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Il Blog di Marco Zulberti

Il tempo non è più denaro. I mercati fuori orario di Internet

tirolo


Il tempo non è più denaro. Nella "post-bubble era" dopo lo scoppio in serie della bolla immobiliare di quella del debito pubblico che di quella del petrolio, mentre l'economia tradizionale langue e la distribuzione commerciale soffrono di una contrazione senza pari, la notizia che la capitalizzazione di Amazon il 29 aprile scorso è salita sopra i 60 miliardi di dollari facendo guadagnare in poche sedute 6 mld di dollari al suo fondatore Jeff Bezos, deve far riflettere sui cambiamenti epocali a cui si deve preparare il futuro dell'economia globale.
Nel pieno della Grande Recessione scoppiata nel 2007, con i governi impegnati a tagliare la spesa pubblica e a far ripartire l'economia e l'occupazione, e le banche centrali a iniettare la liquidità in un sistema che registra un consumo della massa monetaria superiore a quella prodotta dall'economia, il sistema "fuori orario" dei mercati su Internet privi di costi immobiliari, di controlli, di norme di apertura e chiusura, permette a chiunque e qualsiasi ora del giorno di negoziare, favorendo una redditività abnorme a questi siti che deve essere messa sotto osservazione.
La profonda deflazione che caratterizza questi anni di crisi, non è forse alimentata da questa scomparsa del rapporto tra il capitale monetario e il tempo?
La società Amazon è solo uno dei simboli di questa nuova era economica: il più grande negozio senza negozi, come Uber è la società di taxi più grande del mondo senza taxi, né taxisti, come Ebay è la più grande piazza di scambio commerciale senza piazza, come Skype è la più grande società telefonica senza telefoni, come le banche telematiche senza sportelli, come le società d'intermediazione immobiliare senza immobili, fino ai Casinò e gioco del poker senza nemmeno sedersi al tavolo verde a fronteggiare bari e bottiglie di champagne.
Questo è il mondo verso cui ci sta portando il "mercato" applicato alla rete network d' Internet. Un mondo rapido, comodo, istantaneo, ma nello stesso momento complesso da valutare nelle sue conseguenze, dovuto alla straordinaria concentrazione che la tecnologia permette con indici d'efficienza e redditività incredibili, ma che producono anche concentrazione, deflazione e disoccupazione.
Un mercato tecnologico sempre aperto che saltando le classiche regole che provengono dalla storia dei mercati su luoghi e orari, sta determinando uno squilibrio nelle regole dello scambio che va messo con urgenza in evidenza. Se da una parte le proteste dei taxisti contro Uber, sembrano lamenti di una categoria corporativa dal sapore medioevale, il fuori orario del mercato commerciale e finanziario applicato alle reti internet, sembra produrre povertà. E' solo un'impressione?
Nelle sale di Castel Tirolo, sopra Merano, sono esposti i regolamenti che nel settecento prevedevano l'arresto per chi non avesse rispettato le norme di partecipazione alle fiere e ai mercati e avesse venduto la merce durante il tragitto verso il mercato.
Perché la saggezza della storia ci consegna rigide norme sui luoghi, orari e modalità per regolamentare le fiere e i mercati? Perché, non si potevano vendere le merci durante il tragitto dalla bottega e dal campo le merci? Perché si dovevano rispettare rigidamente gli orari nelle contrattazioni presso le logge medievali e le piazze dei paesi e delle città di tutta Europa come ricorda il saggio insuperato I giochi dello scambio di Fernand Blaudel?
Da dove vengono queste regole? Che cosa aveva compreso la saggezza antica nell'imporre limiti al commercio? Perché un giorno a settimana tutto doveva forzatamente rimanere chiuso? Solo per rispetto di Dio? O vi sono ragioni sul mantenimento e la salvaguardia della ricchezza intessa come bene collettivo che oggi abbiamo perso?
Sicuramente il poter acquistare durante la notte quello che non si è riusciti ad acquistare durante il giorno, accelera i tempi della spesa. Ma non solo. Internet permette una sorta di cortocircuito temporale tra accumulo e dispersione della liquidità permettendo non solo di acquistare ad ogni momento del giorno della notte un libro, un paio di scarpe o un viaggio sui siti, ma anche di poter dilapidare in pochi minuti uno stipendio sul sito di poker on line o nei siti di trading di una banca telematica. Oggi i mercati finanziari ad esempio sono aperti 24 ore su 24 dove si muovono senza sosta miliardi di dollari senza regole di accesso.
Se oggi il piccolo commercio è minacciato dalla grande distribuzione il commercio "fuori orario" su Internet deve far riflettere gli economisti sull'effettivo vantaggio che questa scomparsa del tempo ha sulla ricchezza complessiva, o se invece favorisce un rapido impoverimento generale a favore degli utili di queste società globali?
Sono anni che gli intellettuali chiedono più regole sia ai politici che ai mercati per uscire dalla crisi. Appelli spesso ignorati dagli stessi economisti. Ma oggi che la crisi continua e comincia a manifestarsi in tutta la sua ampiezza con i fenomeni della disoccupazione e la crisi del piccolo commercio, forse è necessario riflettere sulla differenza tra la crisi monetaria che colpisce i paesi periferici dell'Europa e gli enormi utili delle società internet. Non so quanto possa servire questa riflessione ma continuare a non ascoltare chi giornalmente riflette su queste problematiche è molto simile allo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia.
E' necessario valutare come questa sorta di "fuori orario" del commercio su Internet favorisce una sorta di rapido impoverimento futile contro quel risparmio naturale che la collettività un tempo invece difendeva imponendo le regole sul tempo delle contrattazioni ai mercati e alle fiere.