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Notizie val Rendena

Biodigestore, una folla enorme a Carisolo. Molti i dubbi sul progetto e posizioni contrapposte. Il sindaco Povinelli: Porta un miglioramento ambientale. Alcuni ospiti: Vendiamo casa se andate avanti con il biogas

carisolo biodigestore

Una folla mai vista a Carisolo. Una partecipazione che è andata aldilà di tutte le aspettative, anche di quella del committente del nuovo Auditorium, destinato ad ospitare i grandi eventi e le riunioni del paese ma incapace di contenere la voglia di sapere dei molti cittadini accalcati nelle due sale a disposizione.
Un segno tangibile di quanto la gente sia stata colpita dal tema trattato. Poche le certezze emerse dalla serata: l'argomento Biodigestore interessa alla popolazione, il biodigestore fa paura. Tanto da mobilitare oltre 500 persone che sono rimaste nelle sale dalle 20.30 fino ad oltre mezzanotte.
Quattro ore nelle quali c'è stato spazio per tutto: per le relazioni dei tecnici provinciali, per l'arringa del Sindaco Arturo Povinelli, per le accuse dei cittadini contrari all'opera, per la difesa d'ufficio del progettista, per la contrarietà di alcuni turisti, per la testimonianza del Sindaco di Comano Terme Zambotti, per i ricordi di Dario Polli del progetto del BioHotel cassato, per la voglia di capire, per l'incapacità di capire, per le nozioni tecniche, per le note scientifiche. Per gli abbagli, presunti o tali, del Dirigente Claudio Ferrari. Per le sparate e per le puntualizzazioni. Per la rabbia e per i rancori. Per gli interventi del Presidente dell'Apt Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena e del Parco Naturale Adamello Brenta. Per quelli schierati in prima linea e per i Ponzio Pilato.

Tutti hanno avuto la possibilità di dire la propria idea.
«Crediamo che quest'opera porti un miglioramento. Abbiamo cercato di dare risposta ad una situazione che abbiamo ereditato a cui nessuno aveva saputo porre rimedio. È evidente che il biodigestore non costituisce alcun pericolo da un punto di vista sanitario per la popolazione». Questa la linea a sommi capi dell'intervento del Sindaco Povinelli ad avvallo di una gestione del letame che «porta un miglioramento ambientale».

Di tutt'altro avviso un gruppo nutrito di cittadini che ha espresso in modo netto e chiaro la propria contrarietà, forte delle 200 firme raccolte tra i cittadini di Carisolo in quattro giorni e delle 1000 firme raccolte online con la petizione No biogas. Innumerevoli i dubbi sollevati e le domande proposte scandite da applausi da stadio che l'amministrazione, con l'aiuto di Caudio Fabbri del centro Ricerche produzioni animali Spa di Reggio Emilia, della dott. ssa Silvia Silvestri della fondazione Edmunch Mach, dell'ingegner Marco Sarteur progettista dell'impianto in questione, ha cercato di fugare. Interminabili le osservazioni puntuali e tecniche su digestato, batteri anaerobici, clostridi, normative, regolamenti, botulismo, kw, ... 

È emersa la difficoltà di riuscire a mettere tutti d'accordo su una questione delicata e che presume conoscenze tecniche non indifferenti. 

Quello che invece è stato chiaro a tutti e di facilissima comprensione è come l'idea del biodigestore spaventi alcuni ospiti della Val Rendena, pronti a lasciarla se si portasse avanti il progetto del biodigestore, visto come uno squallore, ammesso nella pianura padana, ma per niente tollerato in un contesto di  un ambiente salubre e incontaminato come quello proposto dalla Val Rendena: «Vendo la casa se fanno il biogas»; «Noi non veniamo più a Carisolo»; «Il benessere lo abbiamo portato noi... ma facciamo presto anche a toglierlo». Sono solo alcune delle minacce paventate in aula.

In questa direzione anche l'intervento di Adriano Alimonta che molto garbatamente ma senza possibilità di fraintendimento ha invitato il Sindaco a valutare bene il da farsi: «Non dobbiamo trascurare le perplessità e i timori espressi dai nostri ospiti sulla realizzazione di questo impianto. Non miniamo il nostro territorio con delle cose che forse non sono così importanti».
Anche Alimonta quindi invita a tener conto del sentimento di contrarietà al progetto diffuso tra gli ospiti che frequentano la val Rendena e che la scelgono, a detta loro, anche perché «non ha quei mostri che ci ritroviamo in città ed in pianura».

Si scopre cioè che nell'immaginario collettivo, a torto o a ragione, l'idea del biodigestore ha ben poco di bio ed è collegato a qualcosa di nefasto e che sembra cozzare con l'idea di un territori ospitale. Un sentimento che non può essere trascurato. Forse perché si accompagna al modello di sviluppo delle grandi stalle e delle grandi produzioni che non è visto di buon occhio in val Rendena.

Sicuramente per questo la platea non ha gradito l'intervento del Sindaco di Comano Terme, invitato a parlare e "ambassador" in val Rendena del "brand biodigestore". Ma come poteva essere altrimenti. Un'esperienza quella ripercorsa da Zambotti nata da una scelta con poche luci e molte ombre, come quella di provare a produrre nel Bleggio e nel Lomaso con i modelli della pianura padana,.. pensando di poter produrre mozzarella e competere sul mercato italiano. La testimonianza di  Zambotti si è quindi scontrata contro il muro che sembra si sia alzato in val Rendena contro allevamenti agricoli intensivi non compatibili con il territorio e che sembrano portare più danni che benefici.

«In tutto questo dove sta la pubblica utilità necessaria per richiedere una deroga» sbotta un ingegnere lombardo con casa a Carisolo. «Qui si sta portando avanti l'interesse di un privato a scapito del bene della collettività» gli fa eco un altro intervenuto. 

«Carisolo non lo vuole il biodigestore». È la voce frequente che si leva dalla platea, e forse a giudicare dagli applausi che scandiscono le domande fatte dai ragazzi in rappresentanza dei cittadini contrari, la maggioranza della gente sembra non apprezzare il progetto. Un progetto che verrà ridiscusso in altre serate dove saranno invitati anche altri relatori e tecnici che si sono dichiarati contrari al progetto del biodigestore.