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Il Blog di Marco Zulberti

La gabbia del dialetto. Anche in Trentino proposte di legge per inserire l'insegnamento del dialetto a scuola. Dal Blog di Marco Zulberti

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Dopo le proposte di legge in Veneto e in Lombardia, ora anche in Trentino si sente parlare di proposte di legge per inserire l'insegnamento del dialetto nella scuola obbligatoria trentina. I sostenitori fondano le proprie tesi nel salvataggio della cultura locale e nel recupero della memoria storica delle antiche parlate trentine che per la vastità del territorio provinciale, vanno da quelle di derivazione veneta a est e a sud, lombarda a ovest, tedesca e ladina a nord. Il modello è quello di creare enclavi linguistiche, chiuse su stesse, come quella Ladina, sfruttandone finanziamenti e autonomie didattiche che sono possibili grazie alla nostra Autonomia. Ma quella Ladina è una lingua, per quanto ormai sempre più declinata verso l'italiano da sembrare un dialetto trentino, mentre gli altri sono centinaia di dialetti diversi.
La domanda è questo: quanti tipi di testo e di professori dovremo formare per ripristinare la parlata della Rendena, che è diversa dalla parlata del Chiese, che è diversa dalla parlata dell'Alto Garda, che è diversa dal Solandro, dal Noneso, dal Fassano, dal Primiero? Quale autorità linguistica riconoscerebbe la presenza di un certo preciso lemma, in un dialetto o un altro? Il problema che a dover imparare tutte queste varianti dovrebbero essere i bambini, che nello stesso momento dovranno studiare sia l'italiano, che il tedesco che l'inglese.
Giustamente l'impareggiabile Elio Fox, che ha raccolto più di 20.000 lemmi dialettali ha intitolato la sua ricerca durata più di quarant'anni Vocabolario della parlata dialettale della Città di Trento e non della parlata "trentina" nel suo senso più allargato.
Ma se gli esperti raccolgono e fotografano il passato, questo però non vuol dire che il dialetto possa anche essere una base per il futuro, soprattutto nel campo formativo. Mentre nel passato i ragazzi trentini venivano spediti dalle valli in città a Trento a studiare l'italiano, il latino, il greco, il tedesco, sperando di avviarli a livelli professionali elevati oggi ci si illude che insegnando il dialetto a scuola si possa salvaguardare un passato che non c'è più, cancellato dalle relazioni globali che ogni giovane si vede costretto a conoscere per utilizzare i social media e internet.
Abbiamo, per decenni, esaltato l'azione di Dante Alighieri di aver traghettato il volgare a uscire dalla sudditanza del latino ed elevarsi a lingua, ed oggi questa ventata nostalgica sembra non osservare criticamente la necessità del contrario: la formazione scolastica trentina deve tornare a scoprire l'importanza di quelle che sono le sue lingue primarie come lo sono l'italiano e il tedesco. Il dialetto appare più un esercizio nostalgico che evoca mondi e modi di dire, che appartengono più all'empatia legata a quel sentirsi immersi nel proprio ambiente, nel proprio heimat, chiusi più su se stessi che aperti verso l'esterno di un mondo che invece viaggia a velocità della luce. Non possiamo dove aver privato del futuro i nostri figli, in questi decenni economicamente irrazionali, obbligarli a vivere anche nel nostro passato, imponendo lo studio di un dialetto che inoltre varia da Storo a Lodrone o che sono nello stesso comune ma dove uno usa il pronome "mi" e nell'altro "me". Quale forma sarà imposta? Quante nuove enclavi di Ladini nonesi, di Cimbri vallagarini, o di Engadini rendenesi vedremmo nascere?
Si continua a richiamare sulla differenza tra lo spirito di accoglienza dell'Alto Adige rispetto a quello più chiuso del Trentino e poi erigiamo nuovi castelli? Il fallimento degli esperimenti imposti dalla Lega in Lombardia e Veneto che hanno favorito l'arretramento nelle valli nella conoscenza dello stesso italiano, dovrebbero farci riflettere su queste proposte che rischiano di spingerci indietro nei secoli. Se oggi la montagna soffre cerchi di aprirsi e di farsi ascoltare più sui temi economici e fiscali, che non sono facilmente affrontabili con il dialetto.
Per cui se da una parte rimaniamo incantati ad ascoltare la poesia dialettale trentina, e il suo teatro, riscoprendo le antiche parlate dialettali, dall'altra parte dobbiamo renderci conto della nostalgia che questi evocano solo nei vecchi. E allora i corsi di dialetto li facciano i vecchi. Ma lasciamo liberi i giovani di studiare le lingue moderne che sono le uniche che permetteranno loro di riagganciare il Trentino-Alto Adige all'economia delle Alpi, svizzere, austriache e tedesche, che la circondano.

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