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Il Blog di Marco Zulberti

La ripresa riparte dal lavoro attivo. Necessaria una equa distribuzione del salario

vigneti alto Adige-weinbau-tscherms

Il numeri della disoccupazione, sia di quella giovanile, che di quella assoluta sono ormai inquietanti al punto che il sistema appare senza futuro e insostenibile. I progetti di vita e di lavoro sembrano interrotti da una mancanza di risorse per sostenere qualsiasi tipo di progetto. Questi anni di crisi invece che sfociare ad una nuova visione della società, e a nuovi metodi di vita, di lavoro e di produzione, sembra orientata in modo quasi paranoico ad attendersi un completamento di quelli che invece sono ormai esauriti. La classe politica invece che attuare norme che orientassero l'economia a questa nuova visione ha brutalmente applicato tagli di spesa e nuove tasse in modo cieco finalizzata a salvarla. Ma non è stata solo la classe politica a perseverare. La stessa cosa è avvenuta nel campo della speculazione immobiliare che attende ancora oggi dopo cinque anni che i prezzi degli immobili tornino a salire per tornare a fare trading senza rendersi conto che la massa monetaria è ancora in contrazione.

Stessa situazione per il campo finanziario dove la mentalità speculativa non si è mai fermata, se non nei momenti di massima crisi con il divieto di effettuare operazioni allo scoperto, al punto che le stesse istituzioni finanziarie europee speculavano contro o a favore i vari debiti pubblici di questo o quello stato.

Stessa situazione nelle autority dei servizi essenziali che non hanno compreso la dinamica della crisi di liquidità continuando ad applicare aumenti nelle tariffe dei beni essenziali come acqua, energia, trasporti, autostrade, telecomunicazioni, servizi finanziari. Di fronte a questa sorta di paralisi che ha caratterizzato questi settori fondamentali al governo della società che non hanno compreso la crisi, è normale che il ciclo economico interno basato sui consumi, sia andato a picco generando in una sorta d'inviluppo negativo anche nuova disoccupazione.

Osservando questa massa di giovani disoccupati senza lavoro, molto spesso con famiglia, con una formazione scolastica, l'impressione è che vi sia qualcosa di dimenticato nella concezione del lavoro che appare storicamente un concetto molto più complesso dove agiscono anche altri concetti che culturalmente si sovrappongono come inattività, come posto di lavoro, come contratto di lavoro, come efficienza sul lavoro, come salario del lavoro.

Le vigne che oggi vediamo nella Valle dell'Adige, non ci si rende conto che sono cresciute su terreni, strappati al fiume e alla montagna, preparati nel passato da contadini e muratori che lavoravano anni a dissodare campi e arginare le acque senza alcun reddito, senza alcuna paga. Esistono attività lavorative preparatorie che non contemplano la rendita monetaria, ma semplicemente la rendita futura, sia essa agricola, zootecnica ma anche artigianale e industriale.

Ideare nuovi prodotti, pensare nuovi modi di produzione, migliorare le efficienza, contemplare minor costi degli immobili, minori costi nei trasporti, sono tutte attività di lavoro a reddito zero. Questo mondo che è quello che si deve attivare in queste fase negative del ciclo economico sembra dimenticato. Con i parametri economici di oggi nessuno dei nostri avi avrebbe perso anni di lavoro a strappare la terra dove l'anno successivo seminare le patate o piantare le vigne o far pascolare i propri allevamenti.

In questo mondo top-down bloccato tra un mondo istituzionale forte, dove agiscono manager, politici e docenti di alto livello e un mondo "bios" vicino alle sfere più fragili come la comunità, la famiglia e il lavoro, dove sopravvivono masse di giovani inattivi, v'è la sensazione di una mancanza di esperienza non tanto della crisi, ma in un mondo scarso, non povero, ma apparentemente anti-economico com'era quello dei nostri avi, in cui si passavano i giorni a raccogliere l'ultimo filo di paglia, l'ultima foglia dal bosco, rinunciando alla rendita, distribuendo equamente i salari, permettendo a tutti una attività lavorativa, non tanto un posto, un contratto, ma tutti insieme lavorare ad un mondo che è destinato a cambiare.

Nel primo dopo guerra in Germania il movimento degli ingegneri, architetti ed economisti che aderirono al Bauhaus aveva come fine quello di dare a tutti una casa moderna ed economicamente sostenibile dai redditi più bassi. In Germania grazie a questo movimento non si è mai formata una bolla immobiliare. Nella nostra terra trentina che si dice la classe dirigente sta tutelando la rendita immobiliare o pensa a ridurne i costi?

Lo scollamento di cui oggi le masse dei cittadini in difficoltà sono vittime è proprio questo eterno annuncio, delle classi al governo dei vari settori coinvolti dalla crisi economica, che si sta uscendo dal tunnel dimenticando che forse ne siamo giù usciti e che siamo nella buia notte stellata del nuovo mondo in cui la classe al governo, economica e politica, dovrà uscire dall'immobilismo e darsi da fare per accendere le luci.