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Il Blog di Marco Zulberti

Una controversa mobilità sociale. Dal blog di Marco Zulberti

piketty capital  2015

Il tema del Festival dell'Economia di Trento del 2015, legato alla mobilità sociale, si è ispirato in parte alla capacità di adattamento della società alla crisi che impone forti cambiamenti nel campo del lavoro, della professione e della formazione scolastica e in parte alle grandi migrazioni di massa che oggi attraversano il globo muovendosi dal sud verso il nord del mondo che obbligano gli Stati Uniti a costruire un muro con il Messico, alla Polonia di frenare l'emigrazione dai paesi dell'est Europa, o fenomeno drammatico allo sbarco continuo di clandestini sulle isole del sud Italia.
Sono fenomeni ciclici che si sono sempre registrati nella storia a causa di guerre e carestie, di crisi economiche o di crescite demografiche dei popoli più arretrati, ma che oggi si sta riproponendo con effetti sempre più massicci grazie alla grande rete dei trasporti internazionali e alla scomparsa in molte aree del mondo delle organizzazioni statali che solo vent'anni fa ancora avevo un controllo in molti paesi emergenti, del nord Africa e delle ex repubbliche sovietiche.
A dibattere sull'origine di questo sconvolgimento drammatico nella mobilità interna esistenziale ed individuale degli individui ed esterna sociale dei popoli vi sono le tesi di due eretici dell'economia mondiale come Thomas Piketty e Joseph Stiglitz che mettono sul banco degli imputati la crescita a dismisura del Capitale finanziario in mano ad un piccola percentuale della popolazione mondiale, che sulla scia di un liberismo ottuso e senza regole ormai soggioga il destino dei popoli. Lo vediamo nella dipendenza dei popoli dal prezzo del grano o del petrolio, che creano povertà ne consumatori e ricchezze immense nei produttori, che scatenano le rivolte della fame o fanno crollare la produzione industriale degli importatori. Ma non solo, il capitale ha spinto verso un pseudo-modello di efficienza utilitarista azzerando il contrattualismo sociale che aveva fondato il concetto moderno di democrazia a partire dall'illuminismo, ma ha addirittura distrutto quelle che sono le qualità individuali, separando la massa dei lavoratori tra moderni consumatori "senza qualità", citando Herbert Marcuse e piccole oligarchie "tecnocratiche" che guidano le multinazionali produttive e finanziarie, e i grandi marchi internazionali.
Questa imposizione finanziaria sulle masse di modelli consumistici globali attraverso anche la rete di Internt, sta distruggendo anche le identità dei popoli che progressivamente impongono una mobilità sociale verso il basso, perdendo quelle caratteristiche culturali tipiche che appartenevano storicamente ai singoli popoli e alle loro lingue.
Perché insieme a questa mobilità sociale verso il basso e laterale globale, molto simile a quella dei tassi di interesse ormai a zero, si osserva anche una mobilità sociale verso l'iperuranio di individui che riescono ad entrare su questi ascensori che viaggiano a velocità supersoniche verso le cime dei grattacieli che oggi sovrastano tutte le principali metropoli internazionali.
Ma per dieci che salgono a posizioni rilevanti, pubblicizzati sulle copertine dei magazine e nelle classifiche di Forbes, vi sono milioni di persone che sono invece costrette alla sopravvivenza, da un mercato e da una classe politica senza regole e completamente separata dalla realtà. Perché la mobilità sociale è proprio alle origini di quella alienazione che sempre più cogliamo tra i vertici dei partiti politici e la società civile, tra i vertici della chiesa e il popolo dei suoi fedeli (papà Francesco sta recuperando molto di questo distacco), tra i vertici delle aziende multinazionali e i loro dipendenti che lavorano ormai disorientati tra norme e contro-norme commerciale che ne minano alle fondamenta l'antico concetto di esperienza professionale, oggi completamente azzerata dagli uffici del personale, che hanno cambiato la loro denominazione, in uffici di gestione delle risorse umane.
Un tema azzeccato che Tito Boeri ha scelto per questo decennale del Festival, manifestando proprio a Trento, sede storica della contestazione giovanile, quella sua simpatia per i pensatori "contrari thinking" che non intendono accettare il capitalismo come l'ultimo capitolo della storia.