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Primo piano: quarto mandato di Diego Schelfi in Federazione delle Cooperative

L'auto-mutuo-aiuto di Dellai e Schelfi*

Diego Schelfi. Un filo che si chiama "perpetuazione di se stessi". Una strategia di auto-mutuo-aiuto non dichiarata che nelle settimane scorse ha portato Dellai a tessere le lodi dell'amico Schelfi proprio mentre le Cooperative di base stavano decidendo se chiedere a Diego di rimanere. Il quale Diego, puntuale, martedì ha ricambiato il favore rendendo esplicita la posizione sua e forse pure del movimento che egli rappresenta: "Ben venga un Lorenzo IV". Ora, il punto è questo: non sarebbe ora di fare un po' di chiarezza su ciò che i due presidenti intendono fare da grandi?

Entrambi si offrono ai ripetuti e adulanti richiami di chi li invita ad andare avanti nonostante i tempi regolamentari dei rispettivi mandati siano in scadenza, ripetendo un mantra buono per tutte le stagioni: "Il mio destino? E' nelle mani della Cooperazione" - spiega un (finto) rassegnato Diego Schelfi. "Fare il presidente della Provincia? La cosa più bella al mondo, ma non tocca a me decidere per un altro mandato" dichiara sibillino Dellai. E le regole? Quelle si possono sempre adattare alle circostanze. Le regole, appunto. Un'autonomia matura e moderna avrebbe l'obbligo di dare il buon esempio su un punto così importante come quello del rispetto delle regole, tanto più in un paese sgangherato e pieno di eccezioni come il nostro. Di fronte all'opinione diffusa che questa nostra Provincia è la patria del privilegio e dell'autoconservazione del potere, sentire dai massimi rappresentanti di questo potere - quali sono in ambiti diversi Dellai e Schelfi - una parola chiara sul loro futuro prossimo rappresenterebbe un segnale di modernità e di profondo rispetto, appunto, di quelle regole scritte e condivise che sono il cuore di un sistema politico-amministrativo che si vanta (a volte a sproposito) della propria efficienza.

Lasciare i puntini di sospensione su un argomento tanto delicato come il ricambio alla guida della Provincia e della Cooperazione (dove Schelfi ha di fatto già avviato le pratiche per una deroga ai tre mandati) contribuisce invece ad alimentare le ipotesi, i giochi di potere, quel teatrino della politica che la gente non comprende. "Perché si parla ancora di Dellai presidente nel 2013 se la legge non lo prevede?" - mi ha chiesto l'altro giorno un amico che vive all'estero. "Basta cambiare la legge elettorale" - gli ho risposto candidamente. "Ah, un cambio su misura" - ha chiosato lui, sorridendo amaro.

Ecco, per evitare mesi di illazioni e ipocrite prese di posizione, appelli seguiti da smentite di facciata Dellai e Schelfi dovrebbero dare a noi cittadini un segnale di grande responsabilità: dichiarare pubblicamente la propria "indisponibilità" a proseguire nei rispettivi mandati, a dispetto delle sirene adulanti e delle difficili contingenze del momento (sem*ibile, forse non più per Schelfi che ha già messo in moto e lanciato ad alta velocità la macchina della quarta rielezione. Sarebbe un passo difficile, certo, soprattutto per chi ha dato l'anima per far crescere e sviluppare questa nostra autonomia. Ma finalmente un segnale di chiarezza che eviterebbe di far sintonizzare i canali del dibattito pubblico su una telenovela degna di altre latitudini.

*Luca Petermaier, da il Trentino di giovedì 8 marzo