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Il Blog di Marco Zulberti

Le parole profetiche di Pasolini. Dal Blog di Marco Zulberti

medea 1969 pasolini film


Sono giorni drammatici quelli in cui cade il quarantesimo anniversario dell'uccisione di Pier Paolo Pasolini, il poeta, lo scrittore, il regista, che più di ogni altro ha denunciato, con tutti gli strumenti che l'arte moderna gli metteva a disposizione, la fine del mondo antico e la perdita di ogni riferimento sociale ed economico per la massa degli individui che errerà nel mondo, senza meta, disperata e senza umanità. Bastano due libri per misurare l'immensità della sua visione profetica e l'annuncio di questo tempo dannato: la raccolta poetica Il libro delle croci scritta nel 1964 e il romanzo incompiuto Petrolio del 1975, a cui è attribuita anche la causa del suo omicidio.
Basta sfogliare le terribili poesie di questa raccolta, scritte cinquant'anni e dedicate Jean Paul Sartre da titolo Profezia, per capire la potenza della sua visione su quello che sarebbe accaduto nel terzo mondo la cui economia di sussistenza avrebbe ridotto alla fame milioni di persone che poi avrebbero invaso il primo distruggendolo. Per fare questo utilizza un personaggio dal nome simbolico Alì dagli occhi azzurri:

"Alì dagli Occhi Azzurri/uno dei tanti figli di figli,/scenderà da Algeri, su navi/a vela e a remi. Saranno/con lui migliaia di uomini/coi corpicini e gli occhi/di poveri cani dei padri/sulle barche varate nei Regni della Fame./Porteranno con sé i bambini,/e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua./Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali. /Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,/a milioni, vestiti di stracci,/asiatici, e di camice americane./Subito i Calabresi diranno,/come malandrini a malandrini:/Ecco i vecchi fratelli,/coi figli e il pane e formaggio!/Da Crotone o Palmi saliranno/ a Napoli, e da lì a Barcellona,/a Salonicco e a Marsiglia,/nelle Città della Malavita./Anime e angeli, topi e pidocchi,/col germe della Storia Antica,/voleranno davanti alle willaye./Essi sempre umili/Essi sempre deboli/essi sempre timidi/essi sempre infimi/essi sempre colpevoli/essi sempre sudditi/essi sempre piccoli.

L'invasione biblica che stiamo osservando in queste mesi dall'Africa verso l'Europa, Pasolini la aveva già descritta in queste poesia dove colpiscono le immagini degli sbarchi e la loro risalita verso Napoli, Barcellona, Marsiglia, le città della "malavita". Ma questi invasori non saranno pacifici perché distruggeranno il nostro mondo giungendo a Parigi, Londra, New York e Roma, per sostituirlo con un mondo proletario a cui aderirà anche il Papa:

... deponendo l'onestà / delle religioni contadine, / dimenticando l'onore/ della malavita, / tradendo il candore / dei popoli barbari, / dietro ai loro Alì / dagli occhi azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere / usciranno dal fondo del mare per aggredire / scenderanno / dall'alto del cielo per derubare / e prima di giungere a Parigi / per insegnare la gioia di vivere, / prima di giungere a Londra / per insegnare ad essere liberi, / prima di giungere a New York, / per insegnare come si è fratelli / distruggeranno Roma / e sulle sue rovine / deporranno il germe / della Storia Antica. / Poi col Papa e ogni sacramento / andranno su come zingari / verso nord-ovest / con le bandiere rosse / di Trotzky al vento...

Di questa invasione poetica quello che colpisce è il verso deponendo l'onestà / delle religioni contadine in cui Paoslini comprende la fine del nostro mondo proletario a favore di un caos indistinto. La sua visione apocalittica descrive perfettamente il dramma che viviamo in questi ultimi giorni, con il solo errore prospettico sul proletariato e sugli ultimi. Il terzo mondo che sarebbe stato portatore di una visione atea del mondo, in quanto rivoluzione proveniente dal basso, dove la religione è considerata uno strumento di dominio, dominato dalle elitè. Putroppo su questo punto la storia drammatica di queste ore ci dice che siamo esattamente all'opposto. Le masse disperate del terzo, invadono il primo, dove la religione rimane uno strumento di scontro gestito dalle elitè, aumentando il dramma storico che comunque queste masse stanno generando.
Le motivazioni economiche di questa crisi epocale e apocalittica stanno invece nel libro "Petrolio", dove la ricerca spasmodica di questo oro nero, ha demolito le economie di sussistenza che da secoli reggevano queste popolazioni afriacane e del sud spingendoli verso il mercato e la fame. Pasolini che ha visitato a fondo il medio oriente soprattutto, la Siria, lo Yemen, e l'India per girare i suoi film più esotici ha scoperto la fine di quel mondo, sottoposto allo sfruttamento delle materie prime da esportare in occidente.
Bastano pochi versi delle sue poesie, poche righe di questo romanzo dove i personaggi sono rivolti solo agli affari personali e all'indivualismo, peccando contro lo "spirito" dei popoli, per comprendere ancora oggi come la sua morte sia ancora avvolta nel mistero, e nello stesso tempo come non si sia ancora studiato a fondo il senso profondo di tutta la sua azione intellettuale e il grido di dolore che ha lanciato sulla fine del mondo antico.