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Il Blog di Marco Zulberti

Le sorgenti del male. Le riflessioni di Zygmunt Bauman nel saggio pubblicato recentemente dalla casa editrice Erickson di Trento

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Per quale motivo gli uomini che appartenevano al 101° Battaglione di Polizia della riserva tedesca, inadatti a compiti della prima linea, che non avevano mai commesso atti violenti, durante il rastrellamento degli ebrei in Polonia furono pronti a sparare a bruciapelo alle donne, agli uomini e ai bambini? Solo una percentuale tra il dieci e venti per cento, di quegli uomini normalissimi, si sottrasse a quegli ordini. Dove si è originato il male?
Per quale motivo Joseph Goebbels, Heinrich Himmler e Adolf Eichman, che erano padri affettuosi con le loro famiglie hanno avuto la scelleratezza di pianificare lo sterminio del popolo ebraico e di tutti gli esseri umani di razza inferiore? Per quale motivo il 16 marzo 1945, quando la Germania nazista era in ginocchio, il generale inglese Arthur Harris della Royal Air Force, inviò 225 bombardieri Lancaster con l'ordine di lanciare 289 tonnellate di esplosivo e 573 tonnellate di sostanze incendiarie sulla storica cittadina di Wurzburg di 107 mila abitanti, ricca di storia e di tesori artistici dove Lutero tradusse la bibbia, causando la morte di 5000 civili? Per quale motivo il 6 e il 9 agosto il presidente americano Truman decise di sganciare le due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, quando da un mese v'erano già trattative di pace con il governo giapponese ormai allo stremo?

A queste domande intorno alle origini del male cerca di rispondere Zygmunt Bauman, nel saggio Le sorgenti del male, pubblicato recentemente dalla casa editrice Erickson di Trento. Collegandosi alle riflessioni della Scuola di Francoforte di Theodor Adorno e di Hanna Arendt, sulla "banalità" del male come risultato di una pericolosa volontà di potenza, Bauman ci conduce in questo suo scritto attraverso la metamorfosi che ha subito l'umanità nel ventesimo secolo.

Punto di partenza sono i limiti con cui la stessa ragione aveva guidato la rivoluzione francese verso la democrazia e i diritti umani, una ragione che in intellettuali come Evarist Gamelin era diventata strumento implacabile per dividere l'umanità in favorevoli e oppositori, tramutando gli affettuosi sentimenti familiari in intolleranza verso il debole, il diverso. Le masse sono state così trasportate dal maremoto del totalitarismo nell'Olocausto, per trovarsi oggi in uno sterminato campo minato dove in continuazione vi sono esplosioni con nuove vittime. Nel Novecento hanno perso la vita fra i 100 e i 160 milioni di uomini innocenti, con una media di tremila morti al giorno, lo stesso numero, fa notare Bauman che ha perso la vita l'undici settembre del 2001, con il crollo delle Twin Towers.
Cosa trasforma un padre di famiglia come Eichman in un mostro, se nei suoi comportamenti niente faceva pensare che lo fosse, come gli stessi soldati della riserva tedesca? Cosa origina il male nell'uomo che trasforma un giovane studente americano, in un folle che stermina i propri compagni? Nonostante si disponga di psicologi per individuare psicotici e sociopatici, nonostante gli standard che sono stati utilizzati per distinguere i «portatori di disumanità» la scoperta agghiacciante è che questi individui prima e dopo aver commesso i loro agghiaccianti delitti, o apparissero agnelli mansueti e non lupi predatori. Eichmann era un talentuoso burocrate, dotato di qualità per eseguire le sue funzioni con abilità e iniziativa personale. Ma se Eichmann era normale, allora nessuno è a priori esente dal sospetto. In ogni essere umano apparentemente normale si può nascondere una sorgente del male. Il dominio sulle masse si fonda proprio sul principio che le masse sono composte in maggioranza, non di vampiri, o sadici, ma di lavoratori e padri di famiglia.
La risposta di Baumann è quella di presupporre l'esistenza nell'essere umano di uno stato dormiente, irriflessivo, in cui la ragione perde la relazione con la morale. Per motivi economici in una realtà fatta di tastiere e di bottoni. ha preso forma un congegno infernale che separa la capacità tecnologica dall'immaginazione morale favorendo un comportamento "automatico", irriflessivo, che si auto-alimenta, si auto-rinforza e si auto-rinvigorisce. Le atrocità pertanto finiscono con l'autoriprodursi, riducendo gli eventi tragici a riflessi incondizionati dalla routine, di fornte al quale l'uomo comune manifesta tutta la sua impotenza. Le macchine indomabili, inarrestabili, inassogettabili e in realtà ingovernabili, si stano identificando in un mostruoso impero tecnico-totalitario, affine a quello nazista. Sempre più l'uomo separandosi dalla realtà perderà la capacità d'immaginare quanto avviene nella realtà, dopo che si è schiacciato sulla tastiera un tasto con il quale si lancia un razzo. Di fronte a questo timore di una deriva della ragione tecnica, asservita alla giustificazione economica e alle sue conseguenze, il dovere morale di un filosofo e maestro Zygmunt Bauman è quello «di rendere le persone consapevoli, e quindi di allarmarle, perché le paure che le assillando hanno valide ragioni».