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Il Blog di Marco Zulberti

Capitali che soggiogano le masse

Code cambiavalute

Le file di persone davanti agli uffici dei cambiavalute svizzeri e la preoccupazione dei benzinai elvetici per il crollo del cambio tra l'euro e il franco svizzero sono solo l'ultima sequenza di una crisi finanziaria che è sempre più cortocircuitata con la crisi economica degli strati più allargati della popolazione a causa delle decisioni ormai "vitali" che sono prese nelle stanze dei bottoni di tutte le banche centrali.
Le decisioni della SBN, la banca nazionale svizzera cha ha tolto il tetto del cambio con l'euro provocando l'ennesimo rafforzamento del franco svizzero, seguono di poco quelle della Banca Nazionale Russa, che ha alzato al 17% il tasso di sconto, cercando di bloccare la speculazione contro il rublo crollato del 60% nei confronti del dollaro americano. Anche in questo caso le conseguenze sono state quelle di far cadere in recessione il ciclo dell'economia russa, già cronicamente caratterizzata da un alto tasso di disoccupazione e da redditi bassi.
Il concomitante crollo delle quotazioni del petrolio WTI, sospettato di essere stato manipolato al rialzo per anni con i derivati per renderne vantaggiosa l'estrazione in alcuni giacimenti, invece ha fatto scendere i prezzi dei prodotti petroliferi nei paesi occidentali rendendo ancora più evidente il collegamento con le masse. Ma questa relazione è ancora più evidente osservando quanto successo solo nel dicembre del 2012 quando la BOJ, la banca centrale giapponese, decise di immettere liquidità senza limiti nel sistema provocando da una parte il crollo dello yen del 30%, e dall'altra riavviando l'export dopo il rallentamento seguito al dramma del terremoto del 2011 e della crisi nucleare di Fukushima.

Il collegamento tra la finanza e i redditi dei cittadini non è mai stato così evidente come in questi anni in cui i cittadini, e i commentatori dei media, cercano nelle mezze frasi della Yellen o di Draghi, commentandone anche le virgole e i punti, di comprendere come sarà l'economia di domani. Il progressivo trasferimento dal ruolo politico a quello finanziario del governo economico delle società è dovuto alla dipendenza delle economie di scala da una parte dalle materie prime come il petrolio, le cui quotazioni sono affidate ai mercati delle merci, e dall'altra alle spese statali con il peso del relativo indebitamento. Questa doppia azione si manifesta in modo evidente negli anni Settanta con la guerra del Kippur e il seguente rialzo del petrolio da 3 a 20 dollari, mentre la guerra in Vietnam fa esplodere la spesa pubblica, con i tassi che salirono al 15% nei primi anni ottanta. Da quel momento si è aperta una forbice tra la rendite da capitale e i salari, tra gli indici di disoccupazione e i debiti, che non si è più fermata.
Paradossalmente oggi lo stato e il benessere delle masse, come nell'ottocento che precedeva i moti del 1848, attraverso le imposte è stato svenduto ai mercati senza regole dove la speculazione è libera di agire su elementi vitali come le valute e le merci, sottomettendo di fatto gli interessi degli stati nazionali all'avidità dei capitali privati.