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Il Blog di Marco Zulberti

Decretare d'urgenza. Nel settore costruzioni il nuovo governo, quando si insedierà, dovrà agire in tempi rapidissimi. Ma nessuno ne parla...

crisi-edilizia
Mancano orami solo tre settimane alle elezioni elettorali e i sei leader Berlusconi, Bersani, Monti, Grillo, Ingroia e Vendola sembrano avere tutti lo stesso populistico programma del taglio delle tasse. Obiettivo dei tagli sono l'IMU, l'IRAP, l'IRPEF, fino al bollo auto e molto altro e varia di giorno in giorno in base ai sondaggi e allo scontro televisivo. I programmi però scarseggiano di dettagli sul come saranno fatti questi tagli e in base a quale politica verrà fatto un contemporaneo taglio delle spese. Tutti con la stessa promessa, tutti con lo stesso programma. Entrare nella cabina elettorale sarà come compiere un puro esercizio di simpatia e fiducia personale verso uno di questi leader, senza una valutazione razionale dei programmi economici che ci propongono. Manca completamente quella che in analisi economica, e parafrasando anche in medicina, si chiama diagnosi effettiva della malattia e quindi della crisi, con la descrizione della cura e dei singoli interventi.

L'infezione del debito non ha infatti colpito solo un organo, solo alcuni settori, come quello delle costruzioni o dell'auto, come si dice da tempo, ma anche scoperto emorragie di liquidità causate dall'inefficienza cronica di altri settori come quello dei cosiddetti servizi di pubblica utilità, rappresentate dai costi delle tariffe di energia, dei trasporti, delle comunicazioni, della sanità, dei servizi finanziari, bancari e assicurativi, e dal terziario, che nell'ultimo decennio si è sviluppato superando i settori più produttivi come l'industriale e l'agricolo.

E' vero che l'Italia ha il secondo settore manifatturiero europeo ma il suo peso sull'economia nazionale è andato via via riducendosi dal 50% degli anni settanta, all'attuale 25%. La perdita e la svendita di colossi come Montedison, Snia, Ferruzzi, Parmalat e Cirio, la svendita dell'Alfa Romeo, ha determinato un impoverimento che non può essere visto solo con gli occhi del mercato e del consumatore. Queste sono società che non fatturano più in Italia con un danno anche finanziario per le casse dello Stato.

Per questo non possiamo sperare di uscire da questa situazione solo esportando come negli anni Ottanta e Novanta. Bisogna pertanto agire anche su questi settori allentando i costi delle bollette e automaticamente lasciano più reddito disponibile ai cittadini. Se la crisi del settore auto è probabilmente risolvibile con una nuova politica commerciale di prezzi e offerta di prodotti di qualità da parte della Fiat rispetto ai concorrenti tedeschi e giapponesi, più complesso è invece agire sul settore costruzioni, dove il nuovo governo, appena insediato, dovrà agire in tempi rapidissimi.

Questa è la parte del programma di cui nessuno dei candidati parla. Ed è proprio partendo dai salvataggi effettuati negli anni Ottanta e Novanta, pensiamo al Banco Ambrosiano o alla Ferruzzi, che i politici oggi dovrebbero essere meno aggressivi con i tecnici, di cui dal giorno successivo alle elezioni, avranno estremamente bisogno. E su questo punto ha ragione il presidente Mario Monti. In quegli anni il sistema bancario, in accordo con l'IRI e i ministeri dell'Economia e dell'Industria, rinunciò agli interessi per salvare il capitale. L'errore fu poi quello di vendere le aziende risanate a cordate estere.

Oggi si presenta lo stesso problema con il settore delle costruzioni dove le attese della speculazione sui prezzi dell'immobiliare aveva superato quelle dei mercati finanziari Sapranno i sei leader affrontare la situazione senza aumentare il debito solo con lo slogan "abbasseremo le tasse"? La domanda è retorica e quindi la risposta è; no. Nel 1932 Roosvelt nei primi 100 giorni propose quattro grandi riforme contemporaneamente nel settore industriale, nel settore bancario, nel settore della pubblica amministrazione e nel welfare con il progetto delle Tenneesse Valley Act che con i grandi lavori assorbì la grande disoccupazione.

Dai bracci di ferro incrociati tra i nostri leader non si sente nulla di tutto questo, se non obiettivi secondari ancora politici come una nuova legge elettorale, la riforma della costituzione, la legge sui conflitti d'interesse o il diritto alla vita e alle famiglie gay. Tutti temi sacrosanti, soprattutto la legge elettorale, ma che rinviano pericolosamente ancora una volta quelli economici, mostrando l'inadeguatezza generale di questa classe politica di fronte all'attuale crisi economica.