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Il Blog di Marco Zulberti

Comunità e Autonomia. Dal Blog di Marco Zulberti

Montagna economia 

La concomitanza del dibattito sull'autonomia trentina, sulla preparazione del terzo statuto, la riforma della Comunità e la delusione per il fallimento della fusione tra i comuni ci permette di considerare aperta una nuova fase nella storia politica ed economica trentina. Il "fare spallucce" e non comprendere quanto sia importante oggi il dibattito che si è innescato sulla politica, anche da chi sta fuori dalla politica, sull'importanza della relazione tra valli laterali e valle dei capoluoghi, tra il monte e il piano, tra il piccolo paese e la cittadina, può far perdere molti anni di crescita e benessere alla nostra popolazione. Perché se i capoluoghi non comprendono quanto è importante la relazione con la più piccola ed estrema delle nostre comunità, ed emani leggi, norme e regolamenti (non ho usato il termine contributi) che permetta di vivere dignitosamente in questi luoghi soprattutto anche in periodi di crisi, anzi di farne poli di vita alternativa alla crisi industriale e commerciale, le condizioni economiche della periferia sono destinate drammaticamente a farsi sempre più difficili. Affermava Carl Schmit nelle Categorie del politico che la legge e la norma devono essere fatte in modo che inglobino anche l'eccezione. Da noi oggi l'eccezione è la piccola comunità più periferica che via via ha visto scomparire la scuola, l'asilo, l'ufficio postale, la cabina telefonica, il prete, il bar, il negozio in piazza, il meccanico, il piccolo falegname, lo scapolino. Per far qualcosa si deve scendere giù in fondo alla valle. Una condizione di eccezione che però ormai in Trentino, il politico fa finta di non accorgersene, sta diventando la regola. Sulla scia della razionalizzazione negli anni Novanta si giravano i paesi a convincere che era meglio concentrare i servizi al centro. Ma nel frattempo i dipendenti anche del più piccolo comune triplicavano, venivano fatte aree industriali e artigianali in ogni luogo, eretti capannoni a fianco di boschi millenari. La crisi del 92 sembrava finita. E nascevano nuovi progetti come quello della Comunitò, che sotto il velo di un accattivante ricordo della vita passata, aveva le forme invece di una piccola provincia all'interno di una provincia ancora più grande, all'interno di una regione ancora più grande con tutti i problemi che si hanno al centro. L'autonomia appariva sempre più un modello di duplicazione di se stesso secondo il principio statale fino al più basso degli strati del governo. Questo è stato il tradimento della Comunità rispetto alle attese, non era per niente un autonomia dall'autonomia, come le Regole di Spinale o Manez, o della Magnifica Comunità, rispetto a Trento.
Di fronte a questa specie di strozzatura istituzionale della storia la crisi oggi offre al Trentino una magnifica opportunità per mostrare al mondo quanto siamo veramente degni eredi dell'Aquila di San Venceslao, e formare una sorta di "Stati generali" tra Trento e Bolzano per fare un drastico cambiamento in questo modello amministrativo che fortunatamente non si è schiantato contro un muro, ma piuttosto arenato nelle sabbie mobili delle migliaia e migliaia di norme emanate continuamente al centro. Sono queste norme urbanistiche, edilizie, fiscali, artigianali, agricole, che stanno frenando la montagna e soprattutto le comunità che vivono nei paesi periferici che soffrono più di tutti non solo i costi dei trasporti e dell'energia, ma anche quelli di un amministrazione che è affamata di soldi per mantenere gli elefantiaci apparati centrali. E se la gente dicesse: "basta"? Al centro cosa succede? A questi apparati chi va a raccontare che in montagna non c'è più nessuno da strizzare? Molti diranno impossibile, ma nel 900 la gente delle Giudicarie scese a Bovegno per rapinare i tesori del tempio al punto che le Giudicarie vennero cedute da Brescia al Trentino e nel 1772 la gente disperata diede fuoco al Dazio di Tempesta. La rivolta di Gugliemo Tell non fu molto diversa. Quando nel 1853 fu terminata la Ferrovia del Brennero migliaia di carrettieri delle valli laterali andarono in rovina. L'emigrazione forse non casualmente si origina dopo il 1859 e lo stacco dal Lombardo Veneto. Ho qui sulla scrivania decine di libri che parlano di questi eventi. La successiva introduzione dell'automobile e il turismo hanno portato un benessere senza uguali, ma solo in certe aree ristrette e oggi s'intravedono segni di fortissimo declino.
Per concludere, la vita in montagna e nelle piccole comunità, non può sopportare ulteriori impoverimenti in nome di un risparmio che poi va ad alimentare un modello di spessa basato ancora sugli interventi pubblici. La montagna deve necessariamente far riflettere gli economisti come stato di eccezione fiscale che non può reggere a lungo il confronto con il mercato ne globale, ne regionale delle città capoluogo. Per questo l'Autonomia deve diventare strumento principe del cambiamento partendo dalla comunità più remota, consci che su molti temi come sanità e istruzione siamo nel 21° secolo.