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Il Blog di Marco Zulberti

La verità dei numeri

Ernesto Galli della LoggiaLa persistenza delle difficoltà in cui si dibatte la nazione hanno stimolato nelle ultime settimane prese di posizione molto decise come quella di Ernesto Galli Della Loggia e di Michele Salvati, che si sono ispirati a concetti come "trasparenza" e "verità" sull'effettiva situazione congiunturale. Appare sempre più evidente che se una giovane classe dirigente intende "rottamare" quella più vecchia, non è sufficiente limitarsi al cambio degli attori, ma di deve "rottamarne" anche la lingua, con le sue deteriorate "fiction".

Solo due anni fa in una lezione al festival dell'economia di Trento, Amartya Sen, l'economista premio nobel che ha traghettato un grande paese come l''India fuori dal medioevo verso la crescita economica, affermava che la fiction in campo economico, non si supera con la censura, ma ancora con maggior verità, ancora con più trasparenza. E' provato che più un paese è trasparente nei dati economici, più cresce la sua economia.

Ma come possiamo avviare un periodo aperto alla trasparenza? Dove si trova oggi la verità? La risposta è elementare al punto che si vorrebbe quasi negare: la verità sta sicuramente nei numeri e nella loro dura oggettività, e di fronte ai quali, anche le impressioni e le soggettività più radicate, svaniscono. Se il termometro segna 38 gradi, per quanto ci possiamo illudere, siamo veramente ammalati.

Dopo anni dominati più dalle impressioni che dalle ipotesi e dagli scenari ipotetici, oggi la crisi sta imponendo la "banale" verità dei numeri, la semplice realtà dei dati, la materia dei tecnici, considerati come analisti di serie B, considerati utili solo a riempire i fogli di excel. Ma oggi quei numeri parlano chiaro; la crisi non è finita, la disoccupazione non scende, il debito non arretra, i redditi non salgono, le tasse non scendono. Ogni altra considerazione appare vana, di fronte ai numeri raccolti dal freddo amanuense contabile.

Ed è questa la seconda svolta, forse in parte inattesa, a cui è chiamato oggi il presidente del consiglio Matteo Renzi, raccogliendo il recente appello alla trasparenza e alla "verità". Si deve abbandonare il desueto linguaggio della retorica, per cercare tutti insieme, il più rapidamente possibile, dove si trovano i buchi nella secchia della liquidità pubblica. Perché se questi fori, metaforicamente non vengono individuati, ci si possono versare tutte le tasse possibili che la crisi non si risolverà tanto rapidamente. Anche affidarsi ai "naturals spirits" dei cicli economici e dell'ottimismo a tutti i costi, appare non all'altezza della professionalità che oggi è imposta da mercati finanziari sempre più complessi e tecnologicamente competitivi, che in poche ore possono cambiare il profilo di una gestione o di un fondo d'investimento. Vi sono pertanto alcuni passi falsi fatti dai due governi Letta e Renzi, dopo che i tecnici di Monti sono stati mandati a casa, a partire dall'Imu, passando per la tassazione delle rendite finanziarie dove confluiscono non solo i grandi capitali speculativi ma anche, questo non è stato detto il risparmio privato del piccolo dipendente e dei fondi pensione, e che non tiene conto dell'effettivo scenario patrimoniale e dei redditi che ancora resiste in Italia.

La reazione a queste prese di posizione sulla trasparenza e sulla verità se per ora è ancora blanda e si limita a slogan contro il sistema bancario concepito ancora come il "moloch" da combattere, dovrà necessariamente risvegliarsi e mettersi a riflettere sui numeri riportati dal contatore del flipper dell'economia che continua a girare vorticosamente, e a tratti apparentemente senza controllo.