Il Blog di Marco Zulberti

Il messaggio e l'eredità di Expo - Gli equivoci sulla carne e gli insetti. Dal Blog di Marco Zulberti

I-Padiglioni-promossi-e-bocciati-dai-visitatori-di-Expo 

Si sono chiuse le porte di Expo, l'esposizione universale dedicata all'alimentazione che si è tenuta a Milano dal 1 maggio al 31 ottobre 2015, e contemporaneamente sui media compaiono i messaggi dell'OMS, l'organismo mondiale della sanità, che invita a riflettere sulla pericolosità delle carni lavorate e quelli di alcuni nutrizionisti che invece indicano negli insetti il cibo del futuro con cui combattere la fame nel mondo e la produzione dei gas serra che stanno surriscaldando il pianeta.
Messaggi che nel paese della buona tavola e dalla cultura agricola secolare lasciano un attimo sconcertati. E' questa l'eredità di Expo? Considerare la carne che ha permesso lo sviluppo della cultura latina ed europea, pericolosa quanto una sigaretta? Affermare che ci si può alimetare di insetti quando abbiamo una terra fertile e agricola dissodata da secoli di generazioni dove cresce ogni tipo di frutta o verdura?
Mentre Expo si sta chiudendo proprio in terra italiana, registrando un clamoroso un successo, si stima circa 14 milioni d'italiani, uno su quattro, l'abbiano visitata, nella terra che ha insegnato al mondo non solo a conservare la carne con i prosciutti e i formaggi, ma anche l'alimentazione dei cereali e vegetali, c'è una ricca documentazione storica sull'alimentazione vegetale in Italia rispetto ai paesi del nord, con lo stesso utilizzo dell'olio di oliva al posto del burro, i media internaizonali rilanciano notizie di questo genere che creano scompiglio irrazionalità che vanno subito stoppate.
Dopo averlo organizzato a Milano in uno spazio gigantesco, dopo aver ospitato padiglioni di grande impatto architettonico in cui si sono mostrate tutte le culturare alimentari del mondo, creando una sorta di pianeta alimentare in miniatura (ed è questo il segreto del successo di Expo), dopo aver insegnato agli italiani stessi come uniti si può dare vita a progetti importanti uscendo dalla logica individualistica del piccolo è bello, che non regge il confronto con i mercati globali, arrivano questi messaggi che ci invitano ad una sorta di cancellazione del vecchio mondo alimentare. C'è di che rimanere sconcertati. Chi scrive questi pezzi allarmanti? Si può rinunicare alla luganega e alla ciuiga per non ammalarsi? Certo ma non saremmo più trentini, ne tanto meno toscani, emiliani, padani o lucani. Per non pensare alla porchetta sarda. Si possono comprendere tutte le riflessioni sui pericoli che provoca una alimentazione squilibrata, ma non possiamo rinunciare di partenza alla vita, per non perderla successivamente. Vi è un estremismo e una idelogizzazione oggi sul cibo per apparari belli in vista di una selezione e un posto di lavoro che rischia di travolgere la stessa umanità e il concetto di lavoro. Se per apparire su un rotocalco, o nella redazione di un giornale, o in una filale di una banca, devo incidere così profondamente sull'alimentazione da incidere probabilmente sulle stesse facoltà della mente umana. Non saremmo più nemmeno umani. Diventeremmo altri.
Qualcuno vada a leggersi l'alimentazione di Emanuel Kant, che amava la carne grassa, o dei gerarchi nazisti vegetariani e capirà cosa rischia di diventare il mondo.
Era tutto scritto nel padiglione Zero di Expo, intitolato al Divinus halitus terrae, dove si coglieva l'esaltazione del lavoro manuale e agricolo del passato rispetto a quello tecnologico moderno, dove il semplice movimento dell'acqua alimentava macine, torni, fucine e trasporti sui fiumi, mentre oggi viviamo ficcando gli occhi per 20 ore al giorno nello schermo di uno smartphone.
Ed è questa la discriminante che deve uscire effettivamente da Expo, quello in cui il tecnologico manifesta tutta la sua bruttezza, rispetto alla bellezza del lavoro manuale agricolo e dell'artigianale dei paesi del terzo mondo, ma non per passare allo stadio, questo sì, di un alimentazione basata sulla produzione di cibi fintamente ecologici, come gli insetti o le centinaia di nuovi tipi di latte. Recuperare un modo antico, manuale, che obblighi l'umanità a scopire l'arte individuale del lavoro, del produtte, sottrandosi ai prodotti delle multinazionali, costosi rispetto all'economia "zero" della sussitenza, che sognano di alimentarci come gli stessi polli in batteria. Non lasciamoci sviare. Il vero passo in avanti che viene da Expo è un mettere forti limiti all'intervento della tecnologia, e ritornare indietro alle nostre radici, riscoprendo in Italia come lavorare tutti insieme ad un progetto, ci fornisca risultati straodinari. Expo ci ha indicato la strada del futuro sul lavorare insieme, come si osserva da anni in molti distretti economici del nord Europa.