Il Blog di Marco Zulberti

Primo passo, salvare il capitale

salviamo il capitale 

E' sempre più complesso, ma nello stesso tempo urgente, spezzare la spirale negativa in cui sono cadute l'economia italiana e trentina, dove ad un aumento dei costi dei servizi come energia e trasporti, corrisponde un calo dei fatturati delle imprese e un calo drastico del lavoro, a partire dal settore edile e automobilistico, la cui onda lunga sta raggiungendo quello industriale, turistico e agricolo.
In questo domino perverso che non si riesce a fermare, a causa di una classe politica che attende sempre speranzosa la ripresa e l'uscita dal tunnel, la rarefazione della massa monetaria circolante a disposizione delle famiglie e dell'imprese è l'effetto più lampante e registrato da tutte le agenzie economiche a partire dalla Banca Centrale Europea. Per massa circolante intendo in modo generico la quantità totale di capitale disponibile a famiglie e imprese proveniente da salari e redditi da impresa e disponibile per i pagamenti elettronici compreso il contante.

Nonostante i piani di iniezione di liquidità varati a partire dal dicembre del 2011 da parte della Banca Centrale Europea, questa liquidità di fatto era di fatto semplicemente costituita da linee di credito verso le banche, con la quale è stato tamponato il deflusso di capitali stranieri dai titoli di stato e non vera liquidità disponibile ad essere messa in circolazione. Queste due masse hanno infatti per i tecnici nomi diversi, la prima quella che si è espansa si chiama M1 e la seconda, quella di cui soffriamo la contrazione in modo diretto è indicata come M3, ed è con questo dato che si devono fare i bilanci famigliari e societari, compresi quelli delle istituzioni pubbliche, senza andare in rosso. Gli istituti di credito che attingono a queste linee erogate dalla Banca Centrale dovranno anche restituirle entro il 2015 e su queste cifre non si possono costruire ulteriori rischi legati al ciclo economico. La stretta sul credito è frutto della contrazione quindi di M3 e non di quella più generale M1.

Di fatto famiglie e imprese hanno a disposizione, sempre meno redditi e utili, con cui affrontare la vita di tutti i giorni, a causa della contrazione di questa massa che di fatto impedisce anche l'attuazione di qualsiasi politica di tipo keynesiano. Quando sentiamo qualche politico o imprenditore che ci dice "mi sento un keynesiano", si deve fargli notare che l'attuale situazione impedisce qualsiasi tipologia di economia keynesiana, proprio perché si deve agire con una massa in contrazione. Al massimo si può essere strabici: da una parte tagliare spesa pubblica diretta sulla scia delle tesi di von Hayek, un economista austriaco coevo di Keynes, ma suo oppositore, e dall'altra favorire una politica di nuova ripresa economica nei settori che hanno un futuro in Trentino come il turismo, le infrastrutture dei trasporti, la green economy e l'agricoltura di montagna che dopo decenni di abbandono può offrire ancora una fonte di reddito a decine di migliaia di trentini che oggi fuoriescono dai settori industriali.
La posizione anti-keynesiana di Hayek, era chiara: in una situazione di contrazione della massa monetaria e di depressione, in cui è necessario salvare il capitale, non si riescono a risolvere i problemi semplicemente aumentando la concessione di prestiti, anzi si rischia solo di peggiorare le cose. Se infatti si aumenta il peso dei consumi, la carenza di liquidità, può solo peggiorare le cose e questa carenza subisce un aggravamento. E non solo. Anche l'iniziativa pubblica con una politica volta a stimolare un incremento dei beni di consumo rispetto a quelli di produzione, determina un consumo di capitale e un «prolungamento della stagnazione».
Mentre quindi si sta per costituire il nuovo governo della Provincia di Trento, che dovrà affrontare una delle più complesse crisi che la nostra terra abbia affrontato dai tempi del distacco dal Lombardo Veneto, quando si verificarono situazioni analoghe avviando l'emigrazione verso le Americhe, è necessario approfondire il tema della contrazione della liquidità, in una terra che ne consuma moltissima solo per spostarsi tra le valli e riscaldare le abitazioni. Le più colpite da questa crisi sono infatti le popolazioni delle vallate più remote e distanti ma che progressivamente se non governata finirà con il colpire i centri più grandi della nostra regione. Per cui condanniamo pure i finanzieri e i capitalisti, ma salviamo il capitale residuo da ulteriori sprechi improduttivi e deleteri.