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Il Blog di Marco Zulberti

Prima la fiducia. Difficile in Italia puntare sul "modello Belgio"

muro di berlino la costruzione

Nell'impasse in cui è caduta la politica italiana dopo le elezioni del 24 febbraio, chi punta sull'effetto "Belgio", quando in analoga situazione di stallo di governo che permise al paese comunque di migliorare, credo commetta un errore. I veti e gli equilibri bizantini tra i tre partiti che siedono oggi in parlamento, Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e Partito delle Libertà, stanno corrodendo la fiducia che il governo di Mario Monti, aveva con sacrifici alla "lacrime e sangue", ripristinato a livello internazionale. E siccome i mercati vivono più di fiducia che di numeri o rendimenti, basta osservare come viene comprato il Bund tedesco che rende l'uno e venti per cento mentre il Btp rende mediamente il cinque, non c'è Draghi, Monti o fondo salva stati che faccia da diga alla sfiducia, ancora per molto tempo. Dopo il lavoro di salvataggio di Monti oggi ci troviamo nuovamente sul bordo del tracollo. L'elezione inattesa di Grasso e Boldrini, al senato e della camera, con l'appoggio esterno del Movimento Cinque Stelle, rimette in modo significativo la prua del debito, sulla rotta di una prima fiducia, fornendo ai mercati finanziari un segnale che nei prossimi giorni si concretizzerà in passi ancora più importanti, perché ai tedeschi, che stanno imponendo un rigore senza sconti ai debiti delle nazioni europee, servono segnali tangibili di cambiamento per poter andare avanti sulla strada del risanamento europeo.

Torna alla memoria l'unione tra la Germania dell'ovest e quella dell'est, la DDR, quando fu fatto un cambio alla pari, tra il marco dell'ovest e quello dell'est. Durante gli anni Novanta l'economia statale e inefficiente dell'est, della Deuschte Democratiche Republik, fu rasa senza pietà dagli stessi tedeschi dell'ovest. Perché i tedeschi che non avevano fatto sconti a fratelli dell'est, dovrebbero avere oggi pietà di spagnoli, greci e italiani? Il ragionamento appare alquanto cinico, ma terribilmente oggettivo e storico, perché le schermaglie di queste ultime settimane post-elezioni hanno fatto trasparire l'assenza nella nostra classe politica di questa visione europea e storica a cui manca completamente.
Lo spirito di fiducia, Monti docet, quindi oggi, con un debito come quello italiano, conta più di tutto il resto.
Nel nostro piccolo anche i problemi della provincia di Trento e della nostra regione, il Trentino Alto Adige , sembrano molto simili a quelli di uno stato come la Germania dell'est, dove la spinta della leva della spesa pubblica era diventata l'unica leva di crescita. Una commistione tra la classe politica, le istituzioni pubbliche, i servizi e la cooperazione, ha di fatto creato un modello molto simile a quello di una social-democrazia, bloccata da un apparato che non ha coscienza di quanto il mercato sia stato deformato dai costi dell'apparato pubblico. Quando i prezzi si fissano con le tabelle dell'Istat e i prontuari dei costi edilizi negli uffici tecnici, il mercato per quanto esistente sulla carta è di fatto scomparso, proprio come nei paesi del socialismo reale.
E la storia ci insegna che quando una nazione esce dal mercato, di fatto la sua economia è destinata a entrare in crisi, nonostante tutti i buoni propositi che il modello politico e cooperativo abbiano rappresentato in questi ultimi cento anni. Da una parte il collegamento tra società e cooperazione è fondamentale per uscire dalla crisi, ma dall'altra il blocco cooperativo deve anche comprendere le profonde distorsioni che lo attraversano e confrontarsi, senza averne paura, con gli altri soggetti privati, sia sul paino commerciale, che in quello del credito.
L'impressione di questo mondo bloccato, in cui il mercato è stato sospeso, in cui i soggetti privati sono visti dal mondo cooperativistico come dei nemici da combattere, è ancora molto forte, anche per questo blocco impedisce anche quel ricambio delle intelligenze, rappresentate dal mercato delle professionalità necessarie per uscire dalla crisi. La crisi della Germania dell'est è rappresentativa di quanto oggi sta succedendo anche nella nostra terra.