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Il Blog di Marco Zulberti

L'Autonomia che verrà. Dal Blog di Marco Zulberti

De gasperi Gruber 1L'avvicinarsi della Giornata dell'Autonomia in ricordo degli accordi De Gasperi-Gruber del 1946, che quest'anno cade tra il 4 e il 5 settembre suggerisce, in questi giorni tragici del terremoto di Amatrice, una seria riflessione sul senso profondo del concetto di autonomia utile ai popoli. I ricordi e le esperienze seguite ai terremoti in Friuli nel 1976, regione autonoma, rispetto a quello dell'Aquila, indicano chiaramente qual è il modello di cui hanno necessità le regioni italiane nei casi d'emegenza. Mentre nel Friuli, l'autonomia permise una rapida ricostruzione saltando a piè pari schiere di burocrati e commissioni create ad hoc, all'Aquila la militarizzazione del territorio ha letteralmente spento la libera iniziativa dei singoli, a favore d'interventi imposti anche con la forza dall'alto. Il tentativo d'imporre il rispetto delle norme di sicurezza in quel momento eccezionale, ha favorito l'intervento d'imprese esterne generando un distacco della popolazione locale delle loro case. Il risultato dell'intervento governato centralmente è stata la desertificazione della città dell'Aquila che oggi è sotto gli occhi dell'opinione pubblica sia nazionale che internazionale. Anche in quel capitolo le imprese che si distinsero furono quelle trentine, proprio grazie alla snellezza e alla capacità organizzativa che il modello autonomista concede alle sue forze più vive.
Mentre ci apprestiamo quindi a ricordare localmente il 60° anniversario dell'Autonomia, le cronache nazionali ricordano le esperienze positive della ricostruzione nel Friuli del 1976 e le case di legno costruite a tempo di record dalle imprese trentine a l'Aquila.
Ancora una volta appare evidente come il profondo strato di retorica giornalistica e politica in cui è immersa la cultura italiana, si rompe in superficie solo sulla scia di drammi sociali come quelli dei terremoti, o delle tragedie come il Vajont o Seveso.
Il valore dell'autonomia come modello da applicare nelle calamità se da una parte ispira un sentimento positivo di orgoglio, proprio in vista della Giornata dell'Autonomia, dall'altro genera un sentimento di rammarico, perché proprio in questo preciso periodo storico, il modello delle autonomie regionali con il referendum rischia di essere cancellato e accentrato a livello romano.
La domanda allora è questa: perché di fronte all'evidenza provata del modello autonomista regionale in regioni come il Friuli, la Val D'Aosta e il Trentino, invece che essere applicato e ampliato a tutte le regione come prevedeva in origine il modello regionale oggi viene attaccato e smontato da una volontà nuovamente accentratrice?
Il fatto che regione come il Lazio o il Piemonte, dopo la riforma dell'articolo 21 sulle autonomie, siano naufragate nei debiti, non è ragione sufficiente per invocare il centralismo e smontare le più che collaudate autonomie esistenti come quella del Trentino. La volontà di limitare le autonomie speciali per il fallimento di quella siciliana, non può essere presa come riferimento per dire "Sì al referendum, sulla riforma della Costituzione Italiana, riportandoci ad un modello obsoleto del centralismo sostenuto per combattere la deriva comunista d'alcune regioni rosse del centro Italia negli anni Cinquanta. Non possiamo andare contro la storia con un'economica globale che mette sotto scacco proprio i modelli nazionalistici.
Questo sembrano dirci indicarci i drammi generati dal terremoto di Amatrice, che chiede al governo il modello friulano e trentino per risolvere rapidamente una emergenza drammatica, senza ripetere gli errori commessi con il terremoto dell'Aquila.
A questo è dovuto il rammarico che scaturisce in queste ore di confronto tra modelli delle autonomie regionali efficienti: pensare che il ritorno al neo-centralismo sia la soluzione ai problemi locali in uno stato come quello italiano che per la sua diversità tra nord, centro, sud, est e ovest e isole, necessità invece di un federalismo di tipo tedesco. La storia dell'unità d'Italia è estremamente simile a quella tedesca: due popoli frammentati da secoli dove le autonomie regionali erano la caratteristica predominante, al punto che uno storico inglese come Perry Anderson indicò l'Italia come il popolo dalle cento capitali.
L'avvicinarsi della Giornata dell'Autonomia trentina, coincidente con i drammi di Amatrice, suggeriscono proprio l'idea che la complessità di una società regionale come quella italiana, non potrò mai essere governata in modo efficiente da un governo centrale come prevedevano gli ambigui disegni politici negli anni settanta, e come oggi si vorrebbero riproporre con la revisione della Costituzione tramite il referendum. Un passo indietro per nascondere l'incapacità di farne uno in avanti verso le singole responsabilità, anche finanziarie e politiche, dei singoli governi autonomi regionali. Le forme dell'autonomia che verrà nel futuro, anche trentina, saranno comunque dettate più da eventi straordinari e dalle crisi, che dalle leggi molto spesso inapplicabili, dettate dalle lobby politiche.