Il Blog di Marco Zulberti

La terra di Basilio

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Non posso dire di aver conosciuto il maestro Basilio Mosca nonostante lo frequentassi dai primi anni Novanta grazie alla collaborazione tra il Gruppo Culturale "Quatar sorele" e il Centro Studi Judicaria, e ancor prima da ragazzo quando lo incontravo a livello familiare insieme al nonno Beppi di Cimego e alla nonna Margherita di Prezzo sui prati di Boniprati dove amava passare le domeniche. Non posso dire di averlo conosciuto perché Basilio non parlava molto e il suo modo di accostare le persone, soprattutto i giovani come me, era fatto di forti strette di mano, di prolungati sorrisi paterni e di sguardi penetranti e melanconici, che sembrava volessero condividere tutto il dolore familiare che gli altri ed io avevamo dentro.
Basilio sapeva guardare, ascoltare e capire gli altri come pochi, come facevano solo i vecchi maestri, che si preoccupavano dal primo contatto di aiutare il giovane, visto come un uomo che si stava formando nelle mille difficoltà della nostra terra, della nostra Val del Chiese, lontana da scuole superiori, dalle università, dai centri culturali dove un giovane come me poteva trovare tutti gli elementi intellettuali e culturali che lo avrebbero potuto aiutare.
Per questo aspetto formativo lui sapeva soprattutto educare, istruire, preparare, costruire le coscienze e unirle in modo comune, perché in lui la preparazione era fondamentale non solo nel campo culturale, ma in qualsiasi altro che facesse parte della vita sociale ed economica della Valle del Chiese e delle Giudicarie, di cui conosceva la durezza del vivere per averla vissuta un tempo nei vecchi che emigravano, poi nella sua stessa esperienza personale e familiare, e infine in quella degli altri e dei giovani che ancora oggi sono costretti a fare le valigie.
E da questo approccio fatto di società rurale antica, di esigenza formativa permanente, non solo per i giovani ma anche per tutte le età e culture, intellettuali e professionali, e di fragilità economica locale che costringeva all'emigrazione, scaturivano tutte le sue azioni come la fondazione del Centro Studi Judciaria e le sue passioni antropologiche per i temi come l'emigrazione e la società rurale.
Da questo scaturirono alcune collaborazioni con il Gruppo Culturale "Quatar Sorele" a partire dal 1995 quando ne divenni il presidente. Mi prese in disparte e mi disse "Marco, te la senti di fare una serata culturale sulla grappa?". Intuii subito i fondamenti dalla sua idea e risposi: "Certo". Disse "A Cimego avete una tradizione nella produzione della grappa, che si integra con la storia della vostra comunità. A Condino nelle cantine del vecchio tribunale v'erano delle enormi botti piene di grappa che era stata sequestrata dalla finanza ai contadini di Cimego e questo fatto mi aveva impressionato". Fu così che nel 1996 organizzammo una serata sulla grappa con il maestro Basilio e Walter Facchinelli che parlarono di alambicchi, di vigne, di mosti, innescando una rinascita dell'interesse verso questo "spirito" antico della nostra gente. Un'altra volta seduto a tavola a Cimego fumando l'ennesima sigaretta mi disse, "non basta ristrutturare le fusine. Bisogna anche collegarle alla vecchia strada che saliva a Caino". E da lì partì sotto l'egida del Centro Studi Judicaria il gruppo che poi realizzò il progetto del sentiero etnografico del Rio Caino.
Ma il tema fondamentale per il maestro Basilio era quello dell'emigrazione, che da una parte lo addolorava e dall'altra lo spingeva personalmente a studiarla, ad approfondirla, a scriverne, raccogliendo testimonianze a Solvay, in Australia, in Sud America, sulla ricerca dell'oro in Alaska. Per questo tornò a Cimego alla fine degli anni Novanta a tenere, sempre con il "Quatar Sorelle", altre due conferenze sulla ricerca dell'oro dei Boldrini e sull'emigrazione a Solvay.
Oggi la sua scomparsa non lascia un vuoto, perché ha saputo darci una eredità culturale forte, piena, rappresentata da tutta una serie di ricerche storiche e antropologiche, che aiuteranno la popolazione giudicariese a comprendersi più a fondo, e quindi ad essere più consapevole degli obblighi e delle responsabilità nel lavoro e nella formazione di tutti, che le aspettano per dare un futuro a questa terra montana. Grazie Basilio. Marco Zulberti "el Bocia"