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Notizie val Rendena

VIGO RENDENA. Il Tar condanna il Comune a demolire e a pagare per l'"abuso edilizio" del sindaco: un piccolo manufatto, che non rispetta il progetto approvato


il manufatto irregolare a vigo Rendena

Con sentenza definitiva, depositata lo scorso 22 maggio, il TAR di Trento ha accolto il ricorso di Luca Scarazzini col quale esigeva l'annullamento delle concessione edilizia in sanatoria rilasciata a Ezio Loranzi (sindaco del paese) ed a Marzia, Loris ed Eddy Loranzi per aver realizzato un manufatto in calcestruzzo in difformità dall'autorizzazione ottenuta dal Comune di Vigo Rendena. Costoro avevano sopraelevato il muro di confine fino a m 2,65 anziché portarlo da 1 metro a 1,70 come da progetto approvato, e vi avevano ricavato un deposito garage agricolo. Compiuto l'abuso, avevano chiesto al comune la concessione di una sanatoria per regolarizzare la costruzione. Che ottennero col parere unanime della commissione edilizia comunale, una commissione prestigiosa formata da tecnici autorevoli quali l'ingegner Massimo Dalbon, l'architetta Alessandra Sordo, il dottor Stefani, vicesegretario del comune di Tione, il geometra Paletti e il segretario comunale di Vigo.

A firmare il documento era stata la vicesindaco Maura Gasperi, non potendo ovviamente il sindaco rilasciarla a se stesso. Il fatto è che tale struttura andava a ledere i diritti dello Scarazzini. Costui, se avesse inteso ampliare la sua casa di abitazione, per via del nuovo manufatto si sarebbe visto costretto ad osservare una distanza di 10 metri dal confine – prevista tra edificio ed edificio - anziché dei 5 metri canonici.

il sindaco Ezio Loranzi

Non gli rimaneva che impugnare la sanatoria al TAR e chiederne l'annullamento. "Oggi – spiega sconsolato – per difendere un diritto, per sacrosanto che sia, occorre tirar fuori denaro, e tanto. Ricorrere al TAR costa, e chi non potesse permetterselo è costretto a subire. La giustizia non è per tutti, ma solo per i ricchi o per chi si accolla sacrifici. Avvilente poi è dover ricorrere contro il tuo Comune, l'ente che dovrebbe difendere i diritti dei suoi cittadini e garantire a tutti un equo trattamento". Il Comune per difendere il suo provvedimento nomina e si fa rappresentare dall'avv. Flavio Maria Bonazza; e intanto si cerca anche di mediare fra le parti.

Si raggiunge un accordo, protocollato e sottofirmato dalla vicesindaco, dal Loranzi e dallo Scarazzini, dove quest'ultimo si impegnava a ritirare il ricorso e il Loranzi a demolire il manufatto e a rifondergli il costo delle spese legali. Ma l'accordo viene disatteso. In municipio la maggioranza decide di proseguire l'iter giudiziario, con la minoranza molto critica sulla questione. Il Comune, per rafforzare la propria posizione chiede un nuovo parere alla Commissione Edilizia, che si esprime ancora una volta a favore. Il TAR invece ha accolto l'impugnazione dello Scarazzini ed ha annullato il provvedimento di sanatoria. Ha deciso la compensa tra le parti delle spese di giudizio e che la sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. In pratica il Comune dovrà emettere un'ordinanza di demolizione dell'opera realizzata abusivamente.