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Il Blog di Marco Zulberti

Per un'Europa infallibile e sociale. Dal Blog di Marco Zulberti

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Le pesanti accuse di Alexis Tsipras al Fondo Monetario Internazionale, indicato come il principale responsabile della sottomissione del popolo greco in uno stato di moderna schiavitù nei confronti del capitale finanziario, fanno emergere sempre più le responsabilità della classe politica europea che ha progressivamente spinto la crisi finanziaria verso il baratro, sprecando una massa di denaro che è andata ad arricchire soprattutto i capitali dei creditori grazie ai rendimenti da usura, che stanno minando la stessa sopravvivenza dell'unione monetaria.
Per comprendere le amare osservazioni di Alexis e le responsabilità della stessa Germania nella crisi greca ci si deve riportare al primo gennaio 2002 quando le monete nazionali, tra cui la lira, il franco e il marco, furono sostituite dall'Euro, valuta che doveva unire il destino di popoli dopo che nella storia erano stati protagonisti di guerre drammatiche e fratricide, fino all'apocalisse della seconda guerra mondiale. Sui mercati finanziari nel dicembre del 2001 cessarono così le quotazioni degli strumenti speculativi come i famigerati "future" sul Btp, che avevano strozzato la lira nel 1992. In attesa che venissero emessi gli Eurobond, titoli di debito comuni europei, si mantenne la quotazione del future sui Bund tedeschi, utilizzato come strumento di copertura per tutti i titoli governativi, compresi quelli greci, per difendere i capitali europei da eventuali crisi internazionali come quella che si manifestò nell'autunno del 2008 dopo il fallimento della Lehman Brothers.
Tra il 2003 e il 2008 il mercato del debito europeo è stato così veramente un mercato unico senza divisioni e tensioni speculative tra i paesi dell'unione monetaria. Ma un problema rimaneva. Il progetto dell'Eurobond non venne portato avanti e anche gli addetti ai lavori avevano capito che la Germania, dopo aver perso il marco non intendeva perdere anche il Bund, l'ultimo simbolo della forza finanziaria dello stato tedesco.
In quel momento di straordinaria unità il clima economico internazionale era però attraversato dal clima seguito al dramma delle Twin Towers con la lotta al terrorismo e l'intervento in Afghanistan, tensione che aveva riempito le piazze delle proteste dei movimenti pacifisti a cui dava voce la stessa chiesa cattolica, con un implorante Papa Giovanni Paolo II, che si era scagliato contro il concetto medioevale di guerra giusta.
Erano i giorni delle proteste dei movimenti studenteschi contro l'Europa unita nei mercati finanziari, della speculazione e del liberismo, ma che rimaneva divisa nelle gabbie salariali e fiscali nazionali e sul fronte dell'uguaglianza e dei diritti del lavoro.
Se in quei giorni si fossero ascoltate quelle marce della pace, se in quei giorni non ci si fosse accontentati della condivisione dei mercati, se in quei giorni si fossero varati piani comuni d'investimento con titoli di debito europei comuni per i ministeri della difesa, della politica estera, e della sicurezza interna, come succede negli Stati Uniti, i bilanci dei singoli paesi sarebbero stati controllati fin da quel momento senza attendere il 2010, dopo otto anni, per scoprire la fragilità del debito greco, portoghese, italiano, spagnolo e irlandese.
Se nel 2002 si fosse subito varata un'Europa sociale che si fosse orientata verso una condivisione non solo dei mercati ma anche dei salari, del fisco e dei diritti, tra i paesi che sono membri di una comunità, come i fratelli sono membri di una famiglia, allora oggi non si chiederebbero ai greci tassi da usura del 26% come hanno toccato gli spread ai picchi del 2011.
Come si è potuti giungere a questo stadio di scontro frontale, da clima di guerra finanziaria, tra gli paesi europei, che dovrebbero relazionarsi come membri della stessa comunità?
La risposta sta nel liberismo senza freni dei mercati finanziari, che misteriosamente proprio nel settembre del 2009, dopo sette anni erano tornati a quotare gli strumenti speculativi come il future EuroBtp quotato all'Eurex. La crisi degli spread del 2011, del 2012 e anche attuale si fonda sul fatto che gli stessi stati europei, se da una parte varano piani di riacquisto dei titoli di debito attraverso la Banca Centrale Europea, dall'altra i fondi speculativi costruiscono scommesse speculative e mettono i paesi uno contro l'altro. Lentamente il risultato di queste speculazioni cancellano anni di sacrifici imposti ai popoli da una politica che appare incapace di comprendere veramente quello che sta accadendo e di conseguenza di agire, comprendendo che solo una vera svolta verso una Europa "infallibile e sociale", che toglie dai mercati finanziari le società di pubblica utilità come energia, trasporti e servizi, ma anche il peso dei costi dello stato e del parassitismo economico alimentato dalla politica sulla spesa pubblica.
Ma chi riesce oggi ad immaginare un'Europa infallibile e sociale, che mette le briglie ai mercati e regole agli amministratori, quando nei parlamenti siede una classe politica, come affermava Ludwig nel film di Visconti, incestuosa e fratricida?