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Il Blog di Marco Zulberti

Passaporto? Sì, quello alpino. Dal Blog di Marco Zulberti

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L'editoriale domenicale del Direttore Alberto Faustini sulla questione del passaporto che l'Austria intende offrire ai soli residenti di lingua tedesca e ladina dell'Alto Adige, oltre che a introdurre a un serio problema tra nazioni che partecipano insieme all'Unione Europea, rischia di aprire una ferita anti-storica tra le due provincie di Trento e Bolzano, che sono insieme da più di mille anni, commettendo un macroscopico errore geografico nei confronti di tutte le popolazioni alpine. Si deve ricordare che da quando la nostra regione, il Trentino Alto Adige, è stata annessa cento anni fa al termine di una guerra sanguinosa nel Regno D'Italia, il destino di Riva del Garda, Rovereto, Trento, Bolzano, Merano, Bressanone e Brunico, è sempre rimasto comune, non per motivi linguistici ma per quelli amministrativi e legislativi. Nel 1920 il vecchio Giolitti e Salandra decisero che queste due provincie possedevano un sistema di norme e leggi molto più evoluto di quello del giovane regno italiano ed era necessario concedere loro una sorta di Autonomia. Lo ricordava molto bene Domenico Fedel nella sua storia dell'ASAR pubblicata nei primi anni ottanta.

L'unità tra Trento e Bolzano era riconosciuta su una base legislativa che si fondava proprio sul lunghissimo periodo che queste due città, e i loro due territori montani, erano state amministrate nello stesso modo e con le stesse leggi, al cui centro c'era la vita economica montana. Non c'entrava nulla il fattore linguistico e nazionalistico che nei primi anni venti aveva ancora da imporsi sia a Roma che a Vienna che a Berlino. Il governo italiano vedeva un tessuto di vita economica e riconosceva come le stesse leggi italiane avrebbero potuto indebolire un governo della montagna, che grazie all'amministrazione viennese, appariva invece alquanto evoluta in numerosi campi, dalla fiscalità (il famoso catasto teresiano) alla scuola, dalla previdenza alla gestione delle proprietà delle comunità (in Italia erano tutte del Demanio). Non v'era alcun motivo linguistico per dividersi ma di vita comune montana per stare insieme.

La nostra regione non aveva alcuna tentazione nazionalistica e il fattore comune della montagna univa tedeschi, trentini e ladini esattamente come accade in Svizzera tra tedeschi, italiani e romanci. Le radici alpine hanno il duro vivere sulla montagna come fattore comune e non il nazionalismo.

Se il primo governo italiano di fatto, lasciò il Trentino Alto Adige intatto e unito furono poi i nazionalismi di Roma e Vienna, a dividere le popolazioni sulla base di una silenziosa spartizione. Da una parte i tedeschi attirarono in Germania molti tirolesi e annettevano l'Austria, dall'altra Mussolini riempiva Bolzano d'investimenti nel campo industriale e viabilistico importando emigranti soprattutto veneti che si sono progressivamente integrati con la popolazione locale. Alto atesini di lingua tedesca e trentini di italiani ne erano le vittime silenziose. Di questa vicenda ne ha fatta una lucidissima cronaca Sebastiano Vassalli in un uno dei suoi ultimi libri dal titolo "Il confine".

Sono stati i due nazionalismi. il pangermanico da una parte e quello romano dall'altra che hanno continuato anche dopo il 1945 ad allontanare politicamente le due popolazioni che sono le vittime di classi politiche che le vogliono governare da lontano senza conoscere le radici di una convivenza secolare. Chi passasse a Innsbruck vada ad ammirare gli affreschi dell'Hofburg dove come immagine del sud Tirolo era il lago di Garda e i campi di grano tra Arco e Riva.

Sono i pangermanici tedeschi e i romani nazionalisti italiani che alimentano la divisione tra le nostre due province, complice una classe politica locale, a sua volta ignara della storia, che si scontra su temi come i simboli del fascismo o della segnaletica e la toponomastica. Il Trentino e l'Alto Adige devono prendere coscienza di queste due forze negative nazionaliste che le stanno dividendo, e cercare un nuovo terreno comune basato proprio sull'economia di montagna e tutti i suoi settori dai trasporti, all'energia, alla reintroduzione del tedesco anche in Trentino e perché no, aggiungendo sulla segnaletica Trient, sui consigli comunali trentini Rathaus, sulle farmacie Apotheke, und so weiter.

Lo scrivente, trentino che ha studiato a Bolzano, il cui cognome è stato nel tempo italianizzato cosa si deve sentire di fronte ad un così preoccupante silenzio degli storici locali? Un marrano? Quanti Trentini hanno in origine un ramo tedesco? Ecco perché il domenicale di Faustini non deve cadere nell'indifferenza generale.

Questo si deve scrivere a Sebastian Kurz e al suo governo. Smettiamola di dividere queste due popolazioni e a lasciamo che riscoprano quel terreno comune rappresentato non dal passaporto nazionalistico ma solo da un ben più simbolico passaporto alpino.