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Primo piano: quarto mandato di Diego Schelfi in Federazione delle Cooperative

Giuseppe Ciaghi: «Presidente Schelfi, non accetti il quarto mandato. Oltre che smentirsi, infliggerebbe un vulnus gravissimo a tutto il movimento cooperativo...»

diego schelfi presidente federazione cooperative trentine

Circa l'atteggiamento di attesa degli eventi da parte di Schelfi che non si pronuncia sull'ipotesi di un suo quarto mandato alla presidenza della Federazione trentina delle cooperative, si manifesta l'esigenza, condivisa da tantissimi cooperatori con i quali ho contatti quotidiani, di un chiarimento che sgomberi il campo da supposizioni e malintesi favoriti anche dall'atteggiamento dell'entourage politico amministrativo che circonda il presidente e che spinge per la sua ricandidatura nonostante la sua riluttanza, in vista di soluzioni che riguardano loro più che lui.

Sono stato in Federazione per 9 anni, i tre mandati canonici, dove ho conosciuto l'ingegner Schelfi. Con lui mi sono battuto per il limite dei tre mandati così da favorire il ricambio degli amministratori, tanto che promossi le modifiche dello statuto della mia Famiglia cooperativa in quella direzione. Rispettai i tre mandati in tutti gli incarichi affidatimi, presso la Famiglia cooperativa di Pinzolo, al Sait e a Federconsumo.

Personalmente sono certo che li rispetterà anche lui. Posso testimoniare che ha sempre mantenuto la parola data, specie in circostanze che avrebbero potuto scalfirne l'immagine sul piano dell'etica. E qui ricordo quando in nome della trasparenza promise di lasciare incarichi tipo la presidenza dell'Isa e di altri Istituti qualora fosse stato nominato presidente della Federazione.

Impegno che onorò, nonostante talune diffidenze espresse anche allora proprio come oggi sul suo conto. Qualche mese fa ha dichiarato in sala e con grande chiarezza che le eventuali modifiche allo Statuto della cooperazione non sarebbero state per lui. Schelfi è uomo di parola (oltre che di azione!). Accettasse un quarto mandato, oltre che smentirsi, infliggerebbe un vulnus gravissimo a tutto il movimento cooperativo, ai princìpi cui esso si ispira, alla democrazia di cui ci si vanta portatori. Oltre che ferire gli stessi cooperatori nel loro amor proprio. Sono più di centomila, cinquemila dei quali con esperienze direttive. Non si vorrà far credere che fra costoro non si trovino persone in grado di assumersi la responsabilità di guidare da domani la Federazione. Anche perché questa dispone di un apparato ormai consolidato, oltre che di consiglieri e di strutture organizzate a garanzia della continuità.