Il Blog di Marco Zulberti

Stato leggero e flat tax. "È necessario tagliare la spesa pubblica lanciando un nuovo vero progetto liberale e allo stesso momento sociale per il Trentino, sulla scia delle social-democrazie del nord Europa..."

Icon Economic Freedom  

L'enfasi retorica sulla nuova legge di stabilità che dovrebbe rilanciare l'economia non si è ancora spenta che i primi dubbi cominciano ad emergere con sempre più evidenza. Le nuove tasse Tares e Tasi, il ribasso dello 0,6 del cuneo fiscale, il mancato taglio della sanità, settore demagogicamente difeso dai sindacati ma che nasconde enormi sprechi e inefficienze, la cessione del patrimonio immobiliare, voce che sistematicamente viene messa in tutte le finanziarie dal 2001 ad oggi senza alcun effetto, fanno sorgere una domanda ormai condivisa dalla stragrande maggioranza della popolazione; perché non si riesce a tagliare la spesa pubblica in modo più massiccio?
La risposta, nella terra dell'autonomia di stampo tedesco, che oggi si avvia alle elezioni provinciali con il record di sempre di liste e candidati alla sedia di consigliere provinciale, è abbastanza lapalissiana; se tagliamo le tasse si deve tagliare il numero dei politici, della cariche pubbliche, degli incarichi. In poche parole tagliare la spesa pubblica significa avere meno politici in gioco e meno denaro a disposizione per i lavori pubblici, per i servizi alle istituzioni, per i progetti, per le consulenze. Allora appare normale, prima di allentare la pressione fiscale, continuare ad illudere una classe di politici e una parte della società, che le cose non cambieranno, cha le istituzioni interverranno, che la provincia salverà e aiuterà tutti, centro e periferia, come le valli più remote e lontane.

Invece di fronte a questo impressionante calo della massa monetaria circolante che coinvolge tutta l'Europa, basta osservare il bollettino rintracciabile sul sito della Banca centrale europea, la classe politica che si appresta ad essere nominata al governo della nostra provincia, dovrebbe, forte dello strumento dell'autonomia, lanciare veramente un nuovo progetto liberale e allo stesso momento sociale per il Trentino, sulla scia delle social-democrazie del nord Europa, come in Danimarca, dove esiste un fortissimo welfare, ma anche la libertà di licenziamento, dove studiano i meritevoli, ma gli altri giovani vengono accompagnati in un percorso di vera formazione professionale.

Pensiamo al caso Ikea che ha fatto della filiera del legno svedese un marchio mondiale.
Accorpare i comuni nelle comunità e non abolire le comunità per illudere i cento piccoli comuni come fanno alcuni vecchi istrioni della politica, ridurre drasticamente il numero dei rappresentati nei consigli provinciali, comunità e comunali, favorire il servizio pubblico nei trasporti. Ridurre i personalismi di cui le ventitré liste sembrano esemplari con una legge elettorale provinciale alla tedesca, fare vere legge urbanistiche in cui la deroga è utilizzata come fatto eccezionale e non come regola anche da parte dell'ente pubblico che in base al sindaco di turno, realizza tutti i progetti che intende attuare.
Se è vero che questa crisi è nata nel campo finanziario, e anche vero che dove lo stato e le istituzioni pubbliche spendevano meno ed erano più efficienti, la crisi è stata superata più rapidamente come nelle vicine Austria, Svizzera e Baviera, regioni simili a quella trentina che devono diventare i nostri modelli senza infiltrazione di pseudo-esperti dell'economia montana che provengono da altre realtà.
Uno stato leggero e una politica fiscale che si allinei a posizioni simili a quelle del tea party americano con una tassazione simile a quella di altri paesi europei come la Polonia dove sono in atto aliquote fiscali fisse sia sui privati che sulle imprese. Quello della spesa pubblica leggera e delle revisione drastica delle aliquote fiscali verso il basso, rappresenta però la drastica riduzione del numero dei politici, protagonisti del "cabaret" che continuiamo ad osservare anche nelle nostre lontane lande montane.