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Il Blog di Marco Zulberti

Autonomia: passato o futuro?

rossi toscana

Gli attacchi del presidente della regione Toscana all'Autonomia trentina appaiono alquanto pericolosi perché, innestandosi in un contesto fatto di crisi intellettuale della classe politica trentina e di crisi economica, rischiano di offrire un assist al governo nell'intervenire duramente sul nostro statuto di autonomia e quindi di sospenderlo dopo dieci secoli di autogoverno locale.
Ma la prospettiva del governo di Roma sulle Autonomie se da una parte è comprensibile visto il disequilibrio tra le regioni e lo spreco che in alcune autonomie si è realizzato, dall'altra è completamente incapace di comprendere come tutta la montagna, compresa quella toscana, hanno un'estrema necessità di autonomia economica e fiscale.
Come la classe politica trentina sembra aver perso la memoria delle origini economiche dell'autonomia rispetto non tanto allo Stato nazionale, quanto a quella secolare rispetto agli imperi tedeschi, dovuta alla durezza del vivere in montagna con parametri da economia di pianura. Questo il problema, tanto che nel medioevo le comunità come le "Regole" in Giudicarie o la "Magnifica" in Val di Fiemme erano distretti autonomi rispetto alle stesse autonomie più ricche della Valle dell'Adige.

Per cui si dovrebbe spiegare al Presidente Rossi della regione Toscana, che non si tratta di autonomia dall'amministrazione centrale, ma di monte e di piano, due realtà economiche troppo diverse per essere governate con le stesse regole economiche, soprattutto per quanto riguarda le montagne più periferiche e lontane dalla ricchezza della pianura e delle rotte dei commerci. Anche la montagna toscana periferica probabilmente soffre quanto quella bellunese di cui parlava Corona, come quella trentina, che accanto a realtà turistiche di prima grandezza, presenta anche centinaia di vallate minori periferiche, oggi senza una vera economia dato che è scomparsa anche quella di sussistenza selvo-agricola sopravvissuta fino a qualche decennio fa. Oggi anche chi vorrebbe vivere di economia di sussistenza montana, con l'imposizione di regole sull'utilizzo dei suoli, sulla manutenzione dei rustici, di contabilità fiscale, da parte del centro, anche sul più piccolo dei paesi e delle malghe, non riesce nemmeno ad avviare una vera economia di sussistenza senza vedersi vietare la maggioranza delle attività che invece i nostri padri e i nostri avi, avevano utilizzato per secoli. Come tratterebbe oggi il fisco un gruppo di compaesani che si aiutano uno con l'altro a costruire oggi la casa di uno e domani la casa dell'altro, senza utilizzare il denaro? Inventerebbero una tassa sull'aumento di valore (anzi c'è già) rendendo la vita impossibile a questi uomini che nei secoli scorsi vivevano senza l'utilizzo di denaro.

Questo è il problema che a Roma non comprendono nei confronti della montagna, ma che a Firenze non comprendono verso la nostra regione, ma paradossalmente la stessa incomprensione che a Trento colpisce i nostri funzionari nei confronti della valle più periferica.
In una fase di contrazione della massa monetaria circolante con la quasi totalità della scomparsa dell'economia di sussistenza agricola montana, che permetteva almeno una vita di paese dignitosa, la gente cosa deve fare di fronte a questa sordità economica del centro che vive solo di massa monetaria proveniente dal prelievo fiscale?
Fino a che non si comprendono queste dinamiche e si dibatte su queste difficoltà secolari dell'economia di montagna, fino a che non si comprende che la parola autonomia è una parola vuota se la montagna trentina, e anche quella toscana, dove trasporti ed energia, continuano ad essere tassate il 45% rispetto al 21% della montagna svizzera, ogni dibattito è destinato a naufragare solo in scontri tra classi dirigenti, bollando come eretici i richiami di Corona o i riferimenti alla fiction economica colti da Costa.

Quello che colpisce maggiormente in questo risveglio è che a cogliere i problemi della gente non sia la classe politica o i professori universitari, coccolati nel caldo dei loro uffici cittadini di Firenze o Trento, ma degli scrittori che cercano di uscire dalla fiction mediatica del ventennio raccontando la dura, fredda, realtà dell'ultima gente di montagna, una stirpe minacciata dall'estinzione.
E' necessario quindi ripensare attraverso l'autonomia trentina, a tutti i problemi della montagna, che con lo stato centrale ha vissuto un declino normativo che ora di fronte alla crisi diviene declino economico, pressato da norme e leggi scritte per l'economia delle città e della pianura, dove i traffici e i commerci, i trasporti e l'energia pesano meno sui bilanci familiari.
Il termine Autonomia per il Trentino, appare quindi vuoto di significato se non viene affrontato come correlato fondamentale alle difficoltà della montagna, montagna che non caratterizza solo il Trentino ma tutte le Alpi, e gli Appennini, compresa anche la ricca e storica Toscana, che contrariamente invece gode anche di porti e traffici marittimi che la montagna trentina non ha.