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Il Blog di Marco Zulberti

Legge elettorale: chi l'ha scritta si è ispirato ai principi della rappresentanza, della governabilità e della giustizia, o pensava ad amici da includere e a nemici da escludere?

Legge-elettorale  da www.milanopost.info

Il dibattito intorno alle preferenze nelle liste elettorali sta aprendo una voragine dentro la quale rischia di cadere l'intero impianto della nuova legge elettorale. Perché è palese che questa scelta sia stata effettuata per penalizzare i leader che sono più popolari e che hanno un seguito nella società civile rispetto ai politici di professione che eletti con le liste bloccate in questi anni hanno manifestato la loro totale estraneità alla vita sociale e democratica del paese. Sono palesi anche le soglie che collocate ai livelli dell'8 per cento per i partiti singoli e al 5 per le coalizioni, più il premio di maggioranza al 35, hanno lo scopo di limitare due componenti popolari della politica italiana come la Lega Nord e il Movimento cinque stelle. Da un rifiuto del proporzionale tedesco con sbarramento si è passati ad un proporzionale tedesco moltiplicato per due. Il punto critico è quindi proprio il premio alle coalizioni rispetto ai partiti. Ai piccoli partiti personalistici, che in questi ultimi vent'anni hanno creato i problemi più grossi e reso continuante fragili i governi, nonostante la retorica idea che il bipolarismo abbia funzionato, rimane la possibilità di continuare a contare di più dei partiti più grossi, senza rispettare il criterio della rappresentanza.

Ci sono degli squilibri nella proposta della nuova legge elettorale che vanno dichiarati pubblicamente subito, prima che tra qualche anno ci si rimetta a capire quello che non va.
E' abbastanza lampante che chi ha scritto la legge ha pensato ancora una volta più alle elitè della politica professionistica che di quelle popolari e rappresentative della società.
Negli anni settanta uscì un libro, "Una teoria della giustizia" di John Rawls, che negli Stati Uniti cambiò per sempre l'idea di come deve comportarsi il legislatore. Quando il legislatore scrive una legge deve sospendere la propria identità collocandosi idealmente dietro un velo che lo separa dalla vita, e scriverla, senza sapere se poi nella vita reale sarà ricco o povero, vecchio o giovane, uomo o donna, nero o bianco e di quale idea politica. Solo così il legislatore potrà fare il bene di tutti, sulla scia di Adam Smith, nella difesa egoistica del proprio interesse, ma di cui non si è a conoscenza mentre si scrive la legge. Solo pensando al bene generale, senza pre-giudicare gli altri e dimenticando se stesso, il legislatore può scrivere buone leggi per il bene comune collettivo.

In quale stato era l'animo dei "legislatori" quando hanno scritto la proposta della nuova legge elettorale? Avevano di fronte a loro i principi della rappresentanza, della governabilità e della giustizia distributiva? O piuttosto pensavano ad amici da includere e a nemici da escludere?
Ci sono elementi di questa legge elettorale che fanno dubitare di questa neutralità necessaria, di questa ignoranza ideale delle parti, di una equidistanza da tutto come principio, ma piuttosto che avevano chiaro quali amici del cambiamento attutire. E' vero che il livore dei capipopolo fin dal tempo dei "sanculotte" della rivoluzione francese e dei "Masaniello", hanno fatto inizialmente molti più danni, ma senza le "picconate" di Cossiga alla fine degli anni ottanta, forse saremo ancora immersi nel buio degli anni settanta.

Eliminare la preferenza e negare il finanziamento ai partiti sono state due decisioni prese dal popolo italiano sulla scia di quelle picconate e ognuna aveva lo scopo di combattere la corruzione nella classe politica. La prima è stata applicata la seconda aggirata ed ignorata. Perché i difensori della nuova legge elettorale utilizza queste motivazioni? Perché l'impianto di questa proposta di legge elettorale ancora una volta non è fatta nell'interesse del bene generale, ma solo di caste politiche sempre più ristrette, accerchiate da una società che chiede loro di affrontare effettivamente i problemi di tutti giorni, soprattutto quelli delle giovani generazioni che stanno crescendo prive di una formazione scolastica, anche pratica, che le sappia orientare immediatamente al lavoro, sia di prospettive occupazionali in settori economicamente stabili e sostenibili nel tempo, com'erano nel passato l'agricolo primario e quello artigianale e oggi sono quello del turismo, dell'energia e della green economy.