal ortofrutticolo e da quello vinicolo a scapito di tutti gli altri al punto che in piena crisi di liquidità produciamo molto più vino, di quello che si produceva nell'ottocento, mentre importiamo una gran parte degli altri prodotti alimentari.

L'introduzione dei nuovi criteri di produzione e di sfruttamento del territorio ha così drasticamente cambiato il paesaggio agricolo delle nostra provincia e delle nostre vallate che nel frattempo si sono drasticamente imbruttite grazie alle deroghe che ogni comune ha deliberato in barba alle leggi urbanistiche provinciali.

La terra dell'abbondanza ottocentesca dei giardini e degli orti, dei vitigni e dei pascoli verdi resi, famosi in tutto il mondo dai dipinti di Giovanni Segantini, o negli affreschi di Torre Aquila, è un mero ricordo dove anche il fattore economico è stato innaturalmente capovolto.
Ci siamo vantati un attimo sborniati per anni della produzione di vino, ma non ci siamo accorti che non produciamo più patate, broccoli, verdure, melanzane, verze, fagioli e molti ortaggi da cui dipendono i consumi primari di ogni popolazione.

La crisi dei finanziariamente "ricchi" settori immobiliari e delle costruzioni si incrocia così con la crisi del paesaggio trentino, del suo territorio, e della sua produzione agricola, anch'essa deformata dalla rincorsa della rendita finanziaria scoprendo le radici antiche di una economia che aveva resistito per secoli. Di questa perdita stanno soffrendo soprattutto le comunità più periferiche dove i campi e gli orti oggi appaiono abbandonati da un'umanità che offuscata dalle "mollezze" medianiche appare preda di un modo di vivere da periferia, popolare e "cittadino", ma senza alcuna città dove recarsi a percepire il misero salario della grande industria.