Il Blog di Marco Zulberti

Un'emergenza sociale dimenticata. Cosa aspettano le istituzioni come provincia e comuni a censire la sofferenza dei loro cittadini?

lavoro il problema

Mentre i sindaci di molti centri annunciano nuove opere pubbliche come musei, case servizi, caserme dei pompieri, piscine, ospedali, in vista di una loro candidatura come consiglieri provinciali e le imprese ringraziano per l'ennesima pioggia di denaro pubblico vista giustamente come una manna in questa acuta crisi dell'edilizia, le sofferenze di quei trentini che sono senza lavoro o in forti difficoltà per la scarsità di reddito a causa del costo dei servizi primari necessari alla sola sopravvivenza come energia, trasporti e telecomunicazioni sono ancora fortemente trascurate.

Cosa aspettano le istituzioni come provincia e comuni a censire la sofferenza dei loro cittadini? Solo i sindacati si stanno muovendo sulla necessità di intervenire su questo fronte, ma anche ritrovandosi spesso messi in un angolo da critiche e mancanza di risposte. Perché se è vero che a livello delle comunità di valle e delle agenzie del lavoro molti strumenti sono stati messi in campo per affrontare alcune tipologie di difficoltà come aiuti al reddito, aiuti ai nuclei familiari, aiuti all'affitto, finanziamenti all'acquisto della prima casa, fino alla formazione all'introduzione al lavoro di donne e giovani alcune delle quali anche contestate come l'aiuto all'affitto che alimenta l'inflazione e sostiene un mercato immobiliare gonfiato, dall'altra molti cittadini sono vessati dal prezzo dei beni primari.

Di fronte a questa situazione non si vede alcuna iniziativa dei sindaci a supporto dei loro concittadini, anzi sembra che vogliano fuggire verso incarichi più prestigiosi a Trento o a Roma, utilizzando ancora una volta lo strumento della spesa pubblica e dimenticandosi della sofferenza generale di artigiani, imprese, commercianti, pensionati e cittadini di ogni età.

Non si vedono iniziative nella classe politica, per chiedere alle società dei servizi di abbassare i costi del gas, dell'energia elettrica, delle poste, di stemperare la temperatura della crisi che è sempre più alta mettendo sotto pressione tutta la società. Allora anche i richiami delle istituzioni nel non voler colpevolizzare la classe politica, e nel dire che ogni società ha i governanti che si è eletta, vanno rigettati perché la distanza tra le eterne reciproche accuse condite da promesse mai rispettate, vediamo quelle fatte in queste ore nella campagna presidenziale a Roma, e la crisi che sta cominciando ad assillare un prima importante fetta di popolazione trentina, soprattutto quella più periferica e dipendente dai costi dei trasporti e dell'energia, sta assumendo livelli di emergenza sociale.
Come si afferma che da questa crisi non usciremo più come eravamo prima, allo stesso modo si deve uscire dalla vecchia logica della spesa pubblica solo in manufatti che poi aggravano la spesa dei comuni, e pensare a nuovi strumenti d'intervento sociale diretti ad aiutare la cittadinanza partendo dai trentini più deboli e soli che in questo momento stanno veramente male.
Al di là di qualche singola iniziativa a livello di Comunità di Valle e di qualche agenzia dell'impiego (sarebbe meglio tornare al vecchio termine di "lavoro") non si vedono segnali di questa sensibilità nuova verso la cittadinanza, necessaria a tenere saldo il benessere che in questi ultimi decenni la nostra terra montana si era conquistata.