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    Martedì, 03 Luglio 2018 22:58
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    Venerdì, 22 Giugno 2018 23:10
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    Martedì, 12 Giugno 2018 00:30

Pnab. Entro volentieri nella querelle sollevata da Silvio Bartolomei... La lettera di Corrado Ceschinelli

Pnab. Entro volentieri nella querelle sollevata da Silvio Bartolomei La lettera di Corrado Ceschinelli

DA UNA DICHIARAZIONE DI SILVIO BARTOLOMEI (ex Direttore del Parco Naturale Adamello Brenta): ".... PREMESSO CHE agli amministratori trentini farebbe bene praticare del coaching, ovviamente con qualcuno del luogo, come per esempio Corrado Ceschinelli, e non certo "con un Talian che non capisse un c....lo"....

Entro volentieri nella querelle sollevata da Silvio Bartolomei, un po' per essere stato menzionato e un po' perché ne approfitto per raccontare di una mia vicenda legata al PNAB, un progetto che mi è molto caro, e che nel suo epilogo (se di epilogo si può parlare) ci sono sicuramente dei comportamenti che danno ragione ad alcune osservazioni fatte da Bartolomei. Certo che la sua boutade, nonostante personalmente ne capisco il senso e l'intenzione, messa li così, dice poco e dice male (prova ne è che molti non ne hanno capito il senso). E allora vediamo di chiarire.
La mia vicenda comincia quando propongo all'allora gestione Caola/Zoanetti l'ipotesi, certo coraggiosa, di BEEPIC (EPIC per: Educazione – Partecipazione – Innovazione – Cambiamento). Un progetto per rilanciare il PNAB ed essere il primo Parco al mondo ad occuparsi dell'uomo. Per contribuire ad una nuova cultura del vivere e del fare comunità. Una dichiarazione di intenti e di azioni concrete per trasformare il territorio in una "palestra", in un "laboratorio" per la qualità della vita, per una nuova educazione, un esempio per il mondo intero. Questo progetto, per la verità anche già molto articolato nei propositi e nelle attività, avrebbe attraversato 4 ambiti: Turismo, Scuola, Sanità e l'intera Economia locale con benefici inimmaginabili. Soprattutto avrebbe creato un fermento e un interesse senza precedenti (cosa che andavamo verificando costantemente), che sarebbe stato di grande soddisfazione per tutti quanti.
Per chi non mi conosce e non cede alla tentazione dei pregiudizi devo dire che questo è il mio campo di interesse e di competenza e devo aggiungere anche di avere piena consapevolezza delle difficoltà delle persone a capire progetti di questa portata e innovazione. Con la venuta di Joseph Masè e soprattutto di Silvio Bartolomei occupandosi, come me, di coaching (percorsi di crescita e di valorizzazione delle risorse – ecco le ragioni dell'allusione al sottoscritto) ho veramente creduto alla felice ipotesi che si fossero create le condizioni, minime indispensabili, per avviare questo progetto e cominciare questa avventura. A Silvio non ho mai taciuto, cosa che lui stesso mi pare abbia ammesso con la doverosa umiltà, che mi sarei aspettato più coerenza e capacita negoziale ma capisco anche le difficoltà in cui si sia trovato.
Sono comunque certo che insieme avremmo fatto la differenza a partire dal lavoro "interno" che occorreva fare per creare la giusta consapevolezza e il necessario coinvolgimento. Lavoro poi che si sarebbe dovuto fare con tutto il resto della comunità. Le cose sono andate come sono andate e sono ancora in attesa, dopo l'ultimo incontro con il Presidente, di una ben che minima risposta; come a dire, nemmeno "due righe", quelle della più elementare forma di cortesia, nonostante quanto, i miei collaboratori ed io, ci siamo prodigati e spesi per questo progetto.
Su tutto il resto del contenzioso non entro perché non conosco i termini della questione ma se faccio anche solo delle equazioni congiuntive mi rendo conto che la maturità e la consapevolezza di cui ci sarebbe bisogno, ha da venire. Però, quando sei dentro le situazioni, le difficoltà non sono e non possono essere un deterrente e nemmeno pretesto per agire sullo stesso piano di chi le crea, soprattutto se si ha un ruolo e un'intenzione trasformativa. Non solo sono da contemplare ma occorre anche fare di tutto per aiutare gli altri a superare i loro stessi limiti. E questo Silvio lo sa o quantomeno lo dovrebbe sapere."
Corrado Ceschinelli