Giudicarie.com

il quotidiano delle Giudicarie

Dom09202020

Last update12:45:14 AM

Font Size

Profile

Menu Style

Cpanel

Il Blog di Marco Zulberti

Lettera alla cultura tedesca. Dal Blog di Marco Zulberti

Germany Goldeuro-480x480
In Italia i pessimi dati del prodotto interno lordo italiana ancora negativi e sulla deflazione, con il ribasso dei prezzi dei prodotti alimentari, congiuntamente al calo della produzione industriale tedesca e al calo dell'indice Zew della fiducia degli industriali tedeschi, stanno dicendo che il rallentamento dell'economia italiana sta provocando anche il rallentamento della locomotiva tedesca.
Su questi dati macro-economici europei negativi si sono prontamente gettate sia le agenzie di rating che i media anglosassoni, i quali da sempre fondano la loro professionalità sulla oggettività brutale dei dati economici. Non c'è democrazia, dittatura o regime politico a livello internazionale che possa nascondere a questi media, che hanno fatto dell'informazione economica il loro metodo imparziale, che non sia stata messa ai raggi X dalle redazioni del «New York Times», del «Wall Street Journal» o dell'«Economist».
Su questa capacità analitica la cultura anglosassone, e i suoi media, invece hanno conquistato la loro professionalità internazionale, e se ora tornano critiche verso il governo italiano da quel versante è perché, nel loro empirismo, le loro inchieste partono comunque da quei numeri "tecnici", che ahimè, rimangono in rosso. I recenti interventi dei politici italiani sui poteri occulti che hanno preso di mira il governo italiano, in modo analogo a quanto avvenne nel 2011, fanno pertanto un attimo sorridere.
L'impressione è che una nuova "retorica" si sia impadronita dei media "i gufi indovini", "il dato del Pil a chi vuoi che interessi", "prendo i treni regionali", "faccio la spesa al supermercato" che ricordano molto quelle dei "ristoranti pieni e degli aerei senza posti" della primavera 2011. Siamo immersi un grande duello della retorica o meglio delle retoriche in cui la realtà continua a sfuggirci. Questo sta trascinando il dibattito verso una semplificazione del linguaggio economico che va a indebolire la stessa possibilità di elaborare soluzioni utili a uscire dalla crisi.
I veri poteri occulti sono invece i dati oggettivi dei bilanci in rosso, occultati alle volte anche da un'incapacità di esser colti non solo dagli economisti e analisti italiani ma anche da quegli tedeschi. Dopo i moniti, non compresi dal governo di Matteo Renzi, della Bce di Mario Draghi sulla necessità di un respiro europeo nelle prossime azioni economiche e del responsabile della Bundesbank tedesca Jens Weidman contro la flessibilità, ora compete anche e soprattutto alla cultura tedesca comprendere che cosa ha rappresentato per l'economia tedesca firmare il trattato di Maasctricht nel 1989 ed entrare nel 2002 nella sfera dell'unione monetaria accettando di fatto di condividere successi e insuccessi dei paesi con cui ha stretto questo patto.
Se nel settembre del 2009 sulla piattaforma Eurex della borsa di Francoforte venivano quotati nuovamente dal 2002 i derivati sui titoli di debito dei paesi alleati come l'Italia poi utilizzati dalla speculazione, e nel 2011 quei titoli venivano scaricati sui mercati provocando una frenata del ciclo economico italiano da cui non siamo ancora usciti, oggi è giunto il tempo in cui anche la cultura tedesca deve comprendere che non si può più confrontarsi su tavoli separati come ai mondiali di calcio da tifoserie nazionalistiche. La felicità masochistica di alcune frange della politica italiana e francese sulla frenata dell'economia tedesca e i dati di regressione dell'economia italiana dovrebbero oggi convincere i tedeschi che è giunto il momento di sedersi ad un tavolo per trovare soluzioni sulla crescita e la disoccupazione condivise con gli altri governi europei. Ed è qui che nasce la delusione del semestre europeo a guida italiana, dove ci si attendeva più realismo nei rapporti con l'economia tedesca, dalla quale possono venire quelle energie per poter sbloccare questa situazione difficile. Spesso la cultura tedesca pecca per rigidità e pregiudizio nei confronti di quella italiana, lo dice uno che ha studiato tedesco fin da ragazzo in terra altoatesina vissuto a Colonia negli anni settanta e lavorato per una società di Monaco di Baviera, ma oggi l'accettazione dei padri costituenti dell'Europa ci chiede di sederci intorno a un tavolo per fare in modo che questa storia insieme possa continuare e dare un futuro ai nostri figli che sono entrambi inversamente attirati a Berlino o a Roma dalle nostra antiche culture.