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Il Blog di Marco Zulberti

Rischiatutto politico: economia come un gioco di dadi. Dal Blog di Marco Zulberti

cameron 

L'anno bisesto del 2016 si sta per rivelare come un anno di quelli che scriveranno in grassetto sui libri di storia, sia a causa delle ondate migratorie straordinarie che stanno raggiungendo l'Europa, sia per il susseguirsi d'attentati terroristici con obiettivi stragisti contro la gente indifesa, analoghi a quelli della destra estrema e aristocratica che combatteva le masse popolari, di cui una parte della sinistra non ha colto fino in fondo il segno antisociale, e per la crisi economica che manifesta l'incapacità di creare nuova ricchezza da parte d'alcune economie, ormai tenute vive dalle iniezioni di liquidità delle banche centrali.
In questo sovrapporsi di crisi, in cui la popolazione mostra sempre più ampi segni di sofferenza e di rivolta, che ricorda i decenni del secondo ottocento quando scoppiarono i moti del 1848 in tutta Europa, la politica non trova di meglio che giocare a dadi con il destino dei popoli, utilizzando strumenti che non sono ispirati da un quadro economico e sociale, ad un modello ideologico, come lo potevano essere le vecchie ideologie del socialismo e del liberismo, ma a un "colpo", ad una forzatura probabilistica come quello di un referendum o di un'elezione politica, come farebbe un giocatore alla roulette. Questo spirito da giocatore lo si è visto in David Camerounm, nel suo ideare e portare a termine un maldestro referendum che adesso fa soffrire i popoli, lo abbiamo visto nella roulette delle primarie americane dove ogni candidato non ha lesinato colpi bassi all'altro sia interni che esterni, con la designazione di due pokeristi come Donald Trump e Hillary Clinton e lo vedremo a novembre con un referendum sulla costituzione italiana, su cui il capo di governo Matteo Renzi, si gioca l'intera carriera politica.
Ma siamo sicuri che il mondo ha bisogno di una classe politica senza idee e sena modelli? Nell'epoca del liberismo senza ideologie siamo costretti ad affidare la vita dei popoli alle statistiche della distribuzione gaussiana dei numeri sul tappeto verde?
Quello che sconcerta in questo quadro sociale e politico senza modelli, attanagliato da crisi gravissime sociali ed economiche è che anche l'economia ormai agisce tirando i dadi e non pensando con un progetto sociale che parta dal sistema formativo, che pensi alla proporzione tra produzione, consumi e servizi, che metta limiti agli oligopoli.
L'incapacità comunicativa dei vertici europei alla profonda crisi del settore de credito in molti paesi europei manifesta questa incertezza che cerca quasi affidandosi al caso e non ad un modello le proprie soluzioni. Non è un tirare i dadi iniettare liquidità nel sistema senza un piano preciso di quale modello poi si delinei nelle singole economie? Non è un giocare a dadi l'idea di distribuire la liquidità con lo strumento dell'helicopter money, a cui si ispirano gli strumenti dei bonus?
Sono tutte domande retoriche a cui la risposta è purtroppo sì. Mai come in questa epoca di modernità tecnologica quasi assoluta e barocca, in cui tutto è virtuale non solo il denaro, ma anche il lavoro e la formazione culturale di ogni individuo, la classe politica si affida alla fortuna, come i greci si affidavano all'oracolo o alle eclissi prima di prendere la decisione di una battaglia, o di un matrimonio.
Anche lo strumento improvviso degli stress test applicato al sistema bancario che ormai ciclicamente viene proposto alimentando cicli speculativi sui mercati di paura e euforia, non è uno strumento del tirare alla sorte, del vediamo come ne esci, rinunciando ai quei piani di controllo che un tempo erano una colonna portante dei sistemi?
La società moderna che ha destrutturato tutte le vecchie ideologie e i vecchi modelli di controllo dei mercati e della politica, oggi appare così disorientata che affida i destini dei popoli ad una classe politica che vive di statistica e al caso, come i trader di borsa, come i giocatori di poker. La logica del gioco del calcio, dove la palla cade nella rete non sempre della squadra più forte e meritevole si sta impossessando della realtà, cacciandola in un dramma che non avrà fine.
In questo 2016 che deve ancora affrontare sfide cruciali come le due roulette delle elezioni americane e il referendum sulla costituzione italiana, gli uomini di buona volontà, che hanno un progetto di vita, devono riunirsi e trovarsi per cercare di far virare la prua di una classe politica che punta più al colpo di dadi che al progetto di una crescita sociale universale. Non crediamo a questi politici ed economisti matematici, che si giocano tutto come al casinò. Nel momento stesso che si sono affidati ad una sfida, dichiarano la loro miopia politica. Hanno già perso.